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martedì, 16 Giugno 2026
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In corso a Sassuolo il piano di manutenzione stradale e messa in sicurezza della rete fognaria

In corso a Sassuolo il piano di manutenzione stradale e messa in sicurezza della rete fognaria
via Mozambano

“Stiamo intervenendo in modo diffuso sul territorio comunale per rispondere sia alle criticità della rete viaria sia, in collaborazione con Hera alla messa in sicurezza delle infrastrutture idriche e fognarie, pianificando i lavori per ridurre i disagi e prevenire i rischi di sesto idraulico”. Con queste parole il Sindaco di Sassuolo Matteo Mesini illustra una serie di cantieri attivati in questi giorni, alcuni dei quali avranno una durata di diverse settimane.

Gli interventi coordinati dalla squadra operai e dalle ditte incaricate stanno interessando diverse zone del comparto urbano, con un’alternanza tra manutenzioni superficiali e rifacimenti strutturali nel sottosuolo.

Sul fronte della viabilità e della sicurezza stradale, si sono conclusi due interventi prioritari. In via Monzambano è terminata la sostituzione completa delle caditoie.

“L’operazione – chiarisce l’Assessore ai Lavori Pubblici Maria Raffaella Pennacchia –  si è resa necessaria per garantire il corretto deflusso delle acque, tutelando l’incolumità di pedoni e automobilisti e prevenendo potenziali allagamenti delle abitazioni limitrofe in caso di forti piogge”.

Sempre per garantire una maggiore sicurezza nel caso di piogge abbondanti, sono in corso di realizzazione due “bocche di lupo” per la raccolta acque in viale XX Settembre intersezione via Mazzini senza, però, interrompere il normale transito dei veicoli.

via Gorizia

Parallelamente, è stata ultimata la realizzazione di un piano rialzato all’intersezione tra via Gorizia e via Fanti. L’opera punta a moderare la velocità dei veicoli in un punto snodo, agevolando l’accesso in sicurezza al parco Tassi.

I cantieri più complessi riguardano il rifacimento dei sottoservizi, condizionati da alcuni crolli strutturali delle vecchie condotte:

Via Pista: I lavori sono iniziati in prossimità del civico 42 in direzione via Ancora.

Data l’entità dello scavo, si sta procedendo in parallelo con l’interramento della nuova rete idrica. La stima temporale prevede 4 settimane per il completamento della fognatura, fissato indicativamente per il 12 giugno, e ulteriori 3 settimane per la conclusione dell’acquedotto, che richiederà interventi localizzati per lo spostamento degli allacci. Il termine complessivo è stimato per il 3 luglio.

Via Rometta: Partito dall’incrocio con via Paganini, il cantiere ha raggiunto via Vivaldi e sta avanzando verso via Cimarosa. Il completamento di questa tratta è previsto tra il 22 e il 25 maggio. In seguito, le operazioni si sposteranno verso valle per sanare altri crolli della rete. La conclusione definitiva del cantiere di via Rometta è stimata per il 5 giugno.

Proseguono inoltre i lavori ordinari di ripristino del manto stradale: la squadra operai è attiva nel nucleo urbano per la chiusura delle buche localizzate, utilizzando un nuovo formulato di asfalto a freddo.

“Stiamo gradatamente dando risposta alle segnalazioni – commenta ancora il Sindaco – investendo su un nuovo tipo di asfalto a freddo che garantisce una tenuta maggiore. Un prodotto studiato e realizzato appositamente per gli interventi rapidi di manutenzione delle pavimentazioni stradali, lavorabile a temperatura ambiente, pronto all’uso per riempimento di buche anche nelle più severe condizioni meteo sfavorevoli e che garantisce la rapida presa sul fondo evitando l’adesione alle gomme dei veicoli in transito”.

 

 

Biomedicale in E-R, CDM presenta i dati a Mirandola: oltre 14.500 occupati e 131 milioni investiti in ricerca

Sono 512 le imprese del settore dei dispositivi medici con sede in Emilia-Romagna, per un totale di oltre 14.500 occupati e oltre 131 milioni di euro investiti in ricerca e innovazione. Un ecosistema industriale ad alta intensità tecnologica, dove oltre la metà degli addetti possiede un titolo universitario o post-universitario e il 9% degli occupati è impiegato in attività di ricerca e innovazione.

Numeri che confermano il ruolo strategico dell’Emilia-Romagna e del distretto biomedicale di Mirandola come il principale polo europeo del settore, capace di coniugare manifattura avanzata, innovazione, competenze e integrazione tra imprese, ricerca e territorio. I dati, elaborati dal Centro Studi di Confindustria Dispositivi Medici, sono stati illustrati oggi nel corso dell’evento “Emilia-Romagna motore d’innovazione. Futuro e competitività del distretto biomedicale”, promosso da Confindustria Dispositivi Medici, in collaborazione con Confindustria Emilia-Romagna e Confindustria Emilia Area Centro presso l’Auditorium Rita Levi Montalcini di Mirandola.

L’incontro si è svolto nel giorno dell’anniversario del sisma del 2012, una ricorrenza dal forte valore simbolico per il territorio e per un distretto che negli anni ha saputo trasformare la resilienza in capacità di rilancio e sviluppo. Al centro del confronto le grandi trasformazioni che stanno attraversando la sanità e l’industria dei dispositivi medici in Italia e nello specifico sul territorio: digitalizzazione, intelligenza artificiale, nuove tecnologie, sostenibilità delle filiere, attrazione dei talenti e infrastrutture per la competitività.

Nel corso dell’iniziativa è stato ribadito il valore strategico del distretto biomedicale di Mirandola come ecosistema integrato capace di coniugare innovazione, manifattura avanzata e competenze altamente qualificate, rafforzando il posizionamento dell’Emilia-Romagna nel panorama europeo della salute e delle tecnologie medicali.

“Il distretto biomedicale di Mirandola – hanno affermato il Presidente della Regione Michele de Pascale e il Vicepresidente Vincenzo Colla rappresenta una delle eccellenze industriali e tecnologiche più importanti del nostro Paese, capace di coniugare innovazione, competenze e qualità produttiva. Il 20 maggio è una data che richiama una ferita profonda per questo territorio, ma anche la straordinaria capacità di reagire e ripartire dimostrata da imprese, lavoratori e comunità locali dopo il sisma. Per questo, aver scelto proprio questa giornata per riflettere sul futuro del distretto vuol dire riconoscere la forza di un ecosistema unico che, grazie alla capacità di tenere in relazione imprese, università, tecnopolo, laboratori, si è imposto come punto di riferimento a livello internazionale. Guardare in prospettiva significa parlare di ricerca, attrazione di talenti, investimenti sulla sostenibilità, di filiere strategiche per la salute dei cittadini. Un patrimonio economico, scientifico e sociale per tutta l’Emilia-Romagna e per l’Italia, che incarna il modello con cui vogliamo continuare a distinguerci nel mondo e che vogliamo continuare a sostenere”.

“Il distretto biomedicale di Mirandola rappresenta una delle espressioni più avanzate della capacità industriale italiana: un territorio che ha saputo costruire nel tempo una filiera altamente specializzata, competitiva sui mercati internazionali e capace di generare innovazione, occupazione qualificata e valore per il sistema salute. Oggi, in uno scenario globale segnato da profonde trasformazioni tecnologiche e geopolitiche, il biomedicale è chiamato ad affrontare sfide decisive legate alla competitività industriale, all’autonomia strategica europea, alla resilienza delle filiere e alla capacità di attrarre competenze e investimenti. Per questo Mirandola non è soltanto un’eccellenza territoriale, ma un asset strategico nazionale ed europeo da valorizzare e rafforzare attraverso politiche industriali, innovazione e collaborazione tra imprese, istituzioni e mondo della ricerca”, ha dichiarato Fabio Faltoni, Presidente di Confindustria Dispositivi Medici.

“Il distretto di Mirandola è un hub tecnologico globale, terzo polo biomedicale al mondo e vero “cuore manifatturiero d’Europa”. Con un tasso di innovazione del 41,7%, quasi triplo rispetto alla media nazionale, le nostre imprese non si limitano a produrre, ma generano valore reale e soluzioni d’avanguardia per la salute. La nostra forza risiede nella capacità di fare rete e in una proiezione internazionale che vede oltre la metà delle nostre associate esportare con successo. Per restare il motore d’innovazione del Paese, dobbiamo ora puntare tutto sul capitale umano e sulla sostenibilità, trasformando le sfide globali in nuove opportunità di crescita, per questo bisogna investire nell’alta formazione e colmare i gap strutturali su mobilità ed energia. È necessario quindi che le istituzioni a livello nazionale credano in questo distretto quanto ci credono gli investitori esteri, collaborando con noi per snellire la burocrazia e potenziare i servizi. Solo così il “motore” emiliano potrà continuare a guidare la competitività del Paese”, ha dichiarato Marco Fantoni, Presidente della Filiera Salute di Confindustria Emilia area Centro.

“Essere qui, a quattordici anni di distanza dal terremoto del 2012, ha un valore simbolico ulteriore, perché il distretto biomedicale di Mirandola continua a dimostrare la propria capacità di produrre, innovare e guardare al futuro con determinazione. Questo appuntamento rappresenta un’occasione importante per valorizzare e riportare la giusta attenzione su una realtà di eccellenza, riconosciuta a livello mondiale. Realtà che garantisce al Paese una produzione strategica e che deve poter contare sulla piena collaborazione tra imprese, istituzioni, università e centri di ricerca per continuare a generare valore, occupazione qualificata e sviluppo”, ha affermato Letizia Budri, Sindaco di Mirandola.

“Negli ultimi quattro anni, durante il mio mandato alla guida di Confindustria Emilia-Romagna – ha dichiarato la Presidente di Confindustria regionale Annalisa Sassi concludendo l’incontro – le nostre imprese hanno dimostrato una capacità straordinaria. Hanno gestito la crisi energetica, ricostruito dopo l’alluvione, navigato l’inflazione, iniziato a integrare l’intelligenza artificiale, ripensato le supply chain.  Oggi l’unica variabile certa è l’instabilità: per questo è fondamentale garantire condizioni che favoriscano davvero gli investimenti e la crescita, liberare energie, valorizzare il potenziale delle nostre aziende e dei nostri lavoratori. Occorrono politiche più incisive a tutti i livelli per l’attrattività, lo sviluppo e la competitività del territorio”.

