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domenica, 5 Luglio 2026
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Milano celebra la vera inclusione: il Sassuolo Scherma protagonista alla seconda tappa di Fencing 4 All

Milano celebra la vera inclusione: il Sassuolo Scherma protagonista alla seconda tappa di Fencing 4 AllUn’atmosfera difficile da raccontare con semplici parole.
Perché a Milano, nella seconda tappa del circuito Fencing 4 All, l’inclusione non è stata uno slogan da esibire o un cartellone appeso alle pareti di un palazzetto. È stata vissuta, respirata, condivisa in ogni assalto, in ogni stretta di mano, in ogni incoraggiamento arrivato dalle pedane.

Una giornata intensa e autentica, capace di mostrare il volto più bello della scherma e dello sport italiano.

Per la squadra del Sassuolo Scherma (Pentamodena) è stata una giornata di grande crescita sportiva ed umana. I tre atleti Nadia Marastoni, Federico Federzoni e Samuele Panzani hanno affrontato la gara con coraggio, determinazione e grande spirito di squadra, entrando sempre più nella mentalità della spada e combattendo senza mai arrendersi fino alla conquista di uno splendido ottavo posto su venti squadre partecipanti.

Un risultato importante, che assume un valore ancora più profondo per il percorso costruito giorno dopo giorno in palestra.

“È un risultato che ci inorgoglisce molto – commenta il tecnico Luciana Galano – perché ci siamo messi in gioco in una nuova esperienza preparandoci con serietà, impegno e dedizione.
I ragazzi hanno lottato senza mai arrendersi ed è proprio questo ciò che mi piacerebbe portassero sempre con sé, in ogni gara e nella vita.
La scherma, come lo sport, insegna che si può cadere, andare sotto nel punteggio, avere paura o sentirsi in difficoltà, ma non bisogna mai smettere di combattere.
Più delle vittorie, ciò che conta davvero è imparare ad affrontare le difficoltà con coraggio, rialzarsi e continuare a crederci. È questa la più grande lezione che lo sport può lasciare ai ragazzi: una vera palestra di vita”.

Ma al di là della classifica, ciò che resterà davvero impresso sarà l’umanità respirata in pedana.
Atleti neurotipici e schermidori autistici o con disabilità intellettiva hanno gareggiato insieme ad armi pari, condividendo emozioni, tensioni, sorrisi e fatica sportiva in un clima di rispetto autentico e partecipazione sincera.

La seconda tappa milanese ha confermato il grande successo di un progetto unico nel panorama sportivo internazionale: un evento capace di unire alto valore educativo e vera competizione agonistica.

Lo ha sottolineato anche il Presidente della Federazione Italiana Scherma Luigi Mazzone:

“La prima tappa a Roma è stata una scommessa vinta, questo secondo appuntamento di Milano ha rappresentato la conferma, la certezza del lavoro fatto. Siamo entusiasti della partecipazione, della grande adesione di società storiche ed emergenti del nostro mondo in un evento che è un punto d’orgoglio per il movimento schermistico e, aggiungo, un unicum per tutto lo sport italiano”.

Parole che raccontano perfettamente il significato di un circuito che sta dimostrando quanto lo sport possa davvero abbattere barriere e creare appartenenza.

La manifestazione, trasmessa su “Assalto – La TV della scherma” attraverso Sportface, ha regalato emozioni autentiche e immagini che resteranno nel cuore di tutti i presenti.

Nella classifica finale della seconda tappa di Milano, il Sassuolo Scherma conquista dunque un prestigioso ottavo posto, chiudendo la classifica generale delle due tappe al settimo posto assoluto su venti squadre partecipanti.

Un risultato che premia non soltanto il lavoro tecnico, ma soprattutto il coraggio, la costanza e la capacità di mettersi in gioco.

Un plauso speciale ai tre atleti del Sassuolo Scherma, che hanno saputo affrontare ogni assalto con carattere, cuore e spirito di sacrificio, dimostrando che la vera vittoria, nello sport come nella vita, è avere il coraggio di salire in pedana e continuare a combattere fino all’ultima stoccata.

 

Quattordici anni dopo le due scosse del maggio 2012 la ricostruzione privata è ormai completata

Quattordici anni dopo le due scosse del maggio 2012 la ricostruzione privata è ormai completataQuattordici anni dopo le due scosse che ferirono l’Emilia, nel 2025 è terminato lo Stato di emergenza per i territori colpiti dal terremoto del 2012.

Un passaggio importante che sottolinea ulteriormente come la ricostruzione privata sia ormai completata: circa 20mila le abitazioni ripristinate, 28mila le persone rientrate nelle proprie case, 6.800 le attività produttive e 3.300 le imprese industriali e agricole tornate operative grazie a un investimento di circa 8 miliardi di euro, con oltre 7 già liquidati. Mentre il completamento di quella pubblica e del ripristino del patrimonio culturale resta ancora al centro delle politiche regionali, insieme alla piena valorizzazione degli interventi realizzati e all’accompagnamento dei territori verso uno sviluppo duraturo.

Risultati che hanno reso la ricostruzione successiva al sisma un modello a livello nazionale, tanto che la nuova legge 40 del 2025 voluta dal Governo per gestire le situazioni post calamità si è ispirata anche al lavoro di collaborazione istituzionale che ha dato ottimi frutti in Emilia-Romagna.

