Sport gratuito per le donne: a Maranello, in occasione della giornata internazionale della donna, in programma attività sportive gratuite per le donne nelle palestre, nei centri sportivi e presso le associazioni sportive.
Dal 2 all’8 marzo al bocciodromo ingresso gratuito per giocare a bocce, a cura di Società Bocciofila Cavallino; martedì 3 dalle 13 alle 14 lezione gratuita di pilates, mercoledì 4 dalle 17.45 alle 18.45 lezione gratuita di power yoga, entrambe presso l’Associazione Yawp; giovedì 5 marzo dalle 18 alle 20 lezione gratuita di judo, venerdì 6 marzo dalle 18 alle 20 lezione gratuita di karate, alla palestra delle Scuole Stradi a cura di Karate-Judo Maranello; domenica 8 dalle 8 alle 22 alla Polisportiva Pozza prenotazione gratuita dei campi da tennis e beach volley a cura di Polisportiva Pozza; domenica 8 alla piscina del Parco dello Sport di Maranello nuoto libero (8-13) e lezioni gratuite di acquagym (9.30-11.10) con accesso libero con certificazione medica, a cura di Maranello Sport e Polisportiva Maranello.
Per tutto il mese di marzo, inoltre, parkour free: accesso gratuito alle attività di parkour presso tutte le sedi di MOTA A.S.D. esclusivamente per le donne non iscritte alla società.
Al mattino sereno o poco nuvoloso sui rilievi, cielo pressochè coperto sulle pianure e nelle valli per nubi basse e foschie e nebbie, più insistenti sulle pianure orientali e la costa con parziali schiarite nel pomeriggio. In serata tendenza ad aumento della nuvolosità medio-alta a partire da ovest.
Temperature minime stazionarie o in lieve aumento con valori tra 5 e 8 gradi; massime stazionarie o in lieve diminuzione, comprese tra 11 e 16 gradi. Venti deboli, in prevalenza dai quadranti orientali. Mare quasi calmo.
“Il luogo della bellezza e il grande valore di una candidatura diffusa. L’audizione di oggi di Forlì-Cesena per il titolo di Capitale della Cultura ha restituito la forza di una grande alleanza. Abbiamo mostrato il caleidoscopio di un territorioche supera i confini amministrativi e punta a trasformare Forlì-Cesena in un’unica destinazione culturale che guarda al Paese e all’Europa”.
Con queste parole il presidente della Regione Emilia-Romagna, Michele de Pascale, ha sottolineato l’orgoglio di un’intera regione commentando l’audizione pubblica che si è svolta questo pomeriggio a Roma, nella Sala Spadolini del Ministero della Cultura, dove è stato presentato il progetto di Forlì-Cesena.
Per un’ora – dalle ore 15.15 alle 16.15 – la delegazione romagnola, guidata dal presidente della Regione, Michele de Pascale, insieme all’assessora regionale alla Cultura, Gessica Allegni, al presidente della Provincia e sindaco di Cesena, Enzo Lattuca, al sindaco di Forlì, Gian Luca Zattini, e Gianfranco Brunelli, direttore dei Musei di San Domenico e presidente del comitato scientifico, ha presentato alla giuria di esperti il dossier “I sentieri della bellezza”, esito di oltre un anno di lavoro e di un ampio percorso partecipativo che ha coinvolto istituzioni, associazioni, operatori culturali e cittadini di tutto il territorio rispondendo alle domande degli esperti.
“Se riceveremo il titolo di Capitale della Cultura- ha sottolineato nell’appello finale il presidente de Pascale- lo onoreremo fino in fondo. Ma lo onoreremo anche se non dovessimo riceverlo. Perché il messaggio che mandiamo oggi è più grande del risultato finale. Candidarsi a Capitale europea e a Capitale italiana della cultura è già di per sé una sfida positiva, una prova di maturità e di visione che le città della nostra regione hanno affrontato con serietà e coraggio. Ciò che è stato costruito in questo percorso non andrà perduto: è un patrimonio che resta, un esercizio di progettazione, coesione e identità che non torna indietro”.
“C’è poi una ragione più profonda per cui pensiamo di meritare questo riconoscimento- ha proseguito de Pascale- Per noi la parola ‘capitale’ non significa comando. La nostra terra, la Romagna, porta nel nome l’eredità di Roma. Roma è stata capitale non perché dominava, ma perché ha trasformato i territori: ha portato diritto, infrastrutture, cultura, benessere. È questo il senso in cui vogliamo essere capitale: un punto di irradiazione di valori, opportunità, conoscenza. Il nostro dossier affonda le radici in decenni di impegno culturale delle città dell’Emilia-Romagna. Perché la cultura non è celebrazione acritica: è consapevolezza, è elaborazione, è crescita. Pensiamo solo al coraggio dei sindaci: dopo l’emergenza alluvione, il primo grande progetto proposto ai cittadini è stato proprio la candidatura a Capitale della Cultura. È stata una scelta che parla all’Italia intera. Per questo oggi chiediamo fiducia. Accompagnate gli italiani in questi sentieri straordinari. Dateci fiducia: non ve ne pentirete”.
A Roma, oltre ai sindaci di Forlì e di Cesena,erano presenti altri venti sindaci, sindache e amministratori comunali, i vescovi delle diocesi di Forlì e Cesena, la coordinatrice del progetto Francesca Bertoglio, del team di Panspeech e numerosi sostenitori. Sono intervenuti anche Francesca Di Fazio, direttrice Junior Ert, Emilia-Romagna Teatro, Carla Icardi per il percorso enogastronomico che ha in Pellegrino Artusi il fulcro, il prof. Alessandro Talamelli Coordinatore del progetto CICLoPE (Centre for International Cooperation in Long Pipe Experiments), con il tema del volo che ha dato il ‘la’ all’incursione finale della corale del Conservatorio Maderna-Lettimi di Cesena con una sofisticata versione della canzone ‘Volare’.
Il percorso
Il dossier presentato abbraccia quasi cinquanta Comuni, in un intreccio di storia, conoscenza, rigenerazione, crescita e sostenibilità che non ha eguali e unisce la costa, la pianura e l’appennino in una visione comune di sviluppo culturale e coesione sociale.
Tutti i luoghi saranno un palcoscenico di bellezza e di pensiero.
Le audizioni delle dieci finaliste, che si svolgono tra oggi e domani, rappresentano una tappa decisiva del percorso di selezione: ogni città ha l’opportunità di illustrare la propria visione strategica e di rispondere alle domande dei giurati.
L’annuncio ufficiale è previsto entro il 27 marzo 2026. Alla città che otterrà il titolo sarà assegnato un finanziamento di un milione di euro per la realizzazione dei progetti contenuti nel dossier.
La candidatura di Forlì- Cesena è entrata ufficialmente nella rosa delle dieci finaliste lo scorso 20 gennaio con il progetto “I sentieri della bellezza”, presentato il 25 settembre 2025. Si tratta di un articolato percorso di coprogettazione fatto di plenarie pubbliche, laboratori tematici e centinaia di incontri bilaterali con istituzioni, università, scuole, fondazioni e imprese.
Nel corso della seduta di oggi, giovedì 26 febbraio, della Conferenza Territoriale Sociale e Sanitaria (CTSS) della provincia di Modena sono stati presentati dalle Aziende sanitarie modenesi, e approvati all’unanimità dai Sindaci di tutto il territorio, gli indirizzi e le principali direttrici del percorso di riorganizzazione della rete provinciale dell’offerta sanitaria.
Esso nasce dalla volontà condivisa di Azienda USL di Modena, Azienda Ospedaliero‑Universitaria di Modena e Ospedale di Sassuolo Spa di costruire una visione unitaria della sanità provinciale, superando approcci frammentati e rafforzando un modello integrato, interaziendale e di sistema, in grado di rispondere in modo più efficace, moderno e sostenibile ai bisogni di salute dei cittadini.
“L’approvazione all’unanimità degli indirizzi proposti e illustrati dai due direttori generali e sanitari è un risultato importante e incoraggiante per andare avanti lungo la strada delineata in questi mesi nella CTSS – ha osservato il Presidente Massimo Mezzetti -. Da parte dei Sindaci c’è la piena consapevolezza delle sfide che abbiamo davanti a noi e siamo impegnati ad affrontarle con responsabilità e determinazione”.
Un riordino complessivo del sistema salute provinciale
L’intero percorso è stato esposto in modo sintetico nei suoi principali indirizzi: riordino della rete dell’offerta ospedaliera e revisione dell’area chirurgica; riorganizzazione del sistema dell’emergenza e dell’urgenza; rafforzamento e riordino dell’assistenza territoriale; miglioramento dell’appropriatezza prescrittiva; analisi dei carichi di lavoro e degli schieramenti professionali.
La riorganizzazione nasce dalla necessità di riposizionare le funzioni sanitarie provinciali all’interno di tre vincoli non eludibili: normativi, di performance e di sostenibilità territoriale. L’obiettivo è garantire omogeneità dei percorsi di cura, riducendo duplicazioni e disallineamenti, valorizzando la concentrazione delle attività dove necessario e lo sviluppo della prossimità attraverso modelli innovativi come la telemedicina e le reti digitali integrate.