“L’intelligenza artificiale è già una realtà diffusa: il 77% dei lavoratori ha avuto un’esperienza diretta con queste tecnologie. Oggi però il tema non è più adottarla, ma trasformarla in valore concreto su ricavi, costi e qualità. In Emilia-Romagna, e nel distretto biomedicale, la sfida è passare dalla sperimentazione all’integrazione nei processi produttivi, per rafforzare un vantaggio competitivo già distintivo. La vera differenza la faranno quelle imprese capaci di tradurre l’AI in applicazioni industriali concrete, dentro la filiera e nei processi core”, ha affermato Gianluca Focaccia, Partner EY, Responsabile ufficio di Bologna e dell’Emilia-Romagna.

L’incontro ha visto la partecipazione, tra gli altri, della Vice Capo di Gabinetto del Ministero delle Imprese e del Made in Italy Elena Lorenzini, il cui intervento ha concluso i lavori.

Nel corso delle tre tavole rotonde sono stati approfonditi i temi dell’innovazione e dell’ecosistema tecnologico, del capitale umano e delle competenze, oltre al nodo strategico delle infrastrutture e della connettività tra i distretti produttivi, elementi considerati centrali per rafforzare la leadership del biomedicale emiliano-romagnolo nel panorama europeo.

Sabato a Maranello inaugura la nuova sede della Polizia locale

Sabato a Maranello inaugura la nuova sede della Polizia localeSabato 23 maggio alle ore 10 è in programma l’inaugurazione della nuova sede della Polizia Locale di Maranello, collocata in Via Vittorio Veneto 7 al piano terra della sede degli uffici tecnici comunali (ingresso da Piazzetta Nelson Mandela).

Dopo il trasloco dai vecchi locali del Municipio, il Corpo della Polizia Locale maranellese è operativo da alcuni giorni nella nuova sede, che verrà inaugurata ufficialmente sabato 23. Previsti, prima del taglio del nastro, gli interventi del Sindaco Luigi Zironi, dell’Assessora alla Sicurezza Elisabetta Marsigliante e della Responsabile della Polizia Locale Elisa Ceresola. A seguire, la benedizione dei locali e un rinfresco per i partecipanti. Nella nuova sede trova ora una collocazione più funzionale il personale del corpo maranellese della PL, composto da nove agenti, due ispettori e due istruttori amministrativi. Nei locali, completamente riqualificati, sono presenti, oltre agli uffici per il personale e per il comandante, un front office collegato con gli uffici degli ispettori e una sala di controllo del sistema di videocamere di sorveglianza, spazio operativo che consente agli agenti di monitorare quanto avviene sul territorio cittadino, grazie alla rete di “occhi elettronici” la cui dotazione è stata recentemente ampliata e che potrà continuare ad essere integrata.

Completamente rinnovata anche l’infrastruttura digitale a supporto del lavoro del personale, con una nuova sala dedicata per il centro elaborazione dati. Complessivamente, i lavori di riqualificazione hanno restituito ambienti più confortevoli, spaziosi e luminosi sia per il lavoro degli operatori che per i cittadini. Anche la posizione della nuova sede è strategica: collocata nel centro cittadino, e con un parcheggio dedicato per i mezzi, permette agli agenti di intervenire in modo pronto ed efficace sul territorio cittadino.

Il vicepresidente della Regione Vincenzo Colla ha ricevuto a Bologna l’ambasciatore di Svizzera in Italia, Roberto Balzaretti

Il vicepresidente della Regione Vincenzo Colla ha ricevuto a Bologna l’ambasciatore di Svizzera in Italia, Roberto BalzarettiDai progetti sull’aerospazio agli incontri con rappresentanti delle istituzioni e del mondo di ricerca, imprese e università. Spazia fra questi temi il progetto “In Cammino con la Svizzera” al centro dell’incontro in Regione tra il vicepresidente, Vincenzo Colla, e l’ambasciatore di Svizzera in Italia, Roberto Balzaretti, accompagnato dal console generale di Svizzera a Milano, Stefano Lazzarotto.

Il progetto, realizzato dall’Ambasciata di Svizzera in Italia con la collaborazione del Consolato generale di Svizzera a Milano, porterà l’ambasciatore Roberto Balzaretti nelle regioni italiane per iniziative su innovazione, sostenibilità e rapporti con l’Europa.

Nel corso del confronto in Regione sono stati affrontati i principali ambiti di interesse comune, in particolare nel settore dell’aerospazio e della ricerca, anche nel quadro di ulteriori rapporti di collaborazione con imprese, centri di ricerca, università e organismi di supporto all’innovazione attivi nel settore spaziale e aeronautico in Svizzera.

Con l’obiettivo, ha ricordato il vicepresidente, di promuovere la filiera regionale dell’aerospazio e dell’innovazione dell’Emilia-Romagna presso qualificati stakeholder svizzeri, valorizzando competenze, tecnologie e capacità industriali.

Oltre all’incontro con il vicepresidente, l’ambasciatore si è recato in visita presso il Tecnopolo DAMA, e ha avuto colloqui con l’università di Bologna e con rappresentanti del consorzio Anser dedicato all’aerospazio e promosso dalla Regione.

Previsioni meteo Emilia Romagna, giovedì 21 maggio 2026

Previsioni meteo Emilia Romagna, giovedì 21 maggio 2026Cielo sereno o poco nuvoloso con addensamenti ad evoluzione diurna sui rilievi. Temperature minime stazionarie comprese tra 12 e 15 gradi; valori massimi in aumento compresi tra 23 e 28 gradi. Venti deboli orientali. Mare quasi calmo.

(Arpae)

Riordino territoriale, Zanni: “dalle Province dell’Emilia-Romagna un segnale importante anche al legislatore nazionale: serve una riforma definitiva”

Riordino territoriale, Zanni: “dalle Province dell’Emilia-Romagna un segnale importante anche al legislatore nazionale: serve una riforma definitiva”Dopo la tappa modenese della mattina, è proseguito nel pomeriggio di martedì 19 maggio, al Tecnopolo di Reggio Emilia, il percorso di confronto promosso dalla Regione Emilia-Romagna sul riordino territoriale, con il coinvolgimento delle Province, dei Comuni, delle Unioni e dei rappresentanti economici, sociali e istituzionali del territorio.

All’incontro ha preso parte anche il presidente di UPI Emilia-Romagna e presidente della Provincia di Reggio Emilia, Giorgio Zanni, che ha sottolineato il valore del percorso avviato insieme alla Regione, richiamando però la necessità di collocarlo dentro una prospettiva nazionale.

“Si riordina ciò che è in disordine – ha dichiarato Zanni – e dopo oltre dieci anni dalla legge 56 del 2014 è evidente che il sistema delle Province sia ancora dentro un quadro incompiuto. Le Province esistono, svolgono funzioni fondamentali per cittadini, imprese e comunità, a partire da quelle medio-piccole e dalle aree interne del Paese, dove vive e lavora una parte fondamentale delle nostre comunità.

Le Province esercitano ancora oggi funzioni importanti che vanno dalle infrastrutture provinciali alle scuole superiori, passando per decine di servizi forniti ai Comuni, funzioni svolte nonostante un assetto istituzionale e risorse inadeguate, una fotografia che richiama quel ‘limbo istituzionale’ che lo stesso Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha indicato come una condizione da superare al più presto”.

Per Zanni, il percorso avviato in Emilia-Romagna rappresenta una scelta importante perché mette attorno allo stesso tavolo istituzioni e territori, con un metodo di confronto ampio, che parte dagli amministratori locali e si allarga all’intera comunità territoriale: sindacati, associazioni datoriali, Ausl e realtà rappresentative del territorio.

“L’obiettivo – ha proseguito – è garantire pari opportunità, pari servizi e pari capacità di rappresentanza ai cittadini che vivono nei diversi territori dell’Emilia-Romagna, a partire dalle aree a più alta complessità, segnate da fragilità sociali, economiche o orografiche, dai Comuni più piccoli e dalle aree interne e montane.

Un sistema istituzionale adeguato, chiaro e codificato, al passo con le sfide globali che dobbiamo saper leggere e affrontare insieme, è un sistema capace di ridisegnarsi per migliorare i servizi a cittadini, comunità, imprese e lavoratori”.

Il presidente di UPI Emilia-Romagna ha evidenziato anche il ruolo che le Province continuano a svolgere come Casa dei Comuni, attraverso funzioni di supporto, coordinamento e servizio agli enti locali.

“Nei fatti le Province – ha aggiunto Zanni – hanno esercitato in questi ultimi anni un protagonismo, verso Comuni e comunità, che va ben oltre le competenze assegnate loro dall’attuale ordinamento nazionale.

Penso, ad esempio, alle Stazioni Uniche Appaltanti, al servizio di avvocatura, all’antisismica, ai servizi informatici, all’ufficio che si occupa delle verifiche sui protocolli di antimafia e legalità, tutti servizi di cui fruiscono i Comuni della nostra provincia.

Allo stesso modo, penso ci sia bisogno di riordinare anche le diverse sedi di confronto tra sindaci che negli anni si sono stratificate su molti ambiti: dai trasporti alla sanità, dall’agenzia per la casa ai rifiuti.

Sono esperienze concrete che dimostrano come l’ente provinciale possa essere uno strumento prezioso per rafforzare i territori e rappresentare la loro voce, soprattutto quando i singoli Comuni non hanno da soli tutte le competenze, la voce e le risorse necessarie”.

Secondo Zanni, il riordino deve servire anche a chiarire i rapporti tra Regione, Province, Comuni, Unioni e agenzie regionali, superando una fase in cui molte relazioni istituzionali sono rimaste affidate più alla buona volontà dei singoli che a un quadro stabile e codificato.

“Non possiamo fondare il funzionamento delle istituzioni solo sulla buona volontà, sulla moral suasion o sulla qualità dei rapporti personali tra amministratori – ha sottolineato –. Serve un sistema che dica con chiarezza chi fa che cosa, con quali strumenti, con quali risorse e con quali responsabilità. Solo così possiamo rendere più efficiente il rapporto tra istituzioni e più forte la capacità dei territori di incidere sulle scelte che li riguardano”.