Il punto della situazione è stato fatto a Cento, il comune del ferrarese tra i più colpiti nel 2012, e che ha ospitato il Comitato istituzionale presieduto dal presidente della Regione, Michele de Pascale, in qualità anche di Commissario straordinario alla Ricostruzione, e dall’assessore con delega alla Ricostruzione delle aree colpite dal sisma, Davide Baruffi. Presenti gli amministratori delle città coinvolte, a partire dal sindaco di Cento, Edoardo Accorsi: il cratere a oggi coinvolge ancora 15 comuni, divisi tra le province di Reggio Emilia (Reggiolo), Modena (Carpi, Cavezzo, Concordia sulla Secchia, Finale Emilia, Medolla, Mirandola, Novi di Modena, San Felice sul Panaro e San Possidonio), Bologna (Crevalcore) e Ferrara (Cento, Bondeno, Ferrara e Terre del Reno). A ospitare il Comitato la Pinacoteca civica ‘Il Guercino’, danneggiata pesantemente dalle scosse e riaperta nel 2024. Al termine, invece, un sopralluogo per verificare l’avanzamento dei lavori di ripristino del teatro Borgatti, altro simbolo della città colpito dal sisma.

“La conclusione dello Stato di emergenza ha un significato simbolico molto importante che certifica lo straordinario lavoro fatto in questi anni, che ci è stato riconosciuto anche dal presidente Mattarella come un modello a livello nazionale- ha sottolineato de Pascale-, ma il ritorno a una normalità amministrativa e istituzionale non rappresenta la fine dell’impegno pubblico. Anzi- ha assicurato il presidente– proseguiremo con la medesima determinazione finché l’ultimo cantiere della ricostruzione pubblica e del patrimonio culturale non si sarà concluso. Questi 14 anni ci hanno insegnato tanto: primi fra tutti i valori della coesione, della collaborazione istituzionale e della partecipazione attiva delle comunità. Una lezione che si è rivelata fondamentale anche nell’affrontare le più recenti emergenze, come gli eventi alluvionali e che continuerà a guidare le nostre politiche in materia di sicurezza e prevenzione”.

“Dopo 14 anni la spinta a mantenere la promessa fatta all’epoca, ovvero che non ci fermeremo finché non sarà tutto ricostruito, è rimasta intatta- ha aggiunto Baruffi-. Esaurita la ricostruzione privata, ci siamo concentrati su quella pubblica, superando criticità pesantissime come la pandemia, le crisi energetiche, l’aumento dei costi nel mercato dell’edilizia e oggi l’incerto e preoccupante contesto internazionale. Ma il nostro sguardo è proiettato al futuro- ha aggiunto l’assessore– per promuovere una valorizzazione complessiva del territorio e delle sue potenzialità oltre la ricostruzione. Da qui l’impiego delle risorse che ci sono state riconosciute per lo sviluppo del territorio e la stessa riorganizzazione della macchina amministrativa regionale, per non disperdere l’esperienza e il patrimonio di competenze maturate nella ricostruzione”.

“Grazie al presidente de Pascale e all’assessore Baruffi per aver scelto Cento come sede del Comitato istituzionale- le parole di Accorsi-. La ricostruzione non si misura solo dalle singole opere, ma dalla capacità delle istituzioni di camminare insieme ed è questo metodo ad aver reso il modello emiliano-romagnolo un riferimento riconosciuto a livello nazionale e che oggi ispira un quadro normativo nuovo. A Cento in questi anni abbiamo sempre lavorato per velocizzare la ricostruzione pubblica, pur nella complessità dei tempi tecnici e procedurali che un percorso di questa portata comporta. Abbiamo presentato- ha proseguito il primo cittadino– alla struttura commissariale tutti i progetti relativi al nostro patrimonio pubblico ed entro fine anno, iter autorizzatori permettendo, uscirà una nuova gara sulla ricostruzione. Il comitato istituzionale di oggi è la conferma di un impegno che resta intatto, un impegno che continuiamo a sentire vivo, nei confronti della nostra comunità e di tutte le comunità del cratere del sisma 2012″.

Tra le novità condivise durante il Comitato, lo stanziamento da parte del Governo di ulteriori 113,4 milioni di euro per la ricostruzione pubblica, venendo incontro a una richiesta avanzata da tempo dalla Regione, ai quali si aggiunge uno stanziamento aggiuntivo di quasi 39 milioni relativo al cosiddetto sisma bonus.

La fine dello Stato di emergenza

La novità del 2026 è il passaggio dalla fase emergenziale allo stato di ricostruzione di rilievo nazionale, sperimentando la nuova disciplina nazionale della legge 40/2025. Si tratta di una scelta che garantisce continuità operativa e strumenti adeguati a portare a compimento un lavoro ancora rilevante, soprattutto sulla ricostruzione pubblica, e che permette di mantenere la governance solida fondata sulla figura del Commissario, e di disporre delle risorse necessarie al completamento dell’intero processo ricostruttivo.