“L’aumento della cronicità, delle fragilità e del bisogno di salute mentale rende evidente che restare fermi non è un’opzione. È necessario agire per garantire il futuro del sistema sanitario pubblico, superando modelli organizzativi non più coerenti con i bisogni reali della popolazione e con gli standard nazionali” hanno chiarito i DG Ausl e Aou, Mattia Altini e Luca Baldino.
Modernizzare l’organizzazione per rispondere meglio ai cittadini
La proposta evidenzia come l’attuale struttura dell’offerta di servizi e prestazioni debba essere resa più moderna in termini di sostenibilità e capacità di risposta. La direzione di marcia è chiara: rivedere quelle duplicazioni che non portano nessun beneficio per il cittadino e rafforzare le collaborazioni interaziendali, interdistrettuali e interdisciplinari, mantenendo la specializzazione delle strutture ma in una logica di rete, capace di distribuire sul territorio punti di accesso di prossimità e strutture di secondo e terzo livello per gestire l’alta e l’altissima complessità. In questo modo sarà possibile garantire equità di accesso e presa in carico su tutto il territorio. Inoltre, definendo in modo chiaro le “vocazioni” degli ospedali, concentrando di conseguenza le casistiche, sarà possibile fare di più e meglio, qualificando tutta la filiera di professionisti e rendendola anche attrattiva. In questo modo è possibile migliorare l’efficienza dell’intero sistema con l’obiettivo, appunto, di una migliore risposta ai bisogni.
Il percorso tiene conto delle risorse assegnate e prevede azioni forti sul sistema provinciale in grado di liberare risorse e reinvestirle in qualità, servizi e innovazione. Su alcuni principi chiave: nessuna chiusura di ospedali (il numero complessivo delle strutture resta invariato) e superamento della logica del “tutto ovunque”; ancora, una riorganizzazione della distribuzione interna delle attività e la valorizzazione di tutte le strutture secondo la loro vocazione, con sviluppo delle eccellenze cliniche e tecnologiche, inclusa la chirurgia robotica.
“Lo sviluppo del sistema sanitario provinciale si finanzia cambiando il modo in cui vengono utilizzate le risorse già disponibili, puntando su appropriatezza, qualità ed esiti”, osservano i DG.
Su area chirurgica e territorio si sta lavorando su qualità dell’offerta, volumi di attività e prossimità per i cittadini, in linea con il progressivo sviluppo e completamento della rete di Case della Comunità, Ospedali di Comunità e Hospice, diagnostica e oncologia di prossimità, chirurgia di bassa complessità, potenziamento della salute mentale e della neuropsichiatria infantile, con particolare attenzione alle aree montane e alla telemedicina. Il piano inoltre riconosce nel capitale umano la leva strategica per il futuro del Servizio Sanitario Nazionale: attrazione, valorizzazione e benessere dei professionisti sono elementi centrali del cambiamento, insieme alla riduzione delle variabilità organizzative non giustificate.
La presentazione degli indirizzi, approvata dai Sindaci all’unanimità, rappresenta l’avvio di un percorso di confronto e partecipazione che coinvolgerà amministrazioni e comunità locali, professionisti, organizzazioni sindacali, cittadini e Comitati consultivi misti, con momenti di approfondimento e rendicontazione trasparente su tutti i Distretti.
La CTSS della provincia di Modena conferma così il proprio ruolo di sede di governance territoriale, chiamata a guidare un processo di riorganizzazione necessario per costruire una sanità pubblica più moderna, integrata e capace di rispondere ai bisogni dei cittadini.
Domenica 1° marzo 2026 riapre al pubblico il Castello di Spezzano dalle ore 15 alle ore 18. Come sempre sarà possibile visitare gratuitamente le sale affrescate e il Museo della Ceramica con la sezione “Manodopera”; ogni ultima domenica del mese riprenderanno anche le visite guidate gratuite, alle 17.
Castello e Museo saranno apertiti a libero accesso tutti sabati e le domeniche pomeriggio fino a dicembre 2026, con aperture straordinarie per Pasqua e Ferragosto.
Domenica 8 marzo partirà anche un nuovo ciclo di “Strabilianti avventure a corte”, gli appuntamenti dedicati ai bambini dai 4 ai 10, sempre molto apprezzate. Saranno quattro le domeniche pomeriggio, tra marzo e aprile, all’insegna della creatività e del gioco, tra laboratori e animazioni ispirate alla storia e agli spazi del Castello. Gli incontri si svolgeranno dalle 16 alle 18.
Il programma prevede: domenica 8 marzo “Schiamazzi a Palazzo: che giorno pazzo!”, festa in maschera con il giullare del castello; domenica 15 marzo “Trame incantate: laboratorio di tessitura e cucito creativo”, attività manuale per imparare a realizzare un piccolo arazzo; domenica 19 aprile “Tra foglie e petali: il laboratorio del giardiniere”, creazione di coroncine e vasetti, per avvicinarsi al mondo della natura; domenica 26 aprile “Allarme al Castello: le grandi prove delle guardie”, gioco a squadre e mini-olimpiadi per mettersi alla prova.
Le attività sono riservate ai bambini; per gli accompagnatori è previsto l’accesso agli spazi museali e la possibilità di partecipare a una visita guidata.
La prenotazione è obbligatoria all’indirizzo: castellospezzano@gmail.com.
Il costo di partecipazione è di 5 euro a bambino, comprensivo di una piccola merenda (segnalare eventuali allergie).
Il Castello di Spezzano si conferma luogo vivo e accogliente, capace di coniugare patrimonio culturale, educazione e divertimento, offrendo alle famiglie del territorio occasioni di qualità per condividere esperienze significative.
Tredici ospedali dell’Emilia-Romagna nella classifica ‘Newsweek Best Hospitals 2026’, che ogni anno stila l’elenco delle migliori strutture al mondo e di ogni singolo Paese.
Ben 4 strutture si piazzano tra le prime 20 in Italia: il Sant’Orsola-Malpighi di Bologna al quinto posto (76esimo assoluto in tutto il mondo e secondo ospedale pubblico in Italia), il Policlinico di Modena all’11esimo, l’Ospedale di Parma al 15esimo e l’Arcispedale Santa Maria Nuova di Reggio Emilia al 17esimo.
Dell’elenco fanno parte anche gli ospedali Maggiore di Bologna, Sant’Anna di Ferrara, Baggiovara a Modena, Morgagni-Pierantoni di Forlì, Infermi di Rimini, Bufalini di Cesena, Bellaria di Bologna e Santa Maria delle Croci a Ravenna. Inoltre, l’Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna viene riconosciuto al vertice nel Paese tra le strutture specialistiche per quanto riguarda l’Ortopedia.
“Si tratta di un altro autorevole riconoscimento per il nostro sistema sanitario pubblico, che nonostante le difficoltà legate al cronico sottofinanziamento, conferma livelli di eccellenza internazionali- sottolinea l’assessore alle Politiche per la salute, Massimo Fabi-. Un risultato centrato grazie al lavoro quotidiano e alla professionalità delle migliaia di medici, infermieri e operatori che vi lavorano. Un risultato- aggiunge Fabi- che ci sprona a proseguire sulla strada dell’innovazione per realizzare un’offerta sempre più territoriale e a misura di cittadino, puntando su politiche di prevenzione e promozione di sani e corretti stili di vita”.
Anguille, cefali, spigole, orate, granchi e gamberi. Sono alcuni esemplari appartenenti alle cosiddette specie eurialine, che potranno continuare ad essere oggetto della pesca professionale in alcune delle acque interne dell’Emilia-Romagna, prima fra tutte quelle del Po, dal Ponte di Mesola, nel Ferrarese, fino al confine regionale piacentino.
La Regione ha scelto infatti di derogare, come previsto peraltro dalla norma stessa (legge 16 del 2026, art. 40, comma 2-quater), alla legge 154 del 2016, che sancisce il divieto di esercizio della pesca professionale nelle acque interne, consentendo tuttavia, laddove è già esercitata in forma cooperativa o tradizionale, la pesca delle specie eurialine, nei limiti e con le modalità previste dalle disposizioni dell’Unione europea e regionali. Si tratta di organismi acquatici (pesci, crostacei) in grado di adattarsi a variazioni significative della salinità, vivendo sia in ambienti marini che in acque salmastre o dolci, come lagune e foci.
“Abbiamo deciso di intervenire in deroga, come consentito dalla normativa nazionale, per sostenere un comparto importante- afferma l’assessore regionale all’Agricoltura e Pesca, Alessio Mammi– che coinvolge nella nostra regione tante imprese, lavoratrici e lavoratori. È una risposta concreta ai nostri pescatori, professionisti che, grazie alla loro attività, mantengono viva una tradizione millenaria garantendo allo stesso tempo un monitoraggio costante della salute delle nostre acque. Il Po e i suoi tratti terminali rappresentano un ecosistema unico, dove il confine tra acqua dolce e salmastra crea una biodiversità straordinaria. Permettere il prelievo regolamentato di specie come l’anguilla, il cefalo o la passera significa sostenere una filiera che porta sulle tavole dei consumatori un prodotto a chilometro zero, tracciato e di altissima qualità”.