Il percorso emiliano-romagnolo, per UPI Emilia-Romagna, può dunque rappresentare un contributo utile e avanzato, ma non può sostituire la necessità di una riforma organica a livello statale.

“Il nostro obiettivo non è tornare alle Province pre-riforma in Emilia-Romagna, né costruire un modello diverso di Provincia per ogni Regione del Paese: sarebbe una follia. L’obiettivo è riordinare i rapporti tra Regione Emilia-Romagna e Province emiliano-romagnole, valorizzando ciò che qui è stato costruito negli anni e stimolando il legislatore nazionale a definire al più presto un modello unico e chiaro per tutte le Province italiane, con risorse, funzioni e competenze adeguate, superando il limbo istituzionale degli ultimi dieci anni e restituendo a tutto il Paese un assetto chiaro, omogeneo e stabile”.

 

Riciclo plastica, Ecopolietilene continua a crescere: +24% di rifiuti avviati a recupero nel 2025

Riciclo plastica, Ecopolietilene continua a crescere: +24% di rifiuti avviati a recupero nel 2025Ecopolietilene, il consorzio del Sistema Ecolight che si occupa della raccolta e riciclo dei rifiuti da beni in polietilene, chiude il 2025 con la crescita di tutti i principali indicatori di attività, confermando l’importanza del modello EPR (Responsabilità Estesa del Produttore) per una gestione circolare degli oggetti in plastica. Dai dati di bilancio annuale, approvati nell’ultima assemblea, la base consortile di Ecopolietilene si è ampliata arrivando a 223 aziende (+8,1% rispetto all’anno precedente), mentre le tonnellate gestite sono state 40.367 (+24%) con un tasso di recupero sull’immesso pari al 47%, in crescita di oltre il 3% rispetto all’anno precedente.

«Questi numeri confermano la crescita del Consorzio e soprattutto la qualità del lavoro svolto lungo tutta la filiera del recupero e del riciclo dei beni in polietilene – commenta Giancarlo Dezio, direttore generale di Ecopolietilene -. Il nostro obiettivo è continuare a operare in modo concreto, collaborando con aziende, distributori, operatori e impianti di riciclo, in modo da rendere la raccolta e soprattutto gestione del fine vita dei polimeri sempre più efficiente e valorizzare, così, quella che è una risorsa circolare strategica».

Il polietilene è infatti riciclabile al 100%. I rifiuti gestiti da Ecopolietilene hanno trovato nuova vita in diverse filiere industriali. Oggetti in plastica dura utilizzati in agricoltura, termoidraulica ed edilizia, così come beni flessibili quali sacchi per la spazzatura e teli per serre sono diventati nuovi prodotti. Quasi il 60% delle materie prime seconde trattate dagli impianti di riciclo convenzionati con Ecopolietilene sono state impiegate in processi di stampaggio a iniezione per la produzione, ad esempio, di cassette, giocattoli, arredi e tubazioni. Il 20% è stato destinato alla realizzazione di film flessibili per imballaggi e agricoltura, mentre l’11% è stato utilizzato nell’estrusione e nello stampaggio generico per prodotti industriali e componenti tecnici. Le quote rimanenti, hanno dato vita a tubi e profilati, lastre, canaline e contenitori rigidi attraverso processi di estrusione e stampaggio.

Come evidenziato anche dalla recente ricerca sui beni in materie plastiche promossa da Ecopolietilene (la più ampia realizzata finora in Italia su questo ambito), i beni in polietilene rappresentano una presenza inscindibile dalla nostra vita quotidiana e da molteplici attività industriali. Con circa 670 Kton immesse al consumo nel 2024, pari al 36% del totale dei beni plastici considerati nell’analisi, il polietilene (PE) è il polimero più diffuso ed è parte integrante di molte funzioni essenziali dell’economia reale. Allo stesso tempo, il PE mantiene un ruolo centrale anche nella filiera del riciclo delle plastiche post-consumo.

La centralità industriale e la molteplicità di utilizzo del materiale recuperato evidenziano il ruolo svolto dal Consorzio nella gestione del fine vita dei beni in polietilene. «La circolarità è un elemento chiave e fortemente distintivo di un bene in polietilene – prosegue Dezio -. Nel 2026 proseguiremo con un approccio fattivo per valorizzare il corretto riciclo dei rifiuti in plastica. Il contesto industriale non è semplice, le aziende hanno bisogno di essere sostenute e agevolate nei processi di conformità. Riteniamo necessario guardare a un unico sistema EPR capace di coinvolgere tutti i beni plastici non imballaggio e rafforzare le filiere industriali legate alle materie prime seconde che sono un elemento centrale per lo sviluppo del settore».

Personale ATA, FLC CGIL: “numeri inadeguati a garantire qualità, sicurezza e funzionamento delle scuole”

Personale ATA, FLC CGIL: “numeri inadeguati a garantire qualità, sicurezza e funzionamento delle scuole”Nel corso dell’informativa a sugli organici ATA per l’anno scolastico 2026/27, sono stati illustrati dall’USR i dati relativi alla dotazione assegnata alla regione. Numeri che confermano ancora una volta una situazione insufficiente rispetto ai bisogni reali delle scuole del territorio.

Il totale regionale dei posti ATA si attesta a 13.196 unità, di cui 8.944 collaboratori scolastici, 864 assistenti tecnici e 3.270 assistenti amministrativi. Dati che non tengono conto dell’aumento della complessità organizzativa delle scuole, dell’incremento degli adempimenti amministrativi, della gestione delle fragilità e della necessità di garantire sicurezza, inclusione e qualità del servizio scolastico.

Particolarmente critica resta la situazione dei collaboratori scolastici, che sono diminuiti complessivamente di 2174 a livello nazionale (come previsto dalla legge di bilancio) di cui 122 in Emilia Romagna (pari al 6%), figure centrali non solo per il funzionamento ordinario degli istituti, ma anche per la gestione degli alunni con disabilità, dei plessi sempre più articolati e delle esigenze legate alla sorveglianza e alla sicurezza. Analogamente insufficienti risultano i numeri degli assistenti amministrativi (che per la verità aumentano dello 0,4%!) e tecnici, a fronte di scuole sempre più gravate da accorpamenti, procedure burocratiche, digitalizzazione, progetti PNRR e carichi amministrativi crescenti.
Preoccupano inoltre le forti differenze territoriali e l’assenza di un reale piano di rafforzamento degli organici, che tendono a diminuire mentre continuano a crescere le richieste alle istituzioni scolastiche senza che a queste corrisponda un adeguato investimento sul personale.

Come FLC CGIL Emilia Romagna – dichiara Monica Ottaviani Segretaria Generale – ribadiamo che il personale ATA rappresenta una componente essenziale della comunità scolastica e che senza un deciso incremento degli organici sarà sempre più difficile garantire il regolare funzionamento delle scuole.
Accettare la logica dei tagli significa non difendere il sistema pubblico d’istruzione che la FLC CGIL invece continuerà a difendere”.

L’Olio dei Colli di Bologna si prepara a diventare il 46^ prodotto Dop e Igp dell’Emilia-Romagna

L’Olio dei Colli di Bologna si prepara a diventare il 46^ prodotto Dop e Igp dell’Emilia-RomagnaUn olio extravergine d’oliva con livelli di acidità libera tra i più bassi d’Italia, prodotto in un territorio riconosciuto patrimonio mondiale dell’Umanità dall’Unesco. È sempre più vicino il riconoscimento europeo dell’Indicazione geografica protetta per l’Olio dei Colli di Bologna, che si prepara a diventare il 46^ prodotto Dop e Igp dell’Emilia-Romagna, saldamente al primo posto in Europa per numero di prodotti agroalimentari certificati.

È stata infatti pubblicata oggi sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea la domanda di riconoscimento dell’Indicazione geografica protetta (Igp) europea per l’Olio dei Colli di Bologna. A partire da oggi si apre un intervallo di tempo di tre mesi durante il quale gli Stati membri o Paesi terzi possono presentare eventuali opposizioni motivate.

Trascorso questo periodo, in assenza di opposizioni, l’eccellenza bolognese otterrà l’iscrizione definitiva nel registro europeo dei prodotti Dop e Igp, diventando il terzo olio regionale ad ottenere la certificazione europea insieme all’Olio di Brisighella Dop e all’Olio delle Colline di Romagna Dop.

“Un risultato importante per i produttori dell’Olio dei Colli di Bologna e per tutta l’agricoltura emiliano-romagnola- affermano il presidente della Regione, Michele de Pascale, e l’assessore regionale all’Agricoltura e all’agroalimentare, Alessio Mammi-. La pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale dell’Unione europea della domanda di riconoscimento dell’Igp rappresenta un passaggio decisivo verso un traguardo costruito insieme alle imprese del territorio, che hanno investito sulla qualità, sulla tracciabilità e sulla valorizzazione di una produzione storica delle colline bolognesi. Le Indicazioni geografiche sono uno degli strumenti più forti che abbiamo per difendere valore, qualità e reddito lungo tutta la filiera agroalimentare. Un ringraziamento a tutti i produttori che lavorano ogni giorno per portare in tavola dei prodotti di altissima qualità”.

“Il riconoscimento dell’Indicazione geografica protetta è oggi un obiettivo sempre più vicino che rafforzerà ulteriormente il valore dell’Emilia-Romagna, aumentando il numero di prodotti Dop e Igp, e confermerà ancora una volta la forza del nostro sistema agroalimentare- proseguono presidente e assessore-. Per una regione come la nostra, che ha nella qualità certificata uno dei pilastri della propria economia agricola e dell’export, difendere e valorizzare le Indicazioni geografiche significa sostenere il lavoro delle imprese, rafforzare le filiere organizzate e aumentare la competitività sui mercati nazionali e internazionali. L’ingresso dell’Olio dei Colli di Bologna nel registro europeo dei prodotti certificati rappresenterà un valore aggiunto importante per tutto il territorio bolognese e per l’intera Dop Economy regionale”.