La legge 40/2025, infatti, consolida e mette a sistema, soluzioni organizzative già sperimentate in Emilia-Romagna, trasformando un modello nato in emergenza di un modello nazionale. L’esperienza maturata in questa regione ha contribuito a evidenziare, nel tempo, la necessità di un quadro normativo stabile per la ricostruzione post-calamità. Elemento centrale del nuovo assetto è sicuramente la figura del Commissario straordinario alla ricostruzione, che rappresenta l’evoluzione del Commissario delegato, che avrà il compito di predisporre un piano generale pluriennale degli interventi, di gestire le risorse attraverso una contabilità speciale e operare attraverso le ordinanze, in accordo con la cabina di coordinamento istituzionale. Così viene salvaguardato anche il principio di continuità amministrativa: le funzioni e le risorse della fase emergenziale vengono trasferite alla gestione commissariale della ricostruzione, evitando fratture del processo decisionale e garantendo coerenza con gli interventi avviati.

Tartufo bianco pregiato, l’Emilia-Romagna presenta la ‘Carta delle aree potenzialmente produttive di Tuber magnatum’

Tartufo bianco pregiato, l’Emilia-Romagna presenta la ‘Carta delle aree potenzialmente produttive di Tuber magnatum’Una mappa scientifica che individua le aree dell’Emilia-Romagna potenzialmente vocate alla crescita spontanea del tartufo bianco pregiato, rafforzando le attività di tutela, gestione sostenibile e valorizzazione del patrimonio tartufigeno regionale. È questo l’obiettivo della ‘Carta delle aree potenzialmente produttive’ (Capp) di Tuber magnatum, realizzata dalla Regione in collaborazione con il Distal – Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agro-Alimentari dell’Università di Bologna e Arpae.

La Carta è stata presentata a Bologna, nella sede della Regione, nell’ambito di uno dei due appuntamenti annuali dedicati alla condivisione dei risultati delle attività di ricerca fra Università e associazioni di tartufai, tartuficoltori e altri operatori del settore. Pubblicata nella pagina tematica dedicata al tartufo del sito istituzionale regionale, individua le aree del territorio regionale che presentano le condizioni ecologiche più favorevoli alla crescita del tartufo bianco pregiato, specie che, a differenza di altre varietà, cresce esclusivamente allo stato spontaneo.

All’incontro hanno partecipato Alessandra Zambonelli, micologa dell’Università di Bologna e responsabile scientifica della convenzione con la Regione finalizzata all’aggiornamento delle modalità di conduzione delle tartufaie naturali e il micologo dell’Ateneo bolognese, Mirko Iotti. Nel corso della giornata sono stati illustrati la metodologia adottata per la realizzazione della Carta, le ricerche biologiche e le sperimentazioni condotte nelle aree tartufigene regionali, oltre agli studi e i dati climatologici e territoriali che ne costituiscono la base scientifica.

Sono inoltre intervenuti Stefano Poma, dirigente del settore Attività faunistico-venatorie, pesca e acquacoltura della Regione, e Nicola Laruccia, referente della cartografia tematica del settore agricolo regionale, che ha illustrato le modalità di consultazione della Carta. Presenti anche le associazioni di tartufai del territorio, i componenti della Consulta regionale, Federica Govoni, referente regionale dell’Associazione nazionale Città del tartufo e vicesindaca di Valsamoggia (Bo), e Gabriele Antolini di Arpae.

La Carta si inserisce in un più ampio programma promosso dalla Regione per sostenere ricerca, formazione, divulgazione e tutela del comparto tartufigeno e delle comunità locali coinvolte. Nel corso del 2026 sono stati inoltre attivati due bandi da 30mila euro ciascuno, rivolti alle associazioni di tartufai e agli enti pubblici, per iniziative di promozione, divulgazione e valorizzazione del patrimonio tartufigeno regionale, con particolare attenzione anche alle attività didattiche. È stato inoltre avviato un progetto triennale di comunicazione dedicato alla promozione dei territori, degli eventi e della cultura legata al tartufo in Emilia-Romagna.

“La vocazione tartufigena dell’Emilia-Romagna è straordinaria grazie alle caratteristiche ambientali del territorio, che consentono la presenza di tutte le nove specie di tartufo riconosciute dalla normativa nazionale e garantiscono la disponibilità di tartufo fresco locale durante tutto l’anno- commenta l’assessore regionale all’Agricoltura, Alessio Mammi-. La realizzazione e pubblicazione della Carta delle aree potenzialmente produttive di Tuber magnatum conferma l’impegno della Regione nel sostenere ricerca, formazione e promozione di questa ricchezza naturale e tradizionale. Si tratta di uno strumento strategico che consente di individuare gli ambienti più idonei alla crescita spontanea del tartufo bianco pregiato, pianificare interventi di tutela, orientare le politiche regionali di gestione sostenibile e rafforzare la conservazione di un patrimonio naturale, economico e culturale che vogliamo valorizzare con strumenti concreti, innovativi e scientificamente avanzati. Il tartufo rappresenta inoltre una risorsa importante per molte aree collinari e montane dell’Emilia-Romagna, grazie al legame con le filiere agroalimentari, la promozione territoriale, gli eventi enogastronomici e le forme di turismo sempre più attente alla qualità ambientale e alle identità locali”.