La deroga verrà applicata lungo l’asta principale del fiume Po, nel tratto dal ponte di Mesola, sulla Strada Statale 309 Romea, fino al confine regionale piacentino ( zona classificata come “A” nella delibera di Giunta 185 del 2025). Sarà valida anche nei tratti appositamente individuati dal Programma ittico annuale come “zone classificate ‘B’ accessibili per la pesca professionale” del territorio ferrarese, nonché nelle lanche adiacenti al Po del territorio reggiano e parmense, nel tratto compreso tra la località Gramignazzo di Sissa e la foce del torrente Crostolo, e nei tratti di foce dei fiumi Taro e Parma per gli ultimi 600 metri dalla confluenza con il Po. Le acque salse o salmastre o lagunari (zone sempre classificate “A” nella delibera di Giunta 185 del 2025) non rientrano nel provvedimento di deroga in quanto per questa aree non trova applicazione il divieto di esercizio della pesca professionale disposto dalla norma nazionale.
La Regione ha previsto, inoltre in base alla deroga, che per le specie autoctone e parautoctone vengano comunque applicate le disposizioni relative alle dimensioni minime prelevabili, ai periodi di divieto e ai limiti di detenzione previsti dal regolamento regionale in materia e, per quanto riguarda l’anguilla, dalla normativa nazionale.
Tutte queste disposizioni, già entrate in vigore, saranno efficaci per tutta la durata dell’attuale Programma ittico e troveranno applicazione anche nel prossimo Programma ittico regionale, per l’annualità 2026-2027.
Fa tappa a Bologna il roadshow nazionale per la presentazione della call 2026 di UniCredit Start Lab. Al via, infatti, la nuova edizione del programma di successo dedicato alle migliori start-up e PMI innovative italiane “Tech”. Un’iniziativa che, in 12 anni di attività, ha visto UniCredit valutare circa 9mila progetti imprenditoriali e accompagnare 700 start-up del Paese verso percorsi di crescita.
Palazzo Magnani, storica sede della banca in città, ha ospitato l’iniziativa, organizzata come momento di incontro e di confronto con l’ecosistema dell’innovazione dell’area Centro Nord, che ricomprende
Emilia-Romagna, Toscana, Umbria e Marche. Un perimetro vivace sul fronte delle giovani aziende, con oltre 2.280 imprese attive, tra Pmi innovative e Start Up che, più in dettaglio, sono 1078 in Emilia-Romagna, 669 in Toscana, 356 nelle Marche e 182 in Umbria (dati Registro PMI Innovative e Startup al gennaio 2026).
“L’innovazione è un pilastro strategico della competitività di questa area – rimarca Andrea Burchi, Regional Manager Centro Nord di UniCredit -. È un motore capace di generare nuove opportunità, sviluppare competenze e creare occupazione. UniCredit svolge un ruolo attivo nel rafforzamento di questa leva di crescita. Sostenere i talenti e le realtà ad alto potenziale innovativo significa per noi investire nel futuro del Paese. È così che creiamo valore per il territorio e per le comunità in cui operiamo. Lo facciamo in concreto anche con iniziative dedicate, come UniCredit Start Lab, e facilitando il dialogo e la collaborazione tra start up, pmi innovative e il nostro network di imprese corporate clienti. Sinergie in grado di produrre vantaggi concreti. Soprattutto nell’attuale contesto, in cui l’AI segna una forte discontinuità che può tradursi in grandi occasioni per chi ha visione, competenza e coraggio imprenditoriale”.
Nel corso dell’evento di presentazione della call 2026 di UniCredit Start Lab, aperto dai saluti del Regional Manager Andrea Burchi, sono intervenuti Francesca Perrone, Head of ESG & Start Lab Italy UniCredit; e Simone Di Somma, Senior Advisor KPMG e Adjunct Professor Luiss Business School. A seguire, due tavole rotonde con focus sull’AI – moderate da Giusy Stanziola, Start Lab & Development Programs UniCredit; e da Livio Stellati, Responsabile Territorial Development Centro Nord UniCredit – hanno visto confrontarsi Paolo Barbatelli, Corporate Vice President Business & Equity Partner Altea Federation, Augusto Bianchini, Partner Opseed, Silvia Buzzi, Sustainability Manager Gruppo Caviro, Roberto Privitera, Head of Product Lab Aruba; e Giovanni Tardini, CEO Symboolic.
Nell’edizione 2025 di UniCredit Start Lab, cha ha coinvolto oltre 200 partner a livello nazionale tra incubatori ed acceleratori, sono state avanzate 640 candidature da parte di start-up e PMI innovative; di queste 108 sono giunte da imprese con sede nel Centro Nord.
Un’area che si distingue per la percentuale di start-up a guida femminile candidate (23%), rispetto al dato Italia (21%). Quella relativa al Digital è la categoria per la quale è pervenuto il maggior numero di progetti (41%, il dato Italia è del 43%), seguita da Impact Innovation (28%) e Innovative Made in Italy (18%), con percentuali superiori alla media nazionale (rispettivamente 21% e 15%). Ciò testimonia il fermento imprenditoriale nell’area Centro Nord sul tema innovazione.
Confermati anche per quest’anno i 5 settori di riferimento per UniCredit Start Lab: Clean Tech (Energie rinnovabili, Efficienza energetica, Mobilità sostenibile, Trattamento dei rifiuti), Innovative Made in Italy (Agrifood, Fashion & Design, Nanotecnologie, Robotica, Meccanica, Turismo e Industria 5.0), Digital (AI, SaaS, B2B Services& Platform, Hardware, Fintech, IoT), Life Science (Biotecnologie, Farmaceutica, Dispositivi Medici, Digital Health, Tecnologie di assistenza) e Impact Innovation (Prodotti e servizi innovativi capaci di generare un impatto sociale o ambientale).
Le 10 startup selezionate per ognuna delle 5 categorie potranno accedere alla piattaforma di Start Lab che prevede:
Partecipazione ad attività di business e investment matching con controparti industriali e finanziarie del network di UniCredit (oltre cento le iniziative organizzate negli anni scorsi).
Accesso alla piattaforma internazionale di UniCredit, banca paneuropea leader in 13 Paesi, attraverso la partecipazione a Tech Day internazionali, l’accesso prioritario al Global Startup Program promosso da ICE e a una rete di investitori esteri.
Piattaforma a impatto composta da iniziative ad hoc per female founders, un verticale di dedicato all’impact innovation e la partecipazione alle diverse tappe degli ESG TECH DAY organizzati da UniCredit.
Training manageriale avanzato, tramite la Startup Academy e workshop tematici.
Programma di mentorship personalizzata con professionisti ed esperti dell’ecosistema dell’innovazione; l’assegnazione di un gestore UniCredit dedicato al supporto alla crescita.
Premio di 10.000 euro per la prima classificata di ogni categoria
Le candidature per l’edizione 2026 sono aperte sino al prossimo 25 marzo. Per partecipare o ottenere maggiori informazioni, è possibile inviare una richiesta a: unicreditstartlab@unicredit.eu
“Lo sfruttamento del lavoro non è solo un odioso reato contro le persone che va contrastato in ogni modo. Rappresenta anche un danno per l’intero sistema agricolo regionale, composto da tantissime aziende che affrontano con correttezza la competizione sui mercati che debbono fare i conti con chi opera invece in maniera sleale sfruttando lavoratrici e lavoratori, in particolare quelli stranieri più fragili. Tra gli antidoti introdotti in Emilia-Romagna, il sostegno della Regione e degli enti locali alla ‘Rete del Lavoro agricolo di qualità’, realizzata in collaborazione con le Prefetture e l’Inps che oggi è attiva in tante province emiliano-romagnole attraverso le sezioni territoriali”.
Così affermano con forza gli assessori regionali al Lavoro, Giovanni Paglia, e all’Agricoltura, Alessio Mammi, a seguito della vicenda del ‘caporale’ pakistano arrestato a Modena per lo sfruttamento di otto braccianti agricoli connazionali e che nelle prossime settimane saranno sul territorio per individuare possibili strumenti di risposta.
“L’agricoltura è un settore ad alta intensità di lavoro manuale- continuano gli assessori-, in cui è più alto il rischio di irregolarità e di sfruttamento. Come Regione abbiamo sostenuto con convinzione la nascita e lo sviluppo della Rete del Lavoro agricolo di qualità, attraverso la premialità nei bandi di finanziamento dei bandi europei per lo Sviluppo rurale. Ma la Rete di per sé non basta- spiegano- e per questo stiamo lavorando con le istituzioni del territorio, Inps, forze dell’ordine, sindacati e Agenzia regionale per il lavoro, per aprire sportelli sul territorio che siano a diretto contatto con i lavoratori e le lavoratrici e li accompagnino e supportino nella scelta di percorsi regolari”.
Un primo presidio contro lo sfruttamento e il caporalato in agricoltura è stato realizzato lo scorso anno per la prima volta a Portomaggiore, in provincia di Ferrara, un laboratorio di esperienze che può essere replicato anche su altri territori.
L’attenzione è nata dopo episodi di caporalato registrati in quella zona, casi denunciati dai sindacati e che hanno visto la mobilitazione immediata di tutte le istituzioni del territorio e l’avvio di un tavolo coordinato dalla Prefettura di Ferrara, in collaborazione con la direzione provinciale dell’Inps di Ferrara, il Comune di Portomaggiore e la Sezione territoriale della Rete del Lavoro agricolo di qualità, iniziativa che deriva da un percorso condiviso iniziato nel 2022 e finanziato da un bando regionale a contrasto del caporalato (legge 18 del 2016).