“Siamo molto soddisfatti per questo straordinario traguardo- afferma Ermanno Rocca, presidente della Rete Olio extra vergine di oliva Colli di Bologna- che testimonia l’impegno e la dedizione di un percorso durato anni e che ci auguriamo porti nuovi interessi per un ulteriore sviluppo dell’olivicoltura sui colli di Bologna”.

L’iter per il riconoscimento 

L’iter per il riconoscimento dell’Indicazione geografica protetta (Igp) europea per l’Olio dei Colli di Bologna è stato avviato ufficialmente nel 2021 su iniziativa della Rete Olio Extra Vergine di oliva Colli di Bologna, un comitato di produttori locali uniti per valorizzare la storica e peculiare produzione olivicola della zona. La Rete nasce nel 2017 e ad oggi conta 11 aziende aderenti tra cui: Azienda agricola Bonazza, Palazzo di Varignana, Azienda agricola Assirelli, Azienda agricola Podere Pratale, Frantoio Valsanterno, azienda agricola Cà Scarani, azienda agricola Torre, azienda agricola Sorella Terra, azienda agricola Nugareto, azienda agricola 1997, società agricola Copaps. L’attività di ricerca e di stesura del disciplinare è stata redatta con il coordinamento della professoressa Tullia Gallina Toschi e del dipartimento di Scienze e Tecnologie Agro-Alimentari dell’Alma Mater Studiorum, Università di Bologna, in collaborazione con il Comitato di assaggio Distal e con la dottoressa Annalisa Rotondi dell’Istituto per la Bioeconomia del Cnr di Bologna.

Il percorso istituzionale ha preso forma a livello nazionale nel corso del 2024: dopo aver ottenuto il parere favorevole della Regione e superato con successo l’istruttoria e il pubblico accertamento da parte dei funzionari del ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste (Masaf), la proposta di disciplinare è stata pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana il 9 luglio 2024. Successivamente, il 2 ottobre 2024, la domanda è stata trasmessa formalmente a Bruxelles e registrata presso gli uffici dell’Unione.

La pubblicazione di oggi nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea rappresenta il penultimo passaggio di questo percorso, con l’apertura della cosiddetta fase di opposizione, conclusa la quale l’Olio dei Colli di Bologna potrà ottenere il riconoscimento ufficiale dell’Indicazione geografica protetta.

Storia e caratteristiche dell’Olio dei colli di Bologna 

Le prime testimonianze della coltura dell’olivo nel bolognese risalgono all’età dei Romani: documenti notarili e fonti storiche attestano la presenza di oliveti nelle colline attorno a Bologna già dall’VIII secolo. Per secoli la produzione di olive e olio ha rappresentato una componente significativa dell’economia agricola locale, prima del progressivo declino causato dalle gelate e dalle difficoltà climatiche tra Seicento e Ottocento.

Dagli anni Novanta del Novecento l’olivicoltura bolognese ha però conosciuto una nuova fase di crescita grazie agli studi scientifici del Cnr, ai nuovi impianti e ai progetti di valorizzazione del territorio. I dati Istat mostrano infatti un aumento costante delle superfici coltivate e della produzione di olio extravergine. Oggi l’Olio dei Colli di Bologna è una realtà sempre più riconosciuta e apprezzata, capace di unire tradizione agricola, qualità produttiva e identità territoriale.

Dal punto di vista organolettico, l’Olio dei Colli di Bologna si caratterizza per un fruttato che varia da medio a intenso, accompagnato da note equilibrate di amaro e piccante e sentori di carciofo, erba, mandorla e pomodoro. Sul piano chimico-fisico si distingue invece per livelli di acidità libera tra i più bassi tra gli oli italiani e per l’elevato contenuto di biofenoli e polifenoli.

A rendere peculiare questa produzione contribuisce anche il microclima delle colline bolognesi, influenzato dalla presenza delle rocce evaporitiche affioranti gessose nell’area riconosciuta dall’Unesco patrimonio mondiale dell’Umanità dal 2023. Le escursioni termiche e le particolari condizioni ambientali favoriscono infatti le caratteristiche qualitative dell’olio. La zona di produzione, raccolta e molitura comprende i territori della Città metropolitana di Bologna situati a sud della Via Emilia.

Il disciplinare distingue due modalità di produzione: olio monovarietale e blend. Nel primo caso almeno l’85% del prodotto deve provenire da una sola cultivar tra Correggiolo, Frantoio, Nostrana di Brisighella, Ghiacciola e alcune varietà autoctone bolognesi come Farneto, Montebudello, Montecapra, Montecalvo 2 e Oliveto. Nel caso del blend, invece, l’olio deve derivare dall’unione di due o più cultivar ammesse, che devono rappresentare almeno l’80% del totale.

Ranking 2025 Icca, Bologna sale al 28^ posto tra le destinazioni congressuali europee e si conferma nella top 3 nazionale

Ranking 2025 Icca, Bologna sale al 28^ posto tra le destinazioni congressuali europee e si conferma nella top 3 nazionale“Il posizionamento raggiunto da Bologna nel Ranking 2025 Icca rappresenta un riconoscimento importante per tutta l’Emilia-Romagna e conferma la crescita internazionale di un territorio che negli ultimi anni ha investito sulla qualità dell’offerta, sulle competenze e sulla capacità di costruire reti tra istituzioni, sistema universitario, filiere economiche e operatori. Il turismo congressuale rappresenta oggi una delle leve più rilevanti per rafforzare il posizionamento internazionale della nostra regione e costruire un turismo di qualità, capace di produrre valore durante tutto l’anno. Il congressuale non genera soltanto presenze turistiche ma attiva relazioni, investimenti, opportunità economiche e connessioni internazionali, creando ricadute concrete per i territori e rafforzando le connessioni tra turismo, innovazione, competenze e sistema produttivo regionale”.

Così l’assessora regionale al Turismo, Roberta Frisoni, sui risultati del Ranking 2025 Icca – International congress and convention association, il rapporto annuale che classifica le principali destinazioni congressuali mondiali sulla base del numero di congressi associativi internazionali ospitati nel corso dell’anno. Il capoluogo emiliano sale al 28^ posto tra le destinazioni europee più attrattive per il turismo congressuale internazionale e si posiziona al 53^ posto a livello mondiale, a pari merito con Washington e Abu Dhabi. A livello nazionale Bologna si conferma stabilmente nella top 3, dopo Roma e Milano, per il quarto anno consecutivo.

“Come Regione- prosegue l’assessora- lavoriamo per rafforzare un modello turistico sempre più competitivo, sostenibile e capace di generare valore durante tutto l’anno. Il turismo congressuale, in particolare, rappresenta un segmento strategico perché produce flussi qualificati, attiva investimenti, rafforza il dialogo tra territori, imprese, università e grandi competenze professionali, e contribuisce alla crescita economica e internazionale delle città. Il risultato raggiunto da Bologna- conclude l’assessora- dimostra l’efficacia di un lavoro costruito nel tempo insieme agli operatori, alle istituzioni e al sistema territoriale, e conferma la capacità dell’Emilia-Romagna di competere ai più alti livelli nel panorama congressuale europeo e internazionale”.

Electrolux, oggi il punto tra le Regioni e il ministro Urso in vista dell’incontro al Mimit del 25 maggio

“È assolutamente indispensabile costruire un fronte comune fra lavoratrici e lavoratori, sindacati e istituzioni a tutela dell’Italia e del nostro sistema industriale, che non può essere considerato uno scaffale usa e getta da multinazionali estere”.

È questo quanto ribadito sulla vicenda Electrolux dal presidente della Regione Emilia-Romagna, Michele de Pascale, e dall’assessore regionale al Lavoro, Giovanni Paglia, durante un incontro tra le Regioni interessate e il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, in preparazione del tavolo nazionale convocato a Roma, al Mimit, per il prossimo lunedì 25 maggio.

“Il piano presentato dall’azienda- hanno aggiunto presidente e assessore- deve essere ritirato e sostituito da un impianto che preveda investimenti e sviluppo delle attività, come già previsto dal Contratto di sviluppo richiesto proprio da Electrolux e ritirato il 29 aprile senza preavviso e giustificazioni. Il quadro normativo europeo è certamente problematico e penalizzante per le industrie continentali, ma non può diventare una scusante per giustificare licenziamenti e chiusura di siti produttivi”.

“Oggi più che mai è necessario- concludono de Pascale e Paglia- che il Governo batta un colpo e segni una decisa inversione a tutela dell’interesse nazionale, anche con strumenti finanziari straordinari, laddove necessario”.

Agricoltura e forestazione, verso il nuovo Piano castanicolo regionale dell’Emilia-Romagna

Agricoltura e forestazione, verso il nuovo Piano castanicolo regionale dell’Emilia-RomagnaDalla semplificazione delle norme per il recupero dei castagneti abbandonati ai nuovi impianti di castagno da frutto, fino alle azioni per rafforzare la filiera e valorizzare produzioni di qualità come il Marrone di Castel del Rio Igp. La Regione Emilia-Romagna anticipa i contenuti del nuovo Piano castanicolo regionale, la cui bozza sarà presentata entro l’estate al Tavolo dedicato per poi essere inviata all’Assemblea regionale per il confronto.

Un Piano costruito per affrontare in modo integrato le criticità del settore – cambiamenti climatici, dissesto idrogeologico, frammentazione produttiva e abbandono delle aree montane – accompagnato da circa 4,6 milioni di euro già messi in campo dalla Regione attraverso bandi e misure di sostegno alla castanicoltura.

L’Emilia-Romagna conserva infatti un ruolo di rilievo nazionale nella produzione e commercializzazione di castagne e marroni, con una presenza diffusa soprattutto nelle aree montane e collinari dell’Appennino e una forte vocazione legata alle produzioni di qualità. Definiti “custodi della montagna”, i castagneti svolgono anche un ruolo fondamentale nella prevenzione del dissesto idrogeologico, nella salvaguardia della biodiversità e nella lotta al cambiamento climatico. È in questo quadro che si inserisce il lavoro portato avanti dalla Regione insieme al Tavolo castanicolo regionale, istituito nella scorsa legislatura per accompagnare la definizione del nuovo Piano e costruire una strategia capace di tenere insieme agricoltura, forestazione, sostenibilità e valorizzazione economica della filiera.