“La convenzione con l’Università di Bologna- prosegue Mammi- ci permette inoltre di aggiornare le modalità di conduzione delle tartufaie naturali e migliorare gli strumenti formativi destinati ai raccoglitori, favorendo una gestione corretta dei territori e della raccolta. Parallelamente abbiamo attivato bandi dedicati alle associazioni dei tartufai e agli enti pubblici, oltre a un progetto triennale di comunicazione e valorizzazione del patrimonio tartufigeno regionale, con l’obiettivo di far conoscere sempre di più la straordinaria ricchezza tartufigena dell’Emilia-Romagna e sostenere le comunità locali, gli eventi e le opportunità di sviluppo economico e territoriale collegate a questo settore”.

Nel weekend a Fiorano raduno organizzato dal Camper Club per promuovere il territorio

Nel weekend a Fiorano raduno organizzato dal Camper Club per promuovere il territorioUn raduno di camper organizzato da due importanti canali Youtube con punto di ritrovo a Fiorano Modenese porterà dal 22 al 24 maggio autocaravan da tutta Italia per una visita a impatto zero alla scoperta dei territori di Fiorano, Maranello e Sassuolo.

L’iniziativa nata dai canali Youtube Giorgio Camporese ed “Evado col Camper” trova il sostegno dell’Associazione Camper Club Fiorano Modenese che gestisce l’area di sosta comunale e che si occuperà non solo dell’accoglienza della trentina di autocaravan provenienti principalmente dalle regioni centro-settentrionali (ma con qualche presenza anche dalla Campania), ma farà da guida per tutto il fine settimana con un programma ben strutturato che prevede – rigorosamente in bicicletta – la visita all’ingresso storico della fabbrica della Ferrari, l’accesso all’atrio del palazzo comunale di Maranello che ospita i cimeli legati al mondo dell’automobilismo, la tappa tradizionale sul cavalcavia per ammirare il circuito di Fiorano, la visita gratuita alle Salse di Nirano, la biciclettata nel centro di Sassuolo.

Diverse tappe per una cinquantina di turisti non per caso, ma frutto di un coordinamento tra il Camper Club di Fiorano e le istituzioni locali che negli ultimi anni ha permesso di incrementare il turismo legato al mondo dei camper: “Si è compreso che i camperisti non arrivano nei luoghi con il frigo pieno e le tasche vuote, ma bensì il contrario – scherza Gianluca Muzzarelli, presidente del club di FioranoQuesto per dire che chi visita in camper i territori lo fa per scoprire i sapori del luogo, i siti storici, l’artigianato locale, ed è dunque una fetta di turismo florido fuori dai tradizionali percorsi standard”. Ed è qui che si inserisce l’intuizione dei camperisti di Fiorano che una quindicina di anni fa fondano il club (iscritto nel circuito della Federcampeggio) e propongono al Comune di creare un’area di sosta: “Notavamo spesso dei camper che restavano un paio d’ore davanti alla fabbrica della Ferrari e poi ripartivano in assenza di ciò che definiamo ‘un porto per naviganti’ – racconta Muzzarelli – Eravamo da subito convinti che un’area di sosta avrebbe consentito di valorizzare queste toccate e fuga per  la Ferrari trasformandole in un weekend alla scoperta dei nostri territori”.

E così a Fiorano il camper club gestisce l’area di sosta comunale (“una delle poche gratuite in Italia”) e suggerisce agli ospiti, in larga parte stranieri, di visitare i siti storici della Ferrari, il centro di Modena e Sassuolo, le Salse di Nirano, il Castello di Spezzano, il Santuario della Beata Vergine del Castello fino ai borghi più distanti, oltre naturalmente a provare le eccellenze enogastronomiche a partire dai locali più vicini all’area di sosta: “E in tanti restano stupiti perché consideravano soltanto l’aspetto industriale di questi territori”. E invece oltre ai sempre più numerosi visitatori occasionali (“anche in questo periodo una decina di camper provenienti dal Nordeuropa hanno sostato da noi”), ecco anche il raduno che dal 22 al 24 maggio vedrà l’area di sosta praticamente invasa dai camper e almeno una trentina di famiglie esplorare per un intero weekend – rigorosamente in bicicletta – le attrazioni del posto. Per poi essere raccontate sui canali Youtube.

In corso a Sassuolo il piano di manutenzione stradale e messa in sicurezza della rete fognaria

In corso a Sassuolo il piano di manutenzione stradale e messa in sicurezza della rete fognaria
via Mozambano

“Stiamo intervenendo in modo diffuso sul territorio comunale per rispondere sia alle criticità della rete viaria sia, in collaborazione con Hera alla messa in sicurezza delle infrastrutture idriche e fognarie, pianificando i lavori per ridurre i disagi e prevenire i rischi di sesto idraulico”. Con queste parole il Sindaco di Sassuolo Matteo Mesini illustra una serie di cantieri attivati in questi giorni, alcuni dei quali avranno una durata di diverse settimane.

Gli interventi coordinati dalla squadra operai e dalle ditte incaricate stanno interessando diverse zone del comparto urbano, con un’alternanza tra manutenzioni superficiali e rifacimenti strutturali nel sottosuolo.

Sul fronte della viabilità e della sicurezza stradale, si sono conclusi due interventi prioritari. In via Monzambano è terminata la sostituzione completa delle caditoie.