A Portomaggiore è stato aperto dallo scorso anno uno sportello fisico dell’Agenzia del lavoro dell’Emilia-Romagna che mette a disposizione anche attività di mediazione culturale e linguistica finanziata con fondi regionali, facilitando la comunicazione con lavoratrici e lavoratori stranieri. In particolare, un mediatore di lingua urdu assiste gli utenti di origine pakistana, promuovendo anche l’accesso ai servizi per le vittime di sfruttamento lavorativo e l’accompagnamento verso il lavoro regolare. Nel centro sono disponibili materiali informativi in italiano, inglese, arabo e urdu sui diritti dei braccianti. Inoltre, è stata avviata una sperimentazione di servizi di trasporto riservati all’agricoltura, il Progetto ‘Agribus’. Gli operatori del Centro per l’Impiego offrono a lavoratrici e lavoratori informazioni, dichiarazione di immediata disponibilità (Did), costruiscono il patto di servizio, oltre a percorsi personalizzati, di orientamento e accompagnamento al lavoro regolare. Allo stesso tempo forniscono alle aziende agricole supporto per pubblicare offerte di impego sulla piattaforma “Lavoro per Te” e organizzare Recruiting days.
Anche a Modena, in particolare, il Tavolo per il lavoro agricolo di qualità è attivo e potrà condurre a iniziative analoghe a quelle che a Portomaggiore stanno già portando a risultati apprezzabili.
“L’esistenza di sezioni particolarmente attive della Rete del lavoro agricolo di qualità costituisce il fulcro per l’avvio di queste azioni- concludono Paglia e Mammi-. L’Emilia-Romagna, con le sue 2.522 aziende rappresenta circa un quarto delle 10.664 aziende italiane complessivamente iscritte alla Rete, costituendo una best practice riconosciuta a livello nazionale. Ma intendiamo fare ancora di più, affinché questo sistema si configuri davvero come una pratica virtuosa ed efficace nel contrastare le sacche di illegalità”.
Mazzoni e Gianfreda incontro Albergo Sociale Rimini
Una serie di incontri per confrontarsi con alcune delle realtà riminesi che si occupano di accoglienza verso le persone in situazioni di grave marginalità. È partita dall’Albergo sociale la visita dell’assessora regionale al Contrasto alla povertà, Elena Mazzoni, oggi a Rimini assieme all’assessore comunale alla Protezione sociale, Kristian Gianfreda.
“La marginalità estrema è una delle sfide decisive per le Regioni- afferma Mazzoni-, perché riguarda la tenuta sociale delle comunità e la capacità delle istituzioni di garantire diritti fondamentali anche a chi vive ai margini”.
In Emilia-Romagna, dove si concentrano forme diverse di povertà grave ed esclusione, il nuovo Piano regionale per il contrasto alle povertà 2025 2027 ribadisce che non basta intervenire sui singoli casi, ma serve una regia capace di orientare le politiche, integrare le misure e garantire omogeneità di diritti sul territorio. E in territori come Rimini, che l’ultimo Rapporto diocesano sulle povertà indica come seconda più cara d’Italia, il costo della vita impatta su famiglie e persone più fragili.
“Diventa ancora più evidente- prosegue l’assessora-, quanto sia decisivo tenere insieme regia regionale e attuazione comunale: solo politiche coordinate possono evitare che l’aumento delle spese per beni essenziali, casa e servizi, traduca la vulnerabilità economica in nuova marginalità estrema. Quella di oggi è un’occasione per confrontarsi con le esperienze di chi ogni giorno opera sul fronte più difficile del contrasto alla povertà estrema. È fondamentale il lavoro di rete tra Comuni, servizi pubblici e Terzo settore per garantire risposte concrete, dignitose e personalizzate alle persone senza dimora e in forte difficoltà. La Regione continua a sostenere e valorizzare questi modelli integrati, perché il contrasto alle povertà passa dalla presa in carico, dall’accesso ai diritti fondamentali e dalla costruzione di percorsi reali di inclusione e autonomia”.
Le tappe
La visita alla comunità riminese si inserisce in un più ampio percorso di ascolto sui territori promosso dall’assessora Mazzoni che, anche grazie al Tavolo permanente sulla povertà, che verrà presto istituito, culminerà in autunno in un incontro regionale sul tema della povertà.
L’Albergo sociale, prima tappa della visita riminese, è rivolto a persone in situazione di disagio abitativo o che necessitano di pronto intervento sociale. Mette a disposizione 20 stanze a più posti letto, che durante il periodo invernale vengono potenziate. La gestione è di Caritas Rimini e una cooperativa sociale, sulla base di progetti individuati dai servizi del territorio.
Qui l’assessora Mazzoni ha partecipato a un pranzo con l’assessore Gianfreda, gli ospiti, gli operatori dei servizi, le associazioni del Terzo settore, le reti territoriali.
Successivamente, tappa presso il Centro Servizi per il contrasto alla povertà, Casa Don Gallo e il Guardaroba Solidale Madiba. L’ultima visita sarà alla Mensa dell’Opera sant’Antonio per i poveri.
Infine, nel pomeriggio, l’assessora incontrerà presso la Sala comunale il sindaco di Rimini, Jamil Sadegholvaad.
Visitare la mostra “Sguardi sul paesaggio” è come compiere il giro dell’Emilia-Romagna in 60 fotografie. Un appassionante viaggio tra paesaggi tutelati che ritraggono molte delle più significative peculiarità della regione. Dai boschi dei crinali più alti alle anse fluviali e gli specchi costieri. Un cammino accompagnato dal fluire dell’acqua, soggetto privilegiato dai laghi appenninici, alle cascate delle valli interne, fino alle lagune e alle saline ai margini dell’Adriatico. La presenza dell’uomo, in molti scatti, si integra nel paesaggio raccontando una lunga storia di castelli, borghi, santuari, strade che rappresentano l’evoluzione del rapporto uomo/natura nel tempo.
Gli sguardi sono quelli di cittadini e viaggiatori, appassionati di fotografia, che hanno risposto con grande generosità e sensibilità all’iniziativa di un contest fotografico volto a dar luce non solo ai paesaggi più noti e straordinari, come la Pietra di Bismantova o le Valli di Comacchio, ma ai tantissimi luoghi riconosciuti di notevole interesse pubblico in più di un secolo di tutela, un patrimonio ancora non conosciuto e valorizzato come meriterebbe.
“I paesaggi tutelati dell’Emilia-Romagna- afferma l’assessora regionale all’Ambiente e programmazione territoriale, Irene Priolo- sono riconosciuti tali per il loro valore intrinseco e per i caratteri di eccezionalità che li rendono unici: custodiscono storia, identità, biodiversità e rappresentano il segno tangibile del rapporto profondo tra comunità e territorio. Questa mostra restituisce, attraverso lo sguardo dei cittadini, la straordinaria ricchezza di un patrimonio diffuso che non è solo da proteggere, ma anche da conoscere e valorizzare. La tutela, infatti, non è un vincolo statico, bensì una leva per uno sviluppo locale consapevole e sostenibile, capace di generare cultura, turismo responsabile e nuove opportunità per le comunità. L’adeguamento cartografico al Piano Paesaggistico regionale in corso rafforza proprio questa visione: garantire la conservazione dei valori paesaggistici e, al tempo stesso, promuoverne una fruizione attenta e partecipata, perché il paesaggio è un bene comune che appartiene a tutti e di cui tutti siamo responsabili”.
“L’iniziativa- precisa la soprintendente per la Città Metropolitana di Bologna, Francesca Tomba– è stata promossa dal Comitato Tecnico Scientifico per l’adeguamento del piano paesaggistico al Codice dei Beni Culturali, composto pariteticamente dal Ministero della Cultura e dalla Regione Emilia-Romagna, fra le attività di divulgazione e partecipazione messe in campo all’interno delle attività del Comitato. La mostra attraverserà tutta la Regione, proprio per aumentare fra le cittadine e i cittadini la conoscenza e la consapevolezza dei beni tutelati che il piano è chiamato a far propri”.
Fondamentale è stata la collaborazione con il Touring Club Italiano – Emilia-Romagna, il Club Alpino Italiano-Comitato Scientifico Regionale Emilia-Romagna, la Federazione Italiana Associazioni Fotografiche – Emilia-Romagna, la Rete degli Osservatori locali per il Paesaggio dell’Emilia-Romagna e la Fondazione Bologna Welcome, nonché il sostegno di Emil Banca Credito Cooperativo e del Settore Musei Civici Bologna. È stato così possibile diffondere capillarmente l’iniziativa, raccogliendo più di 2.000 foto provenienti da tutto il territorio.
Non è stato semplice da parte della giuria di esperti nominata dagli enti organizzatori scegliere le 60 finaliste da esporre in una mostra itinerante che toccherà alcuni dei più significativi luoghi d’arte e cultura dell’Emilia-Romagna, a partire dalla Pinacoteca Nazionale di Bologna, dal 14 al 29 marzo 2026, per poi toccare nel corso dell’anno, nell’ordine, la Biblioteca Malatestiana di Cesena, il Museo Nazionale di Ravenna, la Rocchetta Mattei di Grizzana Morandi (Bo), il Museo Casa Cervi a Gattatico (Re), il Complesso Monumentale della Pilotta a Parma e il Palazzo Ducale di Sassuolo (Mo).