Il percorso e le linee di intervento previste dal Piano sono stati illustrati oggi dagli assessori regionali all’Agricoltura, Alessio Mammi, e alla Forestazione, Gessica Allegni, in Commissione Politiche economiche dell’Assemblea legislativa.

“Con il nuovo Piano castanicolo regionale stiamo costruendo una strategia condivisa di lungo periodo capace di tenere insieme agricoltura, forestazione, tutela del territorio e sviluppo delle aree montane- affermano gli assessori-. La castanicoltura rappresenta infatti una parte importante dell’identità produttiva e paesaggistica dell’Appennino emiliano-romagnolo: un settore che negli anni ha saputo custodire biodiversità, qualità delle produzioni e presidio del territorio, ma che oggi ha bisogno di strumenti nuovi per rafforzarsi e continuare a crescere. Per questo stiamo lavorando a un Piano che punta sulla semplificazione delle norme, sul recupero e la gestione sostenibile dei castagneti, sul rafforzamento della filiera e sulla valorizzazione di produzioni di eccellenza come il Marrone di Castel del Rio Igp. L’obiettivo è accompagnare imprese e territori in un percorso di innovazione e qualificazione, sostenendo una filiera che genera valore economico, ambientale e sociale per tutta la montagna emiliano-romagnola. Allo stesso tempo- proseguono- vogliamo rafforzare il ruolo della gestione forestale come strumento di cura del territorio, tutela del paesaggio e prevenzione della fragilità ambientale. Un aspetto fondamentale- concludono Mammi e Allegni-, perché i castagneti svolgono un ruolo determinante nella stabilità dei versanti, nella tutela della biodiversità e nella capacità di adattamento delle aree montane agli effetti dei cambiamenti climatici. Investire sulla castanicoltura significa quindi sostenere non solo una produzione agricola di qualità, ma anche un presidio fondamentale per l’equilibrio ambientale e la vitalità dell’Appennino emiliano-romagnolo”.

Le risorse regionali

Attraverso il CoPsr – il Complemento di programmazione per lo sviluppo rurale del Programma strategico della Pac 2023-2027 – la Regione Emilia-Romagna ha già attivato quasi 4,6 milioni di euro per sostenere la castanicoltura. Una parte consistente delle risorse riguarda due bandi dedicati al settore, per quasi 3 milioni di euro complessivi, che hanno consentito di esaurire le graduatorie rispondendo a oltre 300 domande presentate dalle aziende.

A questi interventi si aggiungono ulteriori misure a sostegno delle produzioni biologiche, gli ecoschemi della Pac 2023-2027 – incentivi destinati alle pratiche agricole sostenibili – e le indennità compensative, per risorse pari a poco meno di un milione di euro. Nell’ambito dell’attuale programmazione sono stati inoltre pianificati, attraverso il CoPsr regionale, bandi dedicati alla castanicoltura in tre Gal (Gruppi di azione locale), per un importo complessivo superiore agli 800mila euro.

Il Tavolo castanicolo e il nuovo Piano regionale

Per accompagnare il rilancio del settore, la Regione Emilia-Romagna ha istituito il Tavolo castanicolo regionale, coinvolgendo istituzioni, esperti e associazioni del territorio nella definizione del nuovo Piano regionale. La bozza sarà presentata entro l’estate al Tavolo dedicato. Al centro del documento, tre modelli di sviluppo per la castanicoltura del futuro: la salvaguardia della castanicoltura tradizionale, considerata prioritaria, la trasformazione delle selve castanili in castagneti da frutto e la realizzazione di nuovi impianti intensivi con piante innestate da vivaio.

Tra gli obiettivi anche una semplificazione delle norme per gli interventi sui castagneti, una nuova programmazione di contributi economici e iniziative rivolte alle scuole agrarie e alle giovani generazioni per promuovere la conoscenza della castanicoltura e delle produzioni del territorio.

Riordino territoriale, seconda tappa a Reggio Emilia del percorso della Regione per ridisegnare il sistema degli enti locali

Riordino territoriale, seconda tappa a Reggio Emilia del percorso della Regione per ridisegnare il sistema degli enti localiQuarantadue Comuni, oltre 532mila residenti, sette le Unioni a cui aderisce il 100% delle municipalità reggiane, se si esclude il capoluogo. Un sistema di enti locali che conta oltre 3400 dipendenti, l’11% del totale in regione, e una capacità di spesa pari a 602 milioni di euro, il 9,5% del totale regionale. È da questa fotografia del territorio modenese, caratterizzato da una elevata diffusione della gestione associata di funzioni e servizi, che ha preso il via oggi il percorso partecipato promosso dalla Regione per ripensare il funzionamento delle istituzioni locali, rafforzare la collaborazione tra enti, migliorare organizzazione e servizi, ridurre le differenze territoriali e costruire le nuove scelte attraverso il confronto.

Oggi pomeriggio a Reggio Emilia la seconda tappa di una serie di nove incontri territoriali, uno per provincia, previsti dalla Regione per costruire insieme a Comuni, Province, Unioni e Città metropolitana la riforma del riordino territoriale regionale: un processo partecipato che punta a rafforzare il modo in cui gli enti, a tutti i livelli, programmano e lavorano insieme, migliorando al tempo stesso la capacità amministrativa, la gestione delle risorse e l’organizzazione dei servizi offerti a cittadine e cittadini sui diversi territori.

Nel reggiano il sistema delle Unioni svolge già oggi un ruolo centrale nella gestione associata di attività e servizi. Il territorio è caratterizzato da Comuni medi e piccoli organizzati in Unioni di Comuni che hanno raggiunto un livello di consolidamento medio-alto. È presente un’Unione che svolge la funzione di polo territoriale in area montana e gestisce in forma associata numerose funzioni e attività anche per altri Enti al di fuori dei Comuni che la compongono. La Provincia svolge numerose funzioni tecniche e specialistiche per la maggior parte del territorio. Il capoluogo collabora con il territorio per attività sul contenzioso tributario e con solo alcune Unioni per il coordinamento nei servizi sociali e attività limitate alla Centrale unica di committenza.

A inaugurare i lavori, l’assessore regionale alla Programmazione strategica e attuazione del Programma, Davide Baruffi, il sindaco di Reggio Emilia, Marco Massari, il presidente della Provincia, Giorgio Zanni, e il presidente dell’Ucem Emilia-Romagna, Emanuele Ferrari.

“Il territorio reggiano rappresenta una realtà in cui la collaborazione tra enti locali e la gestione associata di funzioni e servizi costituiscono già oggi un elemento centrale dell’organizzazione territoriale- sottolinea l’assessore Baruffi-. È da esperienze come queste che vogliamo partire per costruire un’Emilia-Romagna istituzionalmente più forte ed efficiente ma allo stesso tempo sempre più vicina alle cittadine e ai cittadini, capace di rispondere ai cambiamenti sociali ed economici e di accompagnare lo sviluppo dei territori. Insieme alle autonomie locali vogliamo costruire un percorso condiviso che ci permetta di rafforzare la capacità la programmazione complessiva e quella amministrativa degli enti (a partire da quelli più fragili e periferici), migliorare la qualità dei servizi e ridurre i divari territoriali. Il coinvolgimento diretto di Comuni, Province, Unioni e Città metropolitana è indispensabile per tradurre questi obiettivi in scelte concrete e sostenibili per tutto il territorio regionale”.

Il percorso

Il percorso di riordino territoriale promosso dalla Regione Emilia-Romagna, in collaborazione con Anci, Upi, Uncem e Città metropolitana di Bologna, è stato avviato dal ‘Documento di indirizzo per il riordino territoriale’, approvato dalla Giunta regionale lo scorso 20 aprile, che ha aperto la fase di confronto e partecipazione con i territori.

Insieme a Province, Comuni e Unioni di Comuni, Comunità montane e Città metropolitana di Bologna, la Regione, attraverso un percorso partecipato fondato sul confronto e sulla collaborazione tra i diversi livelli istituzionali, punta a costruire una riforma del sistema territoriale dell’Emilia-Romagna. L’obiettivo è rafforzare il modo in cui gli Enti a tutti i livelli (Comuni, Unioni di Comuni, Province, Città metropolitana e Regione) programmano e lavorano insieme (governance multilivello) migliorando al tempo stesso la loro capacità di organizzarsi, gestire risorse e offrire servizi (capacità amministrativa).

Fiorano Modenese inaugura “La Baita”: un nuovo spazio per comunità, famiglie e inclusione

Fiorano Modenese inaugura “La Baita”: un nuovo spazio per comunità, famiglie e inclusioneSabato 23 maggio, presso il Parco Roccavilla di Fiorano Modenese, sarà inaugurata “La Baita”, che rinasce con un progetto dedicato alla comunità, alla socialità e al benessere delle persone e delle famiglie.

L’appuntamento è fissato alle ore 16.30 in via Tevere 51, con il taglio del nastro e i saluti istituzionali che daranno ufficialmente avvio alle attività dello spazio.

Dopo gli interventi di manutenzione straordinaria per cui l’Amministrazione fioranese ha stanziato oltre 50.000 euro, “La Baita” rinasce come luogo aperto, inclusivo e intergenerazionale, pensato per promuovere relazioni, partecipazione attiva e occasioni di incontro attraverso iniziative educative, culturali e ricreative rivolte a cittadini di tutte le età.

Nel corso del pomeriggio saranno proposte numerose attività dedicate a bambini, famiglie e caregiver, tra cui laboratori creativi e di propedeutica musicale; attività motorie per bambini; un “Caregiver Day” con laboratorio e info point; la presentazione dell’iniziativa “Officina della memoria” e, per finire, una merenda per tutti i partecipanti.

Il progetto “La Baita” è promosso dal Comune di Fiorano Modenese ed è frutto di un tavolo di co-progettazione per la rigenerazione del Parco, con associazioni del terzo settore, a cui è stata affidata la riapertura e la gestione dello spazio e della attività: Arci Modena, Gianni Rodari, Associazione Sostegno Demenze (Ass.S.De.), Ci vuole un villaggio aps, in collaborazione con l’Unione dei Comuni del Distretto Ceramico, AUSL di Modena, Affiancare, associazioni sportive (Calcio Fiorano e Junior Fiorano) e soggetti del terzo settore.