“L’operazione – chiarisce l’Assessore ai Lavori Pubblici Maria Raffaella Pennacchia –  si è resa necessaria per garantire il corretto deflusso delle acque, tutelando l’incolumità di pedoni e automobilisti e prevenendo potenziali allagamenti delle abitazioni limitrofe in caso di forti piogge”.

Sempre per garantire una maggiore sicurezza nel caso di piogge abbondanti, sono in corso di realizzazione due “bocche di lupo” per la raccolta acque in viale XX Settembre intersezione via Mazzini senza, però, interrompere il normale transito dei veicoli.

via Gorizia

Parallelamente, è stata ultimata la realizzazione di un piano rialzato all’intersezione tra via Gorizia e via Fanti. L’opera punta a moderare la velocità dei veicoli in un punto snodo, agevolando l’accesso in sicurezza al parco Tassi.

I cantieri più complessi riguardano il rifacimento dei sottoservizi, condizionati da alcuni crolli strutturali delle vecchie condotte:

Via Pista: I lavori sono iniziati in prossimità del civico 42 in direzione via Ancora.

Data l’entità dello scavo, si sta procedendo in parallelo con l’interramento della nuova rete idrica. La stima temporale prevede 4 settimane per il completamento della fognatura, fissato indicativamente per il 12 giugno, e ulteriori 3 settimane per la conclusione dell’acquedotto, che richiederà interventi localizzati per lo spostamento degli allacci. Il termine complessivo è stimato per il 3 luglio.

Via Rometta: Partito dall’incrocio con via Paganini, il cantiere ha raggiunto via Vivaldi e sta avanzando verso via Cimarosa. Il completamento di questa tratta è previsto tra il 22 e il 25 maggio. In seguito, le operazioni si sposteranno verso valle per sanare altri crolli della rete. La conclusione definitiva del cantiere di via Rometta è stimata per il 5 giugno.

Proseguono inoltre i lavori ordinari di ripristino del manto stradale: la squadra operai è attiva nel nucleo urbano per la chiusura delle buche localizzate, utilizzando un nuovo formulato di asfalto a freddo.

“Stiamo gradatamente dando risposta alle segnalazioni – commenta ancora il Sindaco – investendo su un nuovo tipo di asfalto a freddo che garantisce una tenuta maggiore. Un prodotto studiato e realizzato appositamente per gli interventi rapidi di manutenzione delle pavimentazioni stradali, lavorabile a temperatura ambiente, pronto all’uso per riempimento di buche anche nelle più severe condizioni meteo sfavorevoli e che garantisce la rapida presa sul fondo evitando l’adesione alle gomme dei veicoli in transito”.

 

 

Biomedicale in E-R, CDM presenta i dati a Mirandola: oltre 14.500 occupati e 131 milioni investiti in ricerca

Sono 512 le imprese del settore dei dispositivi medici con sede in Emilia-Romagna, per un totale di oltre 14.500 occupati e oltre 131 milioni di euro investiti in ricerca e innovazione. Un ecosistema industriale ad alta intensità tecnologica, dove oltre la metà degli addetti possiede un titolo universitario o post-universitario e il 9% degli occupati è impiegato in attività di ricerca e innovazione.

Numeri che confermano il ruolo strategico dell’Emilia-Romagna e del distretto biomedicale di Mirandola come il principale polo europeo del settore, capace di coniugare manifattura avanzata, innovazione, competenze e integrazione tra imprese, ricerca e territorio. I dati, elaborati dal Centro Studi di Confindustria Dispositivi Medici, sono stati illustrati oggi nel corso dell’evento “Emilia-Romagna motore d’innovazione. Futuro e competitività del distretto biomedicale”, promosso da Confindustria Dispositivi Medici, in collaborazione con Confindustria Emilia-Romagna e Confindustria Emilia Area Centro presso l’Auditorium Rita Levi Montalcini di Mirandola.

L’incontro si è svolto nel giorno dell’anniversario del sisma del 2012, una ricorrenza dal forte valore simbolico per il territorio e per un distretto che negli anni ha saputo trasformare la resilienza in capacità di rilancio e sviluppo. Al centro del confronto le grandi trasformazioni che stanno attraversando la sanità e l’industria dei dispositivi medici in Italia e nello specifico sul territorio: digitalizzazione, intelligenza artificiale, nuove tecnologie, sostenibilità delle filiere, attrazione dei talenti e infrastrutture per la competitività.

Nel corso dell’iniziativa è stato ribadito il valore strategico del distretto biomedicale di Mirandola come ecosistema integrato capace di coniugare innovazione, manifattura avanzata e competenze altamente qualificate, rafforzando il posizionamento dell’Emilia-Romagna nel panorama europeo della salute e delle tecnologie medicali.

“Il distretto biomedicale di Mirandola – hanno affermato il Presidente della Regione Michele de Pascale e il Vicepresidente Vincenzo Colla rappresenta una delle eccellenze industriali e tecnologiche più importanti del nostro Paese, capace di coniugare innovazione, competenze e qualità produttiva. Il 20 maggio è una data che richiama una ferita profonda per questo territorio, ma anche la straordinaria capacità di reagire e ripartire dimostrata da imprese, lavoratori e comunità locali dopo il sisma. Per questo, aver scelto proprio questa giornata per riflettere sul futuro del distretto vuol dire riconoscere la forza di un ecosistema unico che, grazie alla capacità di tenere in relazione imprese, università, tecnopolo, laboratori, si è imposto come punto di riferimento a livello internazionale. Guardare in prospettiva significa parlare di ricerca, attrazione di talenti, investimenti sulla sostenibilità, di filiere strategiche per la salute dei cittadini. Un patrimonio economico, scientifico e sociale per tutta l’Emilia-Romagna e per l’Italia, che incarna il modello con cui vogliamo continuare a distinguerci nel mondo e che vogliamo continuare a sostenere”.