Tutte le foto meritevoli giunte durante il contest sono inoltre state pubblicate su www.tourer.it, il portale dedicato alla valorizzazione del patrimonio culturale dell’Emilia-Romagna, una mappa interattiva che già permette di conoscere e andare alla scoperta di beni architettonici, archeologici, alberi monumentali, cammini, sentieri e itinerari culturali e, da adesso, anche paesaggi tutelati. Tutto lo straordinario patrimonio iconografico raccolto inoltre sarà di fondamentale importanza per il progredire dell’adeguamento del piano paesaggistico, chiamato ad assicurare la conservazione dei valori storici, culturali, naturali, morfologici, estetici di questi beni e la loro valenza identitaria in rapporto al territorio in cui ricadono.
L’appuntamento per la premiazione dei vincitori del contest è il 14 marzo 2026 alle 10 alla Pinacoteca Nazionale di Bologna, in via Belle Arti 56, nell’ambito della celebrazione della Giornata Nazionale del Paesaggio, intesa come un momento di riflessione condivisa sul come accrescere la consapevolezza dei valori paesaggistici del territorio attraverso gli sguardi delle cittadine e dei cittadini che lo vivono. La partecipazione è libera fino ad esaurimento posti (è consigliata la prenotazione scrivendo alla mail tourer@cultura.gov.it ).
Seguirà, alle 12.30, l’inaugurazione della mostra, ad accesso gratuito e libero senza prenotazione.
Diventa operativo il nuovo sistema Alcolock, il dispositivo che impedisce l’avviamento dell’auto quando il conducente ha assunto alcool. Il Ministero dell’Interno ha comunicato nei giorni scorsi la pubblicazione sul Portale dell’Automobilista dell’elenco delle prime officine autorizzate al montaggio del dispositivo, con i modelli di veicoli compatibili. Si tratta del passaggio che rende concrete le modifiche al Codice della Strada introdotte nel 2024, pensate per rafforzare la sicurezza stradale e contrastare la guida in stato di ebbrezza. Fino ad oggi, infatti, le nuove regole non potevano essere pienamente applicate proprio perché mancavano le strutture abilitate all’installazione.
L’Alcolock è uno strumento simile a un etilometro collegato all’auto: prima di avviare il motore il conducente deve soffiare nel dispositivo. In caso di presenza di alcool, il veicolo non parte. L’obbligo riguarda in particolare alcuni automobilisti sanzionati per guida in stato di ebbrezza, che potranno tornare a guidare solo su veicoli dotati di questo sistema di sicurezza. Con la pubblicazione delle officine autorizzate, anche sul territorio modenese, diventa possibile installare il dispositivo e applicare pienamente la normativa. Le Prefetture hanno inoltre già ricevuto indicazione di informare le Polizie Locali per l’attività di controllo. L’introduzione dell’Alcolock rappresenta un nuovo strumento di prevenzione che punta a ridurre gli incidenti stradali legati all’abuso di alcool, affiancando i controlli tradizionali con una tecnologia che interviene direttamente sul veicolo.
Queste le parole dell’avvocato Pietro Ferrario, Presidente della Commissione Giuridica ACI: “Un provvedimento che si inserisce in una logica di prevenzione delle recidive e non, come accade troppo spesso, nella sola dimensione sanzionatoria. Nei fatti, si allinea il nostro sistema a quello di altri Paesi pionieri nell’adozione obbligatoria del dispositivo sui mezzi di trasporto pubblico, come la Svezia e la Finlandia, o alla Francia ed al Belgio, che utilizza l’Alcolock da diversi anni nell’ambito di programmi di riabilitazione rivolti ai conducenti recidivi”.
A Fiorano Modenese è in programma un fine settimana all’insegna della musica, dei diritti, della cultura e della solidarietà.
Sabato 28 febbraio alle ore 20.30, il teatro Astoria ospiterà Enjoy music Night, evento benefico a sostegno del progetto Taxi Amico Angela Serra, un importante servizio di accompagnamento dedicato ai pazienti oncologici.
La serata proporrà performance musicali e artistiche capaci di coinvolgere il pubblico, nel segno della solidarietà, con il patrocinio del Comune di Fiorano Modenese e di Modena Capitale Italiana del Volontariato 2026, in collaborazione con Team Enjoy, Backstage scuola di danza e associazione Angela Serra per la Ricerca sul Cancro.
L’ingresso prevede una donazione minima, destinata al sostegno del progetto. Per informazioni: serra@unimore.it o 059 422 3203.
Domenica 1° marzo, in occasione delle celebrazioni per l’80° anniversario dell’esercizio del diritto di voto alle donne, alle 17, presso Villa Cuoghi (via Gramsci 32), il Circolo Nuraghe Pinuccio Sciola e la rassegna “Tè delle 5” e il contributo del Comune di Fiorano Modenese presentano “Donne e Diritti”, reading teatrale musicale Roberta Biagiarelli, artista multidisciplinare, Ornella Serafini, cantante e attrice, Ermanno Maria Signorelli, chitarrista e compositore.
L’iniziativa, a ingresso libero, propone un collage composto di pensieri e voci preziose, brani originali o tratti da romanzi e racconti di scrittrici di varie nazionalità, canzoni d’autore e interpretazioni più classiche, oltre alla sapiente esecuzione musicale dal vivo, per fare spazio e dare voce a donne autorevoli del passato, del presente e del futuro.
Sempre domenica 1° marzo torna la rassegna “Cenacolo letterario” al Centro di Via Vittorio Veneto (n. 94). Dalle 17 Laura Guerrini presenta il libro “1984″ di George Orwell, con le letture di Franca Lovino e l’accompagnamento musicale del Maestro Gen Llukaci.
La rassegna è a cura del Comitato Fiorano in Festa, con il patrocinio del Comune di Fiorano Modenese.
Proseguono gli appuntamenti con la rassegna cinematografica organizzata dall’Associazione Forum UTE, introdotta e commentata in sala da Luca Silingardi, per riflettere sul tema sempre attuale dell’immigrazione.
Domani sera, venerdì 27 febbraio a partire dalle ore 20,45 con ingresso gratuito, sarà la volta di “Pane e cioccolata” (Italia, 1974) di Franco Bruati.
I prossimi appuntamenti
Venerdì 13 marzo: Brutti, sporchi e cattivi (Italia, 1976) di Ettore Scola
Venerdì 20 marzo: Welcome (Francia, 2009) di Philippe Lioret
Venerdì 27 marzo: Io Capitano (Italia-Belgio, 2023) di Matteo Garrone
Tutte le proiezioni si svolgeranno presso l’Auditorium “Pirangelo Bertoli” alle ore 20,45.
Diritto allo studio garantito per tutte le bambine e i bambini che vivono in Appennino. Arriva dalla Giunta regionale il via libera al terzo invito, rivolto ai Comuni, singoli o in partenariato, che si impegnano a realizzare progetti innovativi per gli studenti e le studentesse delle pluriclassi delle scuole primarie per l’anno scolastico 2025/2026, con possibilità di realizzare le attività anche nell’a.s. 2026/2027.
L’investimento complessivo è di 942.500 euro finanziato con i Fondi europei della Regione Emilia-Romagna (programma regionale Fse+) e prevede un incremento del 20% di risorse rispetto all’invito precedente. Le candidature possono essere presentate entro il 5 maggio 2026.
L’intento è di sostenere gli studenti e le studentesse di età diversa presenti nelle pluriclassi delle scuole primarie, che costituiscono una realtà tipica delle aree montane, di mantenere attivi i piccoli istituti appenninici con un numero basso di iscritti, di garantire didattica e servizi innovativi agli alunni e alle famiglie che vogliono restare o hanno deciso di andare a vivere in montagna e potenziare l’offerta educativa delle scuole primarie nelle zone appenniniche dell’Emilia-Romagna, finanziando progetti che i Comuni si impegnano a realizzare insieme a istituzioni scolastiche, enti e organizzazioni del territorio.
“Sostenere le pluriclassi significa difendere il diritto allo studio nei territori più fragili e insieme valorizzarne le potenzialità- sottolineano l’assessora alla Scuola, Isabella Conti, e l’assessore alla Montagna, Davide Baruffi-. Con questo nuovo intervento garantiamo risorse certe a ogni plesso e a ogni pluriclasse attiva, premiando i territori che hanno già investito nella continuità progettuale e offrendo un’opportunità concreta anche a chi avvia ora il percorso. Le pluriclassi possono diventare laboratori di innovazione didattica e coesione sociale, se sostenute da una comunità che lavora insieme. È questa la visione che continuiamo a portare avanti: nessuna bambina e nessun bambino deve avere meno opportunità perché vive in montagna”.
Modalità e risorse
Il provvedimento potenzialmente interessa tutti i 61 Comuni montani sedi di plessi scolastici con pluriclassi della scuola primaria, che potranno presentare domanda, e coinvolge in totale 116 pluriclassi sul territorio regionale.
Al fine di valorizzare la collaborazione di rete e di sostenere una progettazione congiunta tra i Comuni coinvolti e la singola istituzione scolastica di riferimento, e pertanto dei plessi scolastici che insistono in territori diversi, i Comuni potranno individuare, in accordo tra loro un Comune capofila o un’Unione di Comuni capofila che rappresenta il soggetto titolare e responsabile delle risorse complessive come attribuite ai differenti Comuni che costituiscono il partenariato attuativo.