Presso la struttura è già partito da alcuni giorni il Centro d’incontro (Meeting center) di Officine della memoria, nell’ambito del progetto Dementia Friendly Community, per accogliere persone con disturbi di memoria lievi o moderati e i loro famigliari.

La Baita offrirà anche un servizio bar a supporto dei frequentatori dello Parco e attività ludico-educative per bambini e famiglie. Il calendario delle aperture sarà disponibile dal mese di giugno.

L’iniziativa rappresenta un importante investimento sociale e culturale per il territorio, con l’obiettivo di rafforzare reti di prossimità, inclusione e supporto reciproco, valorizzando il ruolo della comunità nella costruzione di spazi accoglienti e partecipati.

Abbiamo scelto di farne un luogo che metta insieme generazioni, sostenga chi affronta fragilità legate alla memoria e valorizzi l’impegno delle associazioni. Perché una comunità è davvero tale quando crea relazioni e fa sentire ogni persona parte di un insieme, senza lasciare spazio alla solitudine.”, sottolinea l’assessora ai Servizi Sociali, Servizi Sanitari e Politiche per l’inclusione, Elisa Ferrari.

Il tribunale di Bologna conferma la legittimità del rilancio di Litokol guidato da Gian Luca Sghedoni

Il tribunale di Bologna conferma la legittimità del rilancio di Litokol guidato da Gian Luca SghedoniCon ordinanza del 14 marzo 2026, recentemente pubblicata sulla banca dati dartsIP, il Tribunale di Bologna si è pronunciato sulla controversia che ha visto contrapposte Litokol e Kerakoll, due storiche realtà del distretto ceramico di Sassuolo, fondate entrambe nel 1968.

Al centro della vicenda vi è Gian Luca Sghedoni, manager e imprenditore che ha guidato per oltre trent’anni la crescita di Kerakoll, contribuendo allo sviluppo internazionale dell’azienda di famiglia fino al 2019. Dopo alcuni anni dedicati a operazioni di investimento attraverso il proprio family office, nel 2024 Sghedoni ha acquisito Litokol avviando un articolato progetto di rilancio industriale, commerciale e di rebranding.

Il nuovo posizionamento di Litokol — caratterizzato da una rinnovata identità visiva, un nuovo packaging e una diversa strategia di comunicazione — aveva portato Kerakoll a contestare presunte condotte di concorrenza sleale, sostenendo la confondibilità tra i marchi e altri segni distintivi delle due aziende (incluso il packaging dei prodotti), il rischio di agganciamento commerciale e l’esistenza di uno storno di personale.

Il Tribunale di Bologna ha tuttavia ritenuto infondate tali contestazioni. In particolare, il giudice ha escluso:

  • la confondibilità tra i marchi;
  • il rischio di confusione derivante dal packaging adottato da Litokol;
  • l’esistenza di uno storno di dipendenti;
  • la sussistenza di comportamenti contrari ai principi di correttezza professionale.

Nell’ordinanza, il Tribunale sottolinea inoltre che le strategie di marketing adottate da Gian Luca Sghedoni in Litokol rientrano nella normale libertà imprenditoriale e che “nella loro dimensione concettuale, non possono essere oggetto di monopolio”.

Il giudice ha altresì evidenziato come il posizionamento competitivo di Litokol non possa essere considerato un indebito agganciamento alla notorietà del concorrente Kerakoll, ma rappresenti la legittima proposta di un’alternativa sul mercato.

Le domande cautelari proposte da Litokol sono state invece respinte esclusivamente per carenza del requisito dell’urgenza, ritenendo il Tribunale che le diffide inviate da Kerakoll non avessero concretamente limitato l’operatività della società.

Questa decisione conferma un principio fondamentale: la libertà di impresa e di innovazione non può essere monopolizzata”, ha commentato Gian Luca Sghedoni, CEO di Litokol. “Continueremo a investire in ricerca, sviluppo e innovazione con la stessa visione imprenditoriale che ha sempre guidato il mio percorso”.

Litokol Lab S.p.A. è stata assistita da un team multidisciplinare composto, per Trevisan & Cuonzo, dal Founding Partner Luca Trevisan, dalla Partner Francesca Ferrero e dall’Associate Carolina Citterio; per Poggi & Associati dal Salary Partner Massimo Castiglioni e dall’Associate Marella Lavarone, insieme a Michele Petrella dello Studio Legale Dalla Verità di Bologna.

Parte da Modena il percorso della Regione per ridisegnare il sistema degli enti locali dell’Emilia-Romagna

Parte da Modena il percorso della Regione per ridisegnare il sistema degli enti locali dell’Emilia-RomagnaQuarantasette Comuni, oltre 711mila residenti, sei le Unioni a cui aderisce il 96% delle municipalità modenesi. Un sistema di enti locali che conta oltre 4.600 dipendenti, il 15% di quelli della regione, e una capacità di spesa pari a 945 milioni di euro, il 15% del totale regionale. È da questa fotografia del territorio modenese, caratterizzato da una forte ma eterogenea diffusione della gestione associata di funzioni e servizi, che ha preso il via oggi il percorso partecipato promosso dalla Regione per ripensare il funzionamento delle istituzioni locali, rafforzare la collaborazione tra enti, migliorare organizzazione e servizi, ridurre le differenze territoriali e costruire le nuove scelte attraverso il confronto.

Oggi a Modena la prima tappa di una serie di nove incontri territoriali, uno per provincia, previsti dalla Regione per costruire insieme a Comuni, Province, Unioni e Città metropolitana la riforma del riordino territoriale regionale: un processo partecipato che punta a rafforzare il modo in cui gli enti, a tutti i livelli, programmano e lavorano insieme, migliorando al tempo stesso la capacità amministrativa, la gestione delle risorse e l’organizzazione dei servizi offerti a cittadine e cittadini sui diversi territori.

Nel modenese il sistema delle Unioni di Comuni svolge già oggi un ruolo centrale nella gestione associata di attività e servizi a supporto dei Comuni del territorio. Anche le amministrazioni non aderenti a Unioni operano attraverso convenzioni con la Provincia o con enti di aree limitrofe, in alcuni casi anche fuori dai confini provinciali. La Provincia garantisce inoltre funzioni specialistiche per gran parte del territorio, mentre il Comune capoluogo collabora con i Comuni vicini nella gestione di alcune attività condivise. È partendo da questa esperienza di collaborazione istituzionale già consolidata che la Regione ha scelto Modena come prima tappa del percorso di confronto sul riordino territoriale.

A inaugurare i lavori, l’assessore regionale alla Programmazione strategica e al riordino territoriale, Davide Baruffi, il sindaco di Modena, Massimo Mezzetti, e il presidente della Provincia, Fabio Braglia.

“Il territorio modenese rappresenta una realtà in cui la collaborazione tra enti locali e la gestione associata di funzioni e servizi costituiscono già oggi un elemento centrale dell’organizzazione territoriale- sottolinea l’assessore Baruffi-. E’ la seconda realtà più grande e complessa della regione, che evidenzia esperienze molto differenziate: è proprio dall’analisi dei punti di forza e di debolezza che vogliamo partire per costruire un’Emilia-Romagna istituzionalmente più integrata ed efficiente, ma allo stesso tempo più vicina alle cittadine e ai cittadini, capace di rispondere ai cambiamenti sociali ed economici e di accompagnare lo sviluppo dei territori. Insieme alle autonomie locali scelto di promuovere un percorso condiviso per rafforzare la capacità di programmazione complessiva, quella amministrativa degli enti (a partire da quelli più fragili e periferici), di migliorare la qualità dei servizi e ridurre i divari territoriali. Il coinvolgimento diretto di Comuni, Province, Unioni e Città metropolitana è indispensabile per tradurre questi obiettivi in scelte concrete e sostenibili per tutto il territorio regionale”.

Il percorso

Il percorso di riordino territoriale promosso dalla Regione Emilia-Romagna, in collaborazione con Anci, Upi, Uncem e Città metropolitana di Bologna, è stato avviato dal ‘Documento di indirizzo per il riordino territoriale’, approvato dalla Giunta regionale lo scorso 20 aprile, che ha aperto la fase di confronto e partecipazione con i territori.

Insieme a Province, Comuni e Unioni di Comuni, Comunità montane e Città metropolitana di Bologna, la Regione, attraverso un percorso partecipato fondato sul confronto e sulla collaborazione tra i diversi livelli istituzionali, punta a costruire una riforma del sistema territoriale dell’Emilia-Romagna. L’obiettivo è rafforzare il modo in cui gli Enti a tutti i livelli (Comuni, Unioni di Comuni, Province, Città metropolitana e Regione) programmano e lavorano insieme (governance multilivello) migliorando al tempo stesso la loro capacità di organizzarsi, gestire risorse e offrire servizi (capacità amministrativa).

Incendi boschivi, aggiornata la mappa regionale delle zone di allertamento

Incendi boschivi, aggiornata la mappa regionale delle zone di allertamentoUn allertamento più puntuale, articolato e flessibile per aree omogenee dell’Emilia-Romagna, o assimilabili per quanto riguarda il rischio che si sviluppino e si diffondano incendi nei boschi. È la nuova prospettiva introdotta con il recente aggiornamento del Piano antincendio boschivo 2022-2026, che ha modificato le zone di allertamento per gli incendi, in vista di un maggiore raccordo con il sistema regionale di allertamento meteo.

Da un’articolazione sulla base dei confini provinciali, il territorio regionale è stato suddiviso ora in differenti zone: ognuna rappresenta un’area il più possibile omogenea, sia dal punto di vista della frequenza storica degli incendi boschivi che per caratteristiche ambientali, come il tipo di vegetazione, il clima, la conformazione del terreno (morfologia e orografia). La suddivisione ricalca prevalentemente le aree di montagna, collina, pianura e costa; si è tenuto conto però anche dei confini amministrativi, facendo in modo che ogni zona includa più comuni appartenenti tutti alla stessa provincia. Questo per rendere più semplice e rapida l’organizzazione degli interventi e la gestione delle emergenze a livello provinciale: l’obiettivo della nuova suddivisione non è infatti solo tecnico ma è funzionale a gestire in modo più efficace interventi e spegnimenti.