“Il distretto biomedicale di Mirandola rappresenta una delle espressioni più avanzate della capacità industriale italiana: un territorio che ha saputo costruire nel tempo una filiera altamente specializzata, competitiva sui mercati internazionali e capace di generare innovazione, occupazione qualificata e valore per il sistema salute. Oggi, in uno scenario globale segnato da profonde trasformazioni tecnologiche e geopolitiche, il biomedicale è chiamato ad affrontare sfide decisive legate alla competitività industriale, all’autonomia strategica europea, alla resilienza delle filiere e alla capacità di attrarre competenze e investimenti. Per questo Mirandola non è soltanto un’eccellenza territoriale, ma un asset strategico nazionale ed europeo da valorizzare e rafforzare attraverso politiche industriali, innovazione e collaborazione tra imprese, istituzioni e mondo della ricerca”, ha dichiarato Fabio Faltoni, Presidente di Confindustria Dispositivi Medici.

“Il distretto di Mirandola è un hub tecnologico globale, terzo polo biomedicale al mondo e vero “cuore manifatturiero d’Europa”. Con un tasso di innovazione del 41,7%, quasi triplo rispetto alla media nazionale, le nostre imprese non si limitano a produrre, ma generano valore reale e soluzioni d’avanguardia per la salute. La nostra forza risiede nella capacità di fare rete e in una proiezione internazionale che vede oltre la metà delle nostre associate esportare con successo. Per restare il motore d’innovazione del Paese, dobbiamo ora puntare tutto sul capitale umano e sulla sostenibilità, trasformando le sfide globali in nuove opportunità di crescita, per questo bisogna investire nell’alta formazione e colmare i gap strutturali su mobilità ed energia. È necessario quindi che le istituzioni a livello nazionale credano in questo distretto quanto ci credono gli investitori esteri, collaborando con noi per snellire la burocrazia e potenziare i servizi. Solo così il “motore” emiliano potrà continuare a guidare la competitività del Paese”, ha dichiarato Marco Fantoni, Presidente della Filiera Salute di Confindustria Emilia area Centro.

“Essere qui, a quattordici anni di distanza dal terremoto del 2012, ha un valore simbolico ulteriore, perché il distretto biomedicale di Mirandola continua a dimostrare la propria capacità di produrre, innovare e guardare al futuro con determinazione. Questo appuntamento rappresenta un’occasione importante per valorizzare e riportare la giusta attenzione su una realtà di eccellenza, riconosciuta a livello mondiale. Realtà che garantisce al Paese una produzione strategica e che deve poter contare sulla piena collaborazione tra imprese, istituzioni, università e centri di ricerca per continuare a generare valore, occupazione qualificata e sviluppo”, ha affermato Letizia Budri, Sindaco di Mirandola.

“Negli ultimi quattro anni, durante il mio mandato alla guida di Confindustria Emilia-Romagna – ha dichiarato la Presidente di Confindustria regionale Annalisa Sassi concludendo l’incontro – le nostre imprese hanno dimostrato una capacità straordinaria. Hanno gestito la crisi energetica, ricostruito dopo l’alluvione, navigato l’inflazione, iniziato a integrare l’intelligenza artificiale, ripensato le supply chain.  Oggi l’unica variabile certa è l’instabilità: per questo è fondamentale garantire condizioni che favoriscano davvero gli investimenti e la crescita, liberare energie, valorizzare il potenziale delle nostre aziende e dei nostri lavoratori. Occorrono politiche più incisive a tutti i livelli per l’attrattività, lo sviluppo e la competitività del territorio”.

“L’intelligenza artificiale è già una realtà diffusa: il 77% dei lavoratori ha avuto un’esperienza diretta con queste tecnologie. Oggi però il tema non è più adottarla, ma trasformarla in valore concreto su ricavi, costi e qualità. In Emilia-Romagna, e nel distretto biomedicale, la sfida è passare dalla sperimentazione all’integrazione nei processi produttivi, per rafforzare un vantaggio competitivo già distintivo. La vera differenza la faranno quelle imprese capaci di tradurre l’AI in applicazioni industriali concrete, dentro la filiera e nei processi core”, ha affermato Gianluca Focaccia, Partner EY, Responsabile ufficio di Bologna e dell’Emilia-Romagna.

L’incontro ha visto la partecipazione, tra gli altri, della Vice Capo di Gabinetto del Ministero delle Imprese e del Made in Italy Elena Lorenzini, il cui intervento ha concluso i lavori.

Nel corso delle tre tavole rotonde sono stati approfonditi i temi dell’innovazione e dell’ecosistema tecnologico, del capitale umano e delle competenze, oltre al nodo strategico delle infrastrutture e della connettività tra i distretti produttivi, elementi considerati centrali per rafforzare la leadership del biomedicale emiliano-romagnolo nel panorama europeo.