I termini di presentazione delle candidature e la quantificazione delle risorse sono definiti in funzione dello stato di avanzamento dei progetti già finanziati con il precedente invito o della mancata precedente candidatura, del numero dei plessi scolastici con sede nel territorio di riferimento e del numero di pluriclassi.
In particolare, con riguardo alle azioni del precedente invito, 23 tra Comuni e Unioni (per un totale di 31 plessi scolastici) hanno già concluso gli interventi precedenti; 20 tra Comuni e Unioni (per complessivi 34 plessi) hanno richiesto una proroga per completarli entro giugno 2026; 11 Comuni, pur avendo 12 pluriclassi attive, non avevano presentato candidatura o vi avevano rinunciato in precedenza.
La nuova misura definisce in modo puntuale le risorse attribuite ai Comuni: a ogni plesso scolastico coinvolto è riconosciuta una quota base pari a 6.500 euro, cui si aggiungono 3.000 euro per ciascuna pluriclasse attivata nell’anno scolastico 2025/2026.
Per i 23 Comuni e le Unioni che hanno già concluso positivamente le precedenti attività è prevista una quota aggiuntiva di 2.000 euro per ogni pluriclasse, così da assicurare piena continuità ai percorsi già conclusi. Solo per questi Comuni le candidature dovranno essere presentate entro e non oltre il 31 marzo 2026 per poter richiedere il finanziamento complessivo (incluse le risorse aggiuntive). Le stesse Amministrazioni potranno comunque inoltrare domanda anche successivamente, ed entro il termine finale del 5 maggio 2026, ma in questo caso il contributo massimo riconoscibile sarà limitato alla sola quota base.
Il progetto
I Comuni montani dovranno co-progettare con le istituzioni scolastiche iniziative e progetti finalizzati all’arricchimento e all’innovazione dell’offerta didattica destinati agli alunni delle pluriclassi delle scuole primarie, anche attraverso professionalità aggiuntive, valorizzando un patrimonio sociale, relazionale, storico, culturale da socializzare e condividere. In particolare, a titolo esemplificativo, si tratta di azioni di ampliamento del tempo-scuola con attività extra curriculari che spaziano dall’educazione ambientale a quella civica, anche con il coinvolgimento delle famiglie e delle realtà associative e produttive. È prevista la possibilità di scambio con alunni di pari età e la collaborazione con Enti locali, anche per la riscoperta di tradizioni o la valorizzazione del territorio.
Il progetto è stato avviato in via sperimentale dalla Regione a inizio dell’anno scolastico 2022-2023 in 6 plessi scolastici e 12 pluriclassi di montagna delle province di Reggio Emilia (Comune capofila Ventasso) e Forlì-Cesena (Comune capofila Portico e San Benedetto). Nel 2023 è stato esteso a tutto il territorio regionale. Dall’inizio della sperimentazione sono state stanziati circa 2,4 milioni di euro.
Le attività potranno essere attivate a partire dall’atto di finanziamento e proseguire anche nell’anno scolastico 2026/2027, assicurando stabilità e programmazione alle scuole e alle comunità locali. Nelle scuole di montagna la pluriclasse non è soltanto una soluzione organizzativa: è un presidio educativo, sociale e culturale che tiene viva la comunità.
Il report 2025 relativo alle attività svolte dai servizi sociali di Formigine, conferiti all’Unione dei Comuni del Distretto Ceramico, restituisce l’immagine di un sistema di welfare che lavora con continuità per rispondere ai bisogni della cittadinanza. I dati registrati nell’ultimo anno confermano i volumi di attività del periodo precedente, evidenziando una stabilità nei servizi e una costante attenzione verso le fasce più fragili della popolazione, a partire dagli anziani fino alle famiglie in difficoltà economica.
Il primo punto di contatto con la cittadinanza resta lo Sportello Sociale, che nel 2025 ha registrato 3.513 accessi, in linea con i 3.507 dell’anno precedente, a cui si aggiungono i 1.100 contatti gestiti dallo Sportello Stranieri. Il dato più significativo riguarda la presa in carico professionale: nel corso dell’anno sono stati complessivamente 1.427 gli utenti seguiti dal Servizio Sociale Territoriale di Formigine, contro i 1.364 dello scorso anno. Di questi, 1.156 risultavano in carico attivo alla data del 31 dicembre, con una prevalenza dell’area anziani (527 persone), seguita dal supporto alle famiglie (197), dall’area disabilità (196), dal contrasto alla povertà (120) e dagli interventi su dipendenze e salute mentale (116).
Un pilastro fondamentale del welfare formiginese è rappresentato dal sostegno alla domiciliarità, per permettere alle persone fragili di restare nel proprio contesto di vita. Nel 2025, il Servizio di Assistenza Domiciliare (SAD) ha raggiunto 265 utenti tra anziani e disabili non autosufficienti, includendo anche gli interventi di pronto intervento. Lo scorso anno erano 202, per un aumento del 31%. Parallelamente, il servizio di trasporto sociale si conferma essenziale per garantire il diritto alla mobilità, supportando 110 cittadini nel raggiungimento di luoghi di cura e servizi.
Sul fronte della casa, a Formigine ci sono 133 alloggi di edilizia residenziale pubblica. Tra le iniziative che l’Amministrazione formiginese continua a portare avanti c’è il progetto “Affitti in garanzia”, con cui il Comune si impegna a fare da garante nei confronti dei proprietari privati. Oltre all’azzeramento dell’IMU e all’applicazione della cedolare secca al 10%, il Comune di impegna al pagamento regolare dell’affitto pattuito, al rilascio dell’alloggio entro il termine stabilito dal contratto e nelle condizioni iniziali e al pagamento delle spese condominiali in caso di inadempienza dell’inquilino.
Afferma l’Assessore alle Politiche sociali Armando Pagliani: “Il nostro impegno è quello di garantire continuità ai servizi, rafforzare la collaborazione con il terzo settore e mantenere alta l’attenzione sulle politiche abitative e sul sostegno alle famiglie, affinché nessuno si senta solo di fronte alle difficoltà. Lavoriamo per un welfare che non solo risponda alle necessità immediate, ma che sappia stare concretamente vicino alle persone e alle famiglie ogni giorno”.
Il 25 febbraio, militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Modena hanno eseguito l’ordinanza di applicazione della misura interdittiva, emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Modena su conforme richiesta della Procura della Repubblica, del divieto di esercitare uffici direttivi di persone giuridiche e imprese nei confronti dei due principali indagati, nonché della misura cautelare reale del sequestro preventivo, finalizzato alla confisca, anche per equivalente, di disponibilità finanziarie, beni mobili e immobili, per un importo complessivo di oltre 8 milioni di euro, nei confronti di 12 indagati e 9 società di capitali, per i reati di associazione per delinquere finalizzata all’emissione e utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, malversazione di erogazioni pubbliche e autoriciclaggio.
Le indagini svolte dal Nucleo di polizia economico-finanziaria di Modena, hanno avuto origine dall’approfondimento di segnalazioni per operazioni sospette ai fini antiriciclaggio e hanno permesso di accertare l’esistenza di una strutturata e complessa associazione per delinquere, operante tra le province di Modena, Parma, Napoli e Caserta, finalizzata alla commissione di reati tributari, attraverso un sistema fraudolento basato su contratti d’appalto fittizi.
L’associazione, che vede quali promotori e organizzatori i due destinatari della misura interdittiva, avvalendosi della collaborazione di un professionista contabile di fiducia, ha dato vita a uno schema fraudolento, caratterizzato dalla creazione di una S.r.l. “hub”, in capo alla quale è stata incentrata l’intera gestione dell’effettivo ciclo produttivo, operante nel settore della lavorazione delle carni presso gli stabilimenti siti in provincia di Parma e Modena, e di otto società “cartiere”, create ad hoc e dislocate formalmente tra le province di Modena, Parma, Napoli e Caserta, le quali, nel corso degli anni, hanno somministrato di fatto, mediante l’utilizzo illecito dei contratti d’appalto, la manodopera alla S.r.l. emiliana.
Questo schema di frode ha consentito alla suddetta società di ottenere enormi vantaggi in termini di risparmio dei costi del personale, facendoli gravare sulle citate società cartiere, che a loro volta sono risultate inadempienti agli obblighi tributari, previdenziali e contributivi. In aggiunta, la S.r.l. ha portato in detrazione indebitamente l’IVA afferente alle fatture relative alle prestazioni di manodopera e facchinaggio emesse dalle società cartiere.
Inoltre, dalle indagini è emerso come la società emiliana abbia beneficiato di finanziamenti assistiti dal Fondo di Garanzia per le piccole e medie imprese, ai sensi dei decreti emanati per l’emergenza COVID-19, per un importo complessivo di quasi 1,6 milioni di euro, destinandoli al pagamento delle citate fatture false.
Sulla scorta del provvedimento cautelare reale emesso dal G.I.P. del Tribunale di Modena su richiesta della locale Procura, sono state sequestrate disponibilità finanziarie per circa 100.000 euro, una unità immobiliare ubicata a Sassuolo, quote societarie e 3 autovetture per un ammontare complessivo quantificato in circa 1 milione di euro.