Qui la mappa con la nuova suddivisione e le tabelle dei Comuni per zona di allertamento.

Incendi boschivi, i bollettini di informazione alla popolazione

Per informare la popolazione vengono emessi periodicamente bollettini sugli incendi boschivi con l’uso di codici colore (verde, giallo, arancione e rosso). Il colore serve a indicare il livello e la localizzazione del rischio sul territorio regionale, a partire dagli indici di propagazione e suscettività, dalle condizioni meteorologiche e della vegetazione.
Ogni bollettino viene emanato in seguito a riunioni a cui partecipano rappresentanti dell’Agenzia regionale per la Sicurezza territoriale e la Protezione civile, della Direzione generale Territorio e Ambiente, della Direzione regionale Vigili del fuoco, del Comando regionale Carabinieri forestale e di Arpae. I bollettini vengono diffusi anche attraverso i social network dell’Agenzia regionale.

Abbruciamenti controllati: come comunicarli

Si ricorda che è obbligatorio comunicare gli abbruciamenti dei residui vegetali, laddove sono possibili. Va fatto  preferibilmente con l’apposita Web Appo inviando una e-mail all’indirizzo so.emiliaromagna@vigilfuoco.it, indicando sempre le proprie generalità, un numero telefonico di reperibilità, Comune e località in cui si effettuerà la combustione.
È disponibile anche il numero verde regionale dei Vigili del fuoco: 800 841 051.

L’attività di abbruciamento, che verrà automaticamente inviata a Vigili del fuoco, Comune e Carabinieri forestali per gli eventuali controlli, deve avvenire in piccoli cumuli, in assenza di vento e deve terminare entro 48 ore dalla comunicazione. Per ulteriori informazioni circa le modalità di abbruciamento, si può consultare questo link.

Numeri utili

In caso di avvistamento di un incendio boschivo o di comportamenti a rischio è possibile contattare gratuitamente il 112 numero unico di emergenza (Nue) e il 1515 – numero dell’Arma dei Carabinieri – specialità forestale, così da segnalare illeciti e comportamenti a rischio di incendio boschivo.

Cisl scuola: situazione sempre più complessa, ma diminuisce ancora il numero dei collaboratori scolastici

Cisl scuola: situazione sempre più complessa, ma diminuisce ancora il numero dei collaboratori scolasticiDall’incontro sull’organico di diritto ATA per l’anno scolastico 2026/2027 emerge un dato chiaro: a fronte della crescente complessità delle scuole, diminuisce ancora il numero dei collaboratori scolastici.

In Emilia-Romagna sono stati autorizzati 13.196 posti ATA, con un saldo negativo di 99 unità rispetto allo scorso anno. Il dato più critico riguarda i collaboratori scolastici, che passano da 9.056 a 8.944 (-112). Crescono invece di sole 13 unità gli assistenti amministrativi (da 3.257 a 3.270), mentre gli altri profili restano invariati.

La riduzione dei collaboratori scolastici incide direttamente sulla sicurezza, sulla vigilanza e sul funzionamento quotidiano delle scuole. Una criticità ancora più evidente negli istituti con un elevato numero di alunni, nelle realtà con significativa presenza di studenti con disabilità e nei contesti territoriali più complessi.

A livello nazionale, il taglio di 2.174 posti nella scuola secondaria di secondo grado conferma una scelta di riduzione della spesa che non tiene conto dei bisogni reali del sistema scolastico.

Il contingente ATA continua a essere definito considerando indicatori importanti – presenza di alunni con disabilità, disagio territoriale, complessità degli istituti – ma le risorse assegnate non sono sufficienti a garantire standard adeguati di servizio.

Le dinamiche demografiche, inoltre, non giustificano questi interventi: il calo nei primi gradi di istruzione è compensato dalla crescita nella secondaria di secondo grado, mantenendo sostanzialmente stabile il numero complessivo degli studenti.

«Le scelte operate dal Ministero mettono in seria difficoltà il sistema scolastico della nostra regione – dichiara Luca Battistelli, segretario generale della CISL Scuola Emilia-Romagna –. Non si può continuare a intervenire sugli organici con logiche di risparmio: servono investimenti per garantire qualità del servizio, sicurezza e condizioni di lavoro adeguate. È necessario un immediato monitoraggio sui territori. Il nodo è chiaramente politico, ridurre il personale ATA significa fare una scelta sul tipo di scuola che si vuole costruire: più povera e fragile, oppure una scuola in cui investire davvero, garantendo stabilità degli organici, sicurezza e qualità del servizio. La Cisl Scuola da sempre s’impegna, e continuerà a farlo anche in futuro, con convinzione e decisione per quest’ultima opzione».

 

Formigine, assegnazione degli orti di Tabina

Formigine, assegnazione degli orti di Tabina
immagine di repeertorio

A partire da domani, mercoledì 20 maggio, sarà possibile presentare la domanda per l’assegnazione di un orto presso il nuovo Villaggio degli Orti di Tabina. Le richieste saranno prese in carico in ordine strettamente cronologico per la definizione della graduatoria e dell’eventuale lista d’attesa, fermo restando il criterio di priorità previsto dal Regolamento comunale per i residenti delle frazioni di Magreta e Corlo.

Le domande dovranno essere presentate compilando l’apposito modulo e inviate tramite e-mail all’indirizzo sport@comune.formigine.mo.it a partire dalle ore 9.30 del 20 maggio, oppure consegnate di persona presso l’Ufficio Sport e Associazionismo dalle 9.30 alle 12.30 dello stesso giorno. Successivamente, le richieste potranno essere trasmesse via e-mail senza vincoli di orario o consegnate fisicamente durante gli orari di apertura dell’ufficio (lunedì e giovedì dalle 8 alle 13 e dalle 14.30 alle 17.30; martedì, mercoledì e venerdì dalle 8 alle 13). I venti appezzamenti del complesso di Tabina saranno effettivamente accessibili e pronti per l’uso nel corso del mese di giugno.

L’iniziativa si inserisce nel progetto degli orti urbani del Comune di Formigine, andando a integrare i 79 spazi già attivi in via della Fornace. Attraverso la concessione di questi terreni, l’Amministrazione intende promuovere attività che favoriscano la socializzazione, la partecipazione dei cittadini e l’auto-organizzazione locale. Il progetto punta a sostenere il benessere psico-fisico e l’autonomia delle persone, con particolare attenzione alla popolazione anziana, stimolando al contempo la diffusione e lo scambio di competenze legate alla coltivazione biologica di ortaggi e fiori.

L’area interessata, situata a Tabina, si estende su una superficie di circa mille metri quadrati ed è accessibile dal parcheggio della Fondazione Orione 80. Ognuno dei venti lotti sociali è dotato di un pozzetto per l’irrigazione, di una paratia laterale in legno per il contenimento del terreno e di una presa diretta alla rete idrica, oltre alla predisposizione per il collegamento all’impianto di illuminazione pubblica.

Il modulo di domanda e le relative informazioni sono consultabili alla pagina: https://www.comune.formigine.mo.it/servizi/cultura-e-tempo-libero/orti-urbani-e-inclusione.

 

Al via un nuovo bando della Regione da 10 milioni di euro per sostenere gli investimenti delle imprese del commercio

Al via un nuovo bando della Regione da 10 milioni di euro per sostenere gli investimenti delle imprese del commercioRigenerare spazi, introdurre nuovi servizi, sostenere investimenti in innovazione digitale per accompagnare le imprese del commercio di vicinato, dei pubblici esercizi e le attività polifunzionali di fronte ai cambiamenti del mercato e delle abitudini di consumo.

La Regione Emilia-Romagna conferma il proprio sostegno agli investimenti e all’innovazione del settore con un nuovo bando da 10 milioni di euro finanziato con risorse del Programma regionale Fesr 2021-2027.

La misura introduce modalità semplificate di rendicontazione delle spese, pensate per rendere più agevole l’accesso ai contributi e alleggerire il carico amministrativo sulle attività beneficiarie. Una novità importante frutto di un percorso che ha tenuto conto di istanze raccolte dalle associazioni di categoria in rappresentanza delle esigenze dei territori e delle imprese: un bando costruito per favorire la partecipazione, dare risposte concrete a un comparto strategico per città, quartieri e comunità locali, e accompagnare la rete commerciale di prossimità in una fase di forte trasformazione. La modalità è prevista per i progetti di investimento fino a 100mila euro, che hanno la possibilità di scegliere tra il percorso ‘tradizionale’, a costi reali, o quello semplificato, dove il contributo viene calcolato sulla base di costi standard predeterminati.

Previsto inoltre un sistema di premialità che punta a sostenere le imprese capaci di creare occupazione stabile, investire in sostenibilità, innovazione sociale e qualità della vita, oltre a valorizzare l’imprenditoria femminile e giovanile. Maggiorazioni specifiche anche per le attività delle aree montane e interne, dove negozi e pubblici esercizi continuano a rappresentare un presidio fondamentale per la tenuta delle comunità locali.

Il nuovo intervento si affianca alla misura da 14 milioni di euro già attivata dalla Regione per sostenere la nascita e lo sviluppo degli hub urbani e di prossimità, strumenti pensati per valorizzare il commercio locale e rendere più vivi e attrattivi centri storici, quartieri e aree di prossimità. In questo caso le risorse finanziano interventi di riqualificazione dello spazio pubblico, accessibilità, mobilità sostenibile, servizi digitali, marketing territoriale, eventi e incentivi alle imprese.

A illustrare il nuovo bando, oggi in Regione, l’assessora al Turismo e Commercio, Roberta Frisoni, alla presenza di rappresentanti delle associazioni di categoria regionali.