Sabato a Maranello inaugura la nuova sede della Polizia locale

Sabato a Maranello inaugura la nuova sede della Polizia localeSabato 23 maggio alle ore 10 è in programma l’inaugurazione della nuova sede della Polizia Locale di Maranello, collocata in Via Vittorio Veneto 7 al piano terra della sede degli uffici tecnici comunali (ingresso da Piazzetta Nelson Mandela).

Dopo il trasloco dai vecchi locali del Municipio, il Corpo della Polizia Locale maranellese è operativo da alcuni giorni nella nuova sede, che verrà inaugurata ufficialmente sabato 23. Previsti, prima del taglio del nastro, gli interventi del Sindaco Luigi Zironi, dell’Assessora alla Sicurezza Elisabetta Marsigliante e della Responsabile della Polizia Locale Elisa Ceresola. A seguire, la benedizione dei locali e un rinfresco per i partecipanti. Nella nuova sede trova ora una collocazione più funzionale il personale del corpo maranellese della PL, composto da nove agenti, due ispettori e due istruttori amministrativi. Nei locali, completamente riqualificati, sono presenti, oltre agli uffici per il personale e per il comandante, un front office collegato con gli uffici degli ispettori e una sala di controllo del sistema di videocamere di sorveglianza, spazio operativo che consente agli agenti di monitorare quanto avviene sul territorio cittadino, grazie alla rete di “occhi elettronici” la cui dotazione è stata recentemente ampliata e che potrà continuare ad essere integrata.

Completamente rinnovata anche l’infrastruttura digitale a supporto del lavoro del personale, con una nuova sala dedicata per il centro elaborazione dati. Complessivamente, i lavori di riqualificazione hanno restituito ambienti più confortevoli, spaziosi e luminosi sia per il lavoro degli operatori che per i cittadini. Anche la posizione della nuova sede è strategica: collocata nel centro cittadino, e con un parcheggio dedicato per i mezzi, permette agli agenti di intervenire in modo pronto ed efficace sul territorio cittadino.

Il vicepresidente della Regione Vincenzo Colla ha ricevuto a Bologna l’ambasciatore di Svizzera in Italia, Roberto Balzaretti

Il vicepresidente della Regione Vincenzo Colla ha ricevuto a Bologna l’ambasciatore di Svizzera in Italia, Roberto BalzarettiDai progetti sull’aerospazio agli incontri con rappresentanti delle istituzioni e del mondo di ricerca, imprese e università. Spazia fra questi temi il progetto “In Cammino con la Svizzera” al centro dell’incontro in Regione tra il vicepresidente, Vincenzo Colla, e l’ambasciatore di Svizzera in Italia, Roberto Balzaretti, accompagnato dal console generale di Svizzera a Milano, Stefano Lazzarotto.

Il progetto, realizzato dall’Ambasciata di Svizzera in Italia con la collaborazione del Consolato generale di Svizzera a Milano, porterà l’ambasciatore Roberto Balzaretti nelle regioni italiane per iniziative su innovazione, sostenibilità e rapporti con l’Europa.

Nel corso del confronto in Regione sono stati affrontati i principali ambiti di interesse comune, in particolare nel settore dell’aerospazio e della ricerca, anche nel quadro di ulteriori rapporti di collaborazione con imprese, centri di ricerca, università e organismi di supporto all’innovazione attivi nel settore spaziale e aeronautico in Svizzera.

Con l’obiettivo, ha ricordato il vicepresidente, di promuovere la filiera regionale dell’aerospazio e dell’innovazione dell’Emilia-Romagna presso qualificati stakeholder svizzeri, valorizzando competenze, tecnologie e capacità industriali.

Oltre all’incontro con il vicepresidente, l’ambasciatore si è recato in visita presso il Tecnopolo DAMA, e ha avuto colloqui con l’università di Bologna e con rappresentanti del consorzio Anser dedicato all’aerospazio e promosso dalla Regione.

Previsioni meteo Emilia Romagna, giovedì 21 maggio 2026

Previsioni meteo Emilia Romagna, giovedì 21 maggio 2026Cielo sereno o poco nuvoloso con addensamenti ad evoluzione diurna sui rilievi. Temperature minime stazionarie comprese tra 12 e 15 gradi; valori massimi in aumento compresi tra 23 e 28 gradi. Venti deboli orientali. Mare quasi calmo.

(Arpae)

Riordino territoriale, Zanni: “dalle Province dell’Emilia-Romagna un segnale importante anche al legislatore nazionale: serve una riforma definitiva”

Riordino territoriale, Zanni: “dalle Province dell’Emilia-Romagna un segnale importante anche al legislatore nazionale: serve una riforma definitiva”Dopo la tappa modenese della mattina, è proseguito nel pomeriggio di martedì 19 maggio, al Tecnopolo di Reggio Emilia, il percorso di confronto promosso dalla Regione Emilia-Romagna sul riordino territoriale, con il coinvolgimento delle Province, dei Comuni, delle Unioni e dei rappresentanti economici, sociali e istituzionali del territorio.

All’incontro ha preso parte anche il presidente di UPI Emilia-Romagna e presidente della Provincia di Reggio Emilia, Giorgio Zanni, che ha sottolineato il valore del percorso avviato insieme alla Regione, richiamando però la necessità di collocarlo dentro una prospettiva nazionale.