Si rammenta che gli indagati sono da ritenersi presunti innocenti fino a sentenza irrevocabile di condanna.
“Vogliamo dare risposte veloci ed efficaci: la manutenzione della città oggi non può più limitarsi all’ordinario. Le abbondanti piogge a cui il cambiamento climatico ci ha purtroppo abituati negli ultimi anni richiedono una visione diversa: la prevenzione è diventata la nostra priorità”.
Con queste parole l’Assessore ai Lavori Pubblici del Comune di Sassuolo Maria Raffaella Pennacchia annuncia un piano di interventi mirati per dare respiro al sistema di scolo e prevenire quegli allagamenti che, complice il cambiamento climatico, si fanno sempre più frequenti.
Gli interventi, realizzati in collaborazione con Hera, riguarderanno la rete di raccolta delle acque superficiali con una serie di cantieri pronti a partire in due zone nevralgiche della città: l’incrocio tra Viale XX Settembre e Viale Mazzini e l’area tra Via Mantova e Via Pordenone.
Non si tratta di interventi calati dall’alto, ma del frutto di un ascolto diretto dei cittadini. Le criticità, segnalate a più riprese agli sportelli dell’Urp, sono finite sul tavolo di un vertice tecnico convocato dall’Assessore ai Lavori Pubblici, Maria Raffaella Pennacchia, insieme ai vertici di Hera. Il risultato è un cronoprogramma di lavori che punta a risolvere i “nodi” idraulici più complessi.
Il primo fronte riguarda il cuore del centro: all’intersezione tra viale XX Settembre e viale Mazzini verranno realizzate due nuove caditoie “a bocca di lupo” (una per lato), capaci di inghiottire volumi d’acqua maggiori rispetto ai tombini tradizionali.
Spostandosi verso via Mantova, l’operazione si fa ancora più capillare. Qui, i tecnici procederanno alla sostituzione delle caditoie esistenti nei pressi delle autorimesse interrate e nel tratto che porta verso via Legnago. L’obiettivo è duplice: liberare le strade dall’acqua stagnante e proteggere i garage privati, spesso i primi a subire i danni delle “bombe d’acqua”. Ma non ci si fermerà alla superficie: è previsto infatti un check-up approfondito della condotta fognaria principale all’altezza di via Palestro per verificare la tenuta degli innesti e, se necessario, procedere a una ristrutturazione strutturale.
“Il tavolo di lavoro con Hera – aggiunge l’Assessore – è solamente l’inizio di un percorso di monitoraggio costante: la maggior parte delle segnalazioni ricevute riguarda sicurezza e decoro: rispondiamo con cantieri concreti che, seppur piccoli in termini di impatto visivo, sono vitali per la tenuta del nostro territorio di fronte alle sfide ambientali del presente. Ci sono tante altre criticità alo studio e per le quali stiamo lavorando per trovare soluzioni applicabili e risolvere i problemi di allagamento”.
I lavori inizieranno nei prossimi giorni, con l’obiettivo di minimizzare i disagi alla circolazione e restituire alla città una rete fognaria più resiliente.
Nel 2025 Erion WEEE, il Consorzio del Sistema Erion dedicato ai Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche (RAEE), ha gestito in Emilia Romagna 22.400 tonnellate di RAEE Domestici, equivalenti al peso di circa 3 Tour Eiffel, facendo posizionare la regione al quarto posto nella classifica nazionale. Tra i RAEE Domestici gestiti da Erion WEEE in Emilia Romagna, la medaglia d’oro va ai RAEE del Raggruppamento R2 (lavatrici, lavastoviglie e forni) con circa 12.000 tonnellate gestite; medaglia d’argento per R1 (frigoriferi, congelatori, grandi elettrodomestici per la refrigerazione e il deposito degli alimenti) con quasi 7.000 tonnellate. Il bronzo va ai RAEE del Raggruppamento R4 ( piccoli elettrodomestici, elettronica di consumo, informatica) con 2.000 tonnellate; segue R3 (Tv e monitor) con 1.900 tonnellate e infine R5 (sorgenti luminose) con 26 tonnellate.
Il corretto processo di riciclo dei RAEE Domestici gestiti da Erion WEEE in Emilia Romagna ha permesso di ricavare 12.000 tonnellate di ferro, pari al peso di più di 7.800 Ferrari 812 Superfast; quasi 3.000 tonnellate di plastica, equivalenti a 1.133.000 sedie da giardino; quasi 600 tonnellate di rame, equivalenti a 640 Km di cavi e oltre 500tonnellate di alluminio, pari a 237.000 pentole in alluminio da 28cm.
Grazie alla gestione virtuosa dei RAEE Domestici nella regione, Erion WEEE ha evitato l’emissione in atmosfera di quasi 75.000 tonnellate di CO2 (come la quantità che verrebbe assorbita in un anno da un bosco di 75 kmq, una superficie maggiore di quella occupata dal comune di Monte San Pietro) e ha permesso il risparmio di oltre 30.000.000 kWh di energia elettrica (pari ai consumi domestici annui di una città di 28.000 abitanti, più grande di Fidenza).
“Nonostante i risultati positivi registrati dal Consorzio nel corso del 2025 in tante regioni, i livelli di raccolta nazionali dei RAEE restano ancora lontani dal loro pieno potenziale” – dichiara Giorgio Arienti, Direttore Generale di Erion WEEE. “Anche in Emilia Romagna, la raccolta è stata rallentata da un’eccessiva complessità burocratica, riproponendo una criticità ben nota: senza un’adeguata raccolta non è possibile sviluppare un sistema di riciclo efficace né recuperare le Materie Prime Critiche. Le recenti misure legislative approvate dal Parlamento italiano rappresentano un’opportunità concreta per invertire questa tendenza, grazie a semplificazioni operative, campagne di comunicazione mirate e a una collaborazione strutturata tra tutti i soggetti coinvolti (comuni, distributori, cittadini e consorzi). Un percorso già avviato, nel quale anche l’Emilia Romagna potrà offrire un contributo per lo sviluppo del sistema nazionale”.
Nella graduatoria delle province per quantità di RAEE domestici gestiti da Erion WEEE, Bologna si conferma al primo posto con 9.000 tonnellate (30.000 tonnellate di CO₂ evitate e oltre 12.000.000 di kWh di energia elettrica risparmiati). Al secondo posto c’è Modena, con 3.000 tonnellate di RAEE (10.000 tonnellate di CO₂ e 4.000.000 di kWh di energia). Segue Forlì-Cesena, provincia nella quale sono state gestite oltre 2.000 tonnellate (circa 7.000 tonnellate di CO₂ e 3.000.000 di kWh di energia). Reggio Emilia è quarta con 2.000 tonnellate di RAEE gestite (circa 7.000 tonnellate di CO₂ e quasi 3.000.000 di kWh di energia).
Al quinto posto si colloca Parma, con 1.400tonnellate di RAEE (5.000 tonnellate di CO₂ e 2.000.000 di kWh di energia). Chiude la classifica Piacenza, con 745 tonnellate di RAEE (2.000 tonnellate di CO₂ non emesse in atmosfera e 1.000.000 kWh di energia risparmiata).
Con le 22.400 tonnellate avviate al corretto trattamento, l’Emilia Romagna registra un aumento di quasi +6% sulle quantità del 2024. Risultato incoraggiante e superiore rispetto all’aumento registrato a livello nazionale (+3%) ma, comunque, ancora troppo distante dai target fissati dall’Unione Europea. Per raggiungere l’obiettivo il nostro Paese dovrebbe, infatti, raccogliere complessivamente circa 12 kg di RAEE per abitante, mentre attualmente è fermo a 6 kg.
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Erion WEEE – Consorzio del Sistema Erion dedicato alla gestione dei Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche domestiche. Erion WEEE fa parte di Erion, il più importante Sistema multi-consortile no profit di Responsabilità Estesa del Produttore operante in Italia per la gestione dei rifiuti associati ai prodotti elettronici, ai rifiuti dei prodotti del tabacco e ai rifiuti tessili. Erion WEEE rappresenta attualmente oltre 1.600 aziende e ne garantisce l’impegno verso l’ambiente, l’economia circolare, la ricerca e l’innovazione tecnologica.
Al mattino sereno o poco nuvoloso sui rilievi, cielo pressochè coperto sulle pianure e nelle valli per nubi basse e foschie e nebbie, più insistenti sulle pianure orientali e la costa con parziali schiarite nel pomeriggio. In serata tendenza ad aumento della nuvolosità medio-alta a partire da ovest.
Temperature minime in lieve aumento con valori tra 7 e 9 gradi; massime in lieve diminuzione, comprese tra 13 e 16 gradi. Venti deboli, in prevalenza dai quadranti orientali. Mare quasi calmo.
Novanta espositori, +13% rispetto all’edizione 2025, 16 masterclass (quattro per ogni giornata), due format curati dallo chef stellato Carlo Cracco e uno stand tutto rinnovato. La Regione Emilia-Romagna, con Enoteca regionale e Apt servizi, si presenta così alla 58esima edizione di Vinitaly 2026, il Salone internazionale dei vini e dei distillati, che si terrà a Verona dal 12 al 15 aprile.