“Con questo nuovo bando da 10 milioni di euro vogliamo sostenere concretamente il commercio di vicinato, i pubblici esercizi e le attività che ogni giorno rappresentano un presidio economico e sociale per città, quartieri e comunità locali- afferma l’assessora Frisoni-. Molte imprese si trovano a dover fare i conti con l’aumento dei costi di gestione, con il cambiamento delle abitudini di consumo e con una competizione sempre più forte. Per questo abbiamo costruito uno strumento pensato per accompagnare investimenti in riqualificazione, innovazione digitale e nuovi servizi, introducendo, per gli interventi più contenuti, la possibilità di scegliere modalità di rendicontazioni semplificate per rendere più semplice e accessibile alle imprese l’accesso a questi strumenti. Ci siamo impegnati a ridurre la burocrazia dove possibile, nella convinzione che la semplificazione sia di per sé un sostegno alle imprese al pari dei sostegni economici; oggi presentiamo uno strumento che tiene conto di questa esigenza, così come più volte ci è stato richiesto anche dal mondo economico”.

“Una misura che si aggiunge agli investimenti che abbiamo già attivato per gli hub urbani e di prossimità, con l’obiettivo di rafforzare la capacità attrattiva dei centri urbani e sostenere una rete commerciale diffusa, vitale per la qualità dello spazio pubblico e della vita delle comunità- conclude l’assessora-. Il commercio di prossimità non è soltanto economia: significa servizi, sicurezza, socialità e presidio del territorio. Significa mantenere vivi i quartieri, i centri storici e i paesi dell’Emilia-Romagna”.

Il bando: contributi, beneficiari, tempistiche

Il contributo sarà concesso a fondo perduto, fino a un massimo di 50mila euro complessivi per ciascun soggetto beneficiario. Nel caso di interventi su più unità locali sarà necessario presentare una domanda per ogni sede interessata, fermo restando il tetto massimo complessivo di contributo previsto dal bando. Le agevolazioni saranno concesse nell’ambito del regime europeo “de minimis”.

Partendo da un contributo base pari al 40% della spesa ammissibile, sono previste premialità che aumentano il contributo fino a 5 punti percentuali per i progetti che garantiscono nuova occupazione stabile a tempo indeterminato, valorizzano l’imprenditoria femminile e giovanile, promuovono innovazione sociale, sostenibilità, inclusione e qualità della vita, oppure prevedono interventi orientati al recupero dei materiali e alla riduzione dei rifiuti. Ulteriori 5 punti percentuali saranno riconosciuti alle attività operative nelle aree montane e interne dell’Emilia-Romagna.

Potranno presentare domanda le imprese del commercio al dettaglio di vicinato, i pubblici esercizi, le attività di pubblico intrattenimento come discoteche e sale da ballo, oltre agli esercizi commerciali polifunzionali.

Il bando finanzia interventi di allestimento, riqualificazione e ristrutturazione degli spazi destinati alle attività, oltre a investimenti per innovazione gestionale, ampliamento dei servizi, digitalizzazione e introduzione di nuove tecnologie per la vendita e il rapporto con i consumatori. Le domande potranno essere presentate dalle ore 10 del 23 giugno fino alle ore 13 del 21 luglio attraverso la piattaforma telematica Sfinge, disponibile sul portale Fesr della Regione Emilia-Romagna: http://fesr.regione.emilia-romagna.it, con possibilità di precaricare la documentazione dal 18 giugno.

Storia e Memoria del Novecento, al via 53 progetti in tutta l’Emilia-Romagna con un finanziamento della Regione di 400mila euro

Storia e Memoria del Novecento, al via 53 progetti in tutta l’Emilia-Romagna con un finanziamento della Regione di 400mila euroLa storia e la memoria del Novecento non rappresentano soltanto un patrimonio da custodire, ma una radice viva, che continua a nutrire la democrazia, che aiuta a leggere con sguardo consapevole il presente e a orientare le sfide future.

Valorizzare questo patrimonio, trasmetterlo e divulgarlo per la Regione Emilia-Romagna rappresenta un impegno concreto, su cui ogni anno continua a investire. Finanziando, anche attraverso il bando previsto dalla legge regionale 3/2016, progetti e iniziative legati ai percorsi della Memoria, in particolare all’80^ anniversario della nascita della Repubblica e all’introduzione del diritto di voto alle donne.

A conclusione del bando, la cui graduatoria è stata approvata dalla Giunta nell’ultima seduta, sono 53 i progetti ammessi a finanziamento, che potranno contare complessivamente su 400mila euro; vengono così interamente utilizzate le risorse disponibili. Destinatari dei contributi sono: 31 associazioni, fondazioni e istituzioni senza fini di lucro (finanziamento complessivo di 253.420 euro); 13 Comuni con meno di 15mila abitanti (69.680 euro); 9 Comuni con più di 15mila abitanti (76.900 euro).

“La Regione Emilia-Romagna conferma il proprio impegno nel promuovere la memoria del Novecento come patrimonio vivo, capace di parlare al presente e alle nuove generazioni- afferma l’assessora regionale alla Cultura, Gessica Allegni-. I 53 progetti che sosteniamo raccontano proprio questo: una comunità che non dimentica, che interroga la propria storia e che la trasforma in impegno civile, in partecipazione. Quest’anno abbiamo posto un’attenzione particolare ai progetti e alle iniziative legati agli 80 anni della nascita della Repubblica e del diritto di voto alle donne: conquiste ottenute grazie al coraggio, all’altruismo, al senso di responsabilità che ha spinto tante donne e uomini a sacrificare anche la vita per conquistare e difendere la libertà, la democrazia e la parità dei diritti”.

“Siamo convintamente al fianco di realtà che lavorano ogni giorno per fare memoria e tramandarla ai più giovani, un dovere che appartiene alle istituzioni e a ognuno di noi- aggiunge Allegni-.  Colpisce la forza e la passione che emergono da queste iniziative, accomunate dallo stesso filo conduttore: l’idea di una memoria che non divide, ma unisce; che non si limita a ricordare, ma costruisce legami, responsabilità condivisa, cittadinanza. Progetti che si contraddistinguono per la capacità di coinvolgere i giovani, di utilizzare nuovi strumenti narrativi e di mettere in rete luoghi e comunità, perché la memoria non sia solo conservazione, ma esperienza attiva e consapevole. Sostenere queste esperienze- chiude l’assessora- significa scegliere, ancora una volta, da che parte stare: dalla parte della democrazia, della libertà, della partecipazione, dell’uguaglianza”.

Numerose e molto varie le iniziative e i progetti proposti, che uniscono memoria storica, partecipazione civica, innovazione dei linguaggi e radicamento territoriale: percorsi e cammini della memoria, con trekking sui luoghi della Liberazione, itinerari storici e passeggiate “costituzionali”; attività per scuole e giovani, con laboratori didattici, concorsi e percorsi educativi sul primo voto e sulla nascita della Repubblica; eventi culturali che prevedono spettacoli teatrali, musicali e performance partecipative. E ancora: mostre e installazioni, con esposizioni storico-documentarie e fotografiche, anche attraverso il dialogo tra materiali d’archivio e linguaggi contemporanei; progetti digitali e multimediali, podcast geolocalizzati, reti di QR code e produzioni audiovisive; incontri pubblici e divulgativi quali presentazioni di libri, conferenze e momenti di approfondimento aperti alla cittadinanza; costruzione di archivi e raccolte di memoria, anche attraverso la raccolta di testimonianze orali e la creazione di archivi vocali o documentali. Visite guidate e valorizzazione di luoghi storici come musei, archivi, paesaggi della memoria, per arrivare a strumenti ludico-educativi che propongono giochi storici e format interattivi per la divulgazione.

Per quanto riguarda la distribuzione territoriale, 16 progetti riguardano la provincia di Bologna, 9 Modena, 7 Reggio Emilia, 5 Ravenna, 5 Rimini, 3 ciascuna Forlì-Cesena, Parma e Piacenza, 2 Ferrara.

I progetti saranno realizzati nell’anno solare 2026 e si svolgeranno all’interno del territorio regionale.

Il bando 2026

Il bando di quest’anno finanziava in particolare attività e iniziative di dimensione sovralocale che avessero questi obiettivi: interventi di valorizzazione dei percorsi regionali collegati ai luoghi della memoria come i musei dedicati alla conservazione, alla ricerca e alla presentazione della storia del XX secolo; interventi di studio, ricerca e raccolta di testimonianze sui luoghi della storia del Novecento in Emilia-Romagna; interventi di valorizzazione dei luoghi e del patrimonio culturale insistente sulla Linea Gotica e sul Cammino di Pace da Monte Sole a Sant’Anna di Stazzema e dei luoghi della memoria presenti sui percorsi nelle rotte di commemorazione europea. E ancora, progetti a sostegno della valorizzazione dei luoghi della memoria e dei percorsi regionali ad essi collegati, anche ai fini della promozione del patrimonio culturale del territorio regionale; infine, eventi che possano commemorare incisivamente ed efficacemente la memoria del Novecento, in particolare la promozione di iniziative per celebrare l’ottantesimo Anniversario della nascita della Repubblica e dell’estensione del diritto di voto alle donne, nel giugno 1946.

Sul sito https://patrimonioculturale.regione.emilia-romagna.it/leggi-atti-bandi/avvisi-e-bandi/memoria2026 tutte le informazioni sulla graduatoria e l’indicazione dei contributi assegnati ai progetti promossi.

Ulteriori finanziamenti agli Istituti storici

Non solo. Perché la Giunta, con altra delibera, ha dato anche il via libera al finanziamento di alcune integrazioni ai programmi di attività presentati nell’ambito delle convenzioni triennali in essere con gli Istituti storici, sempre sulla base della legge regionale 3/2016. In particolare, l’Istituto Parri di Bologna, per lo sviluppo del progetto ‘A passo di liberazione’, condiviso con tutti gli altri Istituti (13.500 euro per il 2026 e 11.500 per il 2027, che si aggiungono alle risorse stanziate dall’Assemblea legislativa). La Fondazione per il recupero e la valorizzazione della memoria storica del Campo di Fossoli per la ristampa del catalogo del Museo del Deportato di Carpi e la realizzazione della versione in lingua inglese (10.000 euro). L’Isrec – Istituto di storia contemporanea di Piacenza Aps per il recupero, l’inventariazione e la valorizzazione dell’archivio storico della sezione locale dell’Associazione nazionale fra mutilati ed invalidi di guerra, che sarà depositato presso la sede dell’Isrec di Piacenza (6.000 euro per il 2026 e 10.000 per il 2027).

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