“Si riordina ciò che è in disordine – ha dichiarato Zanni – e dopo oltre dieci anni dalla legge 56 del 2014 è evidente che il sistema delle Province sia ancora dentro un quadro incompiuto. Le Province esistono, svolgono funzioni fondamentali per cittadini, imprese e comunità, a partire da quelle medio-piccole e dalle aree interne del Paese, dove vive e lavora una parte fondamentale delle nostre comunità.

Le Province esercitano ancora oggi funzioni importanti che vanno dalle infrastrutture provinciali alle scuole superiori, passando per decine di servizi forniti ai Comuni, funzioni svolte nonostante un assetto istituzionale e risorse inadeguate, una fotografia che richiama quel ‘limbo istituzionale’ che lo stesso Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha indicato come una condizione da superare al più presto”.

Per Zanni, il percorso avviato in Emilia-Romagna rappresenta una scelta importante perché mette attorno allo stesso tavolo istituzioni e territori, con un metodo di confronto ampio, che parte dagli amministratori locali e si allarga all’intera comunità territoriale: sindacati, associazioni datoriali, Ausl e realtà rappresentative del territorio.

“L’obiettivo – ha proseguito – è garantire pari opportunità, pari servizi e pari capacità di rappresentanza ai cittadini che vivono nei diversi territori dell’Emilia-Romagna, a partire dalle aree a più alta complessità, segnate da fragilità sociali, economiche o orografiche, dai Comuni più piccoli e dalle aree interne e montane.

Un sistema istituzionale adeguato, chiaro e codificato, al passo con le sfide globali che dobbiamo saper leggere e affrontare insieme, è un sistema capace di ridisegnarsi per migliorare i servizi a cittadini, comunità, imprese e lavoratori”.

Il presidente di UPI Emilia-Romagna ha evidenziato anche il ruolo che le Province continuano a svolgere come Casa dei Comuni, attraverso funzioni di supporto, coordinamento e servizio agli enti locali.

“Nei fatti le Province – ha aggiunto Zanni – hanno esercitato in questi ultimi anni un protagonismo, verso Comuni e comunità, che va ben oltre le competenze assegnate loro dall’attuale ordinamento nazionale.

Penso, ad esempio, alle Stazioni Uniche Appaltanti, al servizio di avvocatura, all’antisismica, ai servizi informatici, all’ufficio che si occupa delle verifiche sui protocolli di antimafia e legalità, tutti servizi di cui fruiscono i Comuni della nostra provincia.

Allo stesso modo, penso ci sia bisogno di riordinare anche le diverse sedi di confronto tra sindaci che negli anni si sono stratificate su molti ambiti: dai trasporti alla sanità, dall’agenzia per la casa ai rifiuti.

Sono esperienze concrete che dimostrano come l’ente provinciale possa essere uno strumento prezioso per rafforzare i territori e rappresentare la loro voce, soprattutto quando i singoli Comuni non hanno da soli tutte le competenze, la voce e le risorse necessarie”.

Secondo Zanni, il riordino deve servire anche a chiarire i rapporti tra Regione, Province, Comuni, Unioni e agenzie regionali, superando una fase in cui molte relazioni istituzionali sono rimaste affidate più alla buona volontà dei singoli che a un quadro stabile e codificato.

“Non possiamo fondare il funzionamento delle istituzioni solo sulla buona volontà, sulla moral suasion o sulla qualità dei rapporti personali tra amministratori – ha sottolineato –. Serve un sistema che dica con chiarezza chi fa che cosa, con quali strumenti, con quali risorse e con quali responsabilità. Solo così possiamo rendere più efficiente il rapporto tra istituzioni e più forte la capacità dei territori di incidere sulle scelte che li riguardano”.

Il percorso emiliano-romagnolo, per UPI Emilia-Romagna, può dunque rappresentare un contributo utile e avanzato, ma non può sostituire la necessità di una riforma organica a livello statale.

“Il nostro obiettivo non è tornare alle Province pre-riforma in Emilia-Romagna, né costruire un modello diverso di Provincia per ogni Regione del Paese: sarebbe una follia. L’obiettivo è riordinare i rapporti tra Regione Emilia-Romagna e Province emiliano-romagnole, valorizzando ciò che qui è stato costruito negli anni e stimolando il legislatore nazionale a definire al più presto un modello unico e chiaro per tutte le Province italiane, con risorse, funzioni e competenze adeguate, superando il limbo istituzionale degli ultimi dieci anni e restituendo a tutto il Paese un assetto chiaro, omogeneo e stabile”.

 

Riciclo plastica, Ecopolietilene continua a crescere: +24% di rifiuti avviati a recupero nel 2025

Riciclo plastica, Ecopolietilene continua a crescere: +24% di rifiuti avviati a recupero nel 2025Ecopolietilene, il consorzio del Sistema Ecolight che si occupa della raccolta e riciclo dei rifiuti da beni in polietilene, chiude il 2025 con la crescita di tutti i principali indicatori di attività, confermando l’importanza del modello EPR (Responsabilità Estesa del Produttore) per una gestione circolare degli oggetti in plastica. Dai dati di bilancio annuale, approvati nell’ultima assemblea, la base consortile di Ecopolietilene si è ampliata