Oggi, a Casa Maria Luigia di Massimo Bottura, nel Modenese, la presentazione ufficiale della collettiva regionale che trasformerà il Padiglione 1 di Veronafiere, storica casa dei vini emiliano-romagnoli, in un grande racconto corale.
Un’opportunità, in un momento complesso per il mondo del vino, per promuovere il sistema produttivo e le rappresentanze della filiera unite nel rilancio di un comparto che è identità, cultura e valore economico dell’intero territorio regionale.
E un’occasione per rafforzare il posizionamento dei vini regionali sui mercati, affiancando alla promozione il racconto di un ‘ecosistema’ agroalimentare unico, fondato sulle Indicazioni geografiche e sulla Food Valley, forte dei 44 prodotti Dop e Igp sui quali può contare l’Emilia-Romagna a cui si aggiunge l’arrivo del 45esimo, l’Erbazzone Reggiano Igp: una ricchezza che alimenta la cosiddetta Dop economy regionale.
“L’Emilia-Romagna arriva a Vinitaly 2026 con la forza della propria identità e con la responsabilità di un territorio che sa fare squadra, unendo istituzioni, consorzi, produttori e sistema turistico in un’unica narrazione che tiene insieme economia, cultura e comunità- afferma il presidente della Regione Emilia-Romagna, Michele de Pascale-. La nostra Dop economy vale 3,9 miliardi di euro, di cui 455 milioni generati dal comparto vitivinicolo, dentro un agroalimentare che ha raggiunto i 37 miliardi di valore e rappresenta la seconda voce dell’export regionale, con circa 10 miliardi di euro. Sono numeri che raccontano non solo la qualità delle nostre produzioni, ma la solidità di un modello fondato su lavoro, coesione e apertura ai mercati internazionali”.
“In questo racconto corale si inserisce anche il contributo di due ambassador d’eccezione come Massimo Bottura e Carlo Cracco, interpreti autorevoli della nostra cultura gastronomica nel mondo e ambasciatori di un territorio che unisce eccellenza e innovazione- prosegue il presidente-. In un contesto segnato da tensioni geopolitiche, cambiamenti climatici e trasformazioni nei consumi, scegliamo di supportare la filiera vitivinicola emiliano-romagnola con politiche concrete e investimenti mirati, valorizzandone il ruolo culturale ed economico e promuovendo il consumo responsabile e consapevole, nel pieno riconoscimento di produzioni che rappresentano un patrimonio storico, sociale e identitario della nostra regione”.
“La presenza al Vinitaly della Regione Emilia-Romagna- conclude de Pascale- è una scelta strategica che contribuisce a rafforzare il posizionamento dei nostri vini sui mercati, accompagnare le imprese nell’internazionalizzazione e valorizzare l’integrazione sempre più stretta tra enogastronomia, turismo ed esperienza territoriale; un grande racconto collettivo che sceglie di investire sulla qualità, sull’innovazione e sulla promozione, per consolidare sempre più il ruolo dei vini emiliano-romagnoli sui mercati globali”.
Accanto alla forza economica delle IG, a Vinitaly la Regione ribadirà la centralità della filiera vitivinicola, in un contesto segnato da tensioni geopolitiche, mutamenti nei consumi, aumento dei costi, difficoltà produttive legate al clima e un dibattito pubblico spesso polarizzato sul tema dell’alcol. In questo scenario, l’Emilia-Romagna conferma un approccio basato su responsabilità e promozione: colpire l’abuso e non il consumo moderato, sostenere campagne educative e difendere produzioni che rappresentano tradizione e identità dei territori. Sul fronte degli investimenti, la Regione rafforza il proprio impegno a sostegno della competitività e dell’apertura ai mercati con risorse dedicate alla promozione dei prodotti a indicazione geografica – tra cui anche i vini – nei Paesi extra-Ue, alla valorizzazione delle Dop e Igp e alle attività di promozione nazionale attraverso fiere, manifestazioni e iniziative territoriali.
“Abbiamo acceso le luci sul Vinitaly 2026 con tutti i protagonisti che accompagnano il Padiglione Emilia-Romagna nelle giornate della fiera- sottolineano gli assessori regionali Alessio Mammi(Agricoltura e Agroalimentare) e Roberta Frisoni (Turismo e Commercio)-. Il primo grazie va ai produttori, ai vignaioli, alle cantine e ai consorzi. Il loro lavoro quotidiano è quello che contraddistingue il valore e la qualità del vino in Emilia-Romagna, nelle sue tantissime declinazioni, e poi ai nostri ambassador d’eccezione: Massimo Bottura e Carlo Cracco. Per il 2026 abbiamo messo a disposizione 26 milioni di euro per la valorizzazione della filiera vitivinicola tra investimenti in campo e nelle cantine, riconversione dei vigneti e promozione dei prodotti verso i paesi terzi. L’enogastronomia è oggi sempre più efficace elemento promozionale e motivazione di viaggio per i turisti che ci scelgono. Nella nostra Regione cibo e vino sono una presenza trasversale a tutte le esperienze, per il valore straordinario delle nostre Dop e Igp: dal trekking alla vacanza balneare, visitando la Motor Valley o i tanti siti Unesco, pedalando nelle Valli di Comacchio o dopo la remise en forme alle terme, c’è sempre un piatto e un calice colmo che raccontano ai nostri ospiti il territorio e le persone che lo popolano. Lo avevamo anticipato lo scorso anno e quest’anno lo concretizziamo: a Vinitaly 2026 il turismo sarà a fianco della narrazione del vino emiliano-romagnolo, con una postazione delle tre Destinazioni turistiche regionali che presenteranno ai visitatori del Padiglione 1 le loro proposte vacanza per il 2026”.
Durante le quattro giornate di Vinitaly, ad animare il Padiglione 1 saranno 90 espositori: piccole, medie e grandi aziende che raggiungeranno il polo fieristico per sviluppare nuove occasioni di business con buyer stranieri e operatori italiani. Ad affiancarli anche il Consorzio Parmigiano Reggiano e quattro Consorzi, rappresentanti di alcuni tra i più importanti vini a denominazione della regione: dal Consorzio di Tutela del Lambrusco al Consorzio Vini di Romagna; dal Consorzio di Tutela Vini dei Colli di Parma al Consorzio Emilia-Romagna.
“Ancora una volta l’Emilia-Romagna si presenta unita e promuove un sistema che unisce vino, cibo e promozione del territorio- dichiara il presidente di Enoteca regionale, Davide Frascari -. In questo momento complesso, è ancora più importante lavorare insieme con tutti i Consorzi di tutela del vino che sono tutti presenti nella compagine di enoteca per promuovere la viticoltura emiliano-romagnola, sempre più attenta alla qualità e alla sostenibilità, grazie al forte impegno di sostegno e promozione dei progetti di filiera da parte della Regione. Il vino emiliano-romagnolo presenta un paniere di proposte davvero interessanti, dalle bolle ai fermi, dai bianchi ai rossi, con un’attenzione sempre più forte verso la tracciabilità delle produzioni che conferiscono ancora più valore al prodotto. Il Vinitaly 2026 è un’occasione straordinaria per far conoscere al meglio le nostre eccellenze presenti nel padiglione Emilia-Romagna e coniugarle con un’idea di territorio attrattivo dal punto di vista turistico ed enogastronomico”.
Accanto al vino, protagonista del padiglione sarà ancora una volta la cucina stellata. Dopo la prestigiosa collaborazione con lo chef Massimo Bottura e il suo ristorante “…al Massimo”, nel 2026 il testimone passerà a Carlo Cracco, presente alla manifestazione con due format ristorativi distinti: il ristorante “Cracco a Vinitaly”, dove racconterà l’Emilia-Romagna attraverso una rivisitazione contemporanea dei suoi piatti simbolo e, accanto, “Piadineria VistaMare”, un omaggio alla piadina romagnola che farà da ponte tra l’alta cucina e la tradizione popolare.
“L’appuntamento del Vinitaly 2026 consegna un messaggio: la grande cucina italiana cresce quando condivide, quando si passa il testimone, quando un territorio diventa il vero protagonista- spiega Carlo Cracco-. Non è un caso che questo accada tra me e lo chef Massimo Bottura nel padiglione dell’Emilia-Romagna, che rappresenta la food valley mondiale. Per me sarà un’esperienza importante, anche perché ho scelto con mia moglie Rosa di condurre un’azienda agricola a Santarcangelo di Romagna: un’attività che tiene insieme territorio, identità rurale, qualità produttiva, anima popolare e nobile. Produrre vino vuol dire entrare nella terra, sporcarsi le mani per veder crescere un prodotto anno dopo anno. È con questo spirito che mi appresto a condurre ‘Cracco a Vinitaly’, il ristorante che racconterà l’Emilia-Romagna attraverso piatti simbolo reinterpretati con la mia cifra contemporanea”.
“Per me Carlo è prima di tutto un amico. Un amico leale, presente, vero. In un tempo in cui amicizia e rispetto sono valori da custodire e difendere, sono felice di affidargli simbolicamente questo spazio- commenta Massimo Bottura-. È un grande Chef, ma soprattutto è un uomo che, insieme a Rosa, ha saputo innamorarsi dell’Emilia-Romagna: una terra fertile di idee, di talenti da valorizzare e di prodotti straordinari. Una terra che continua a generare sogni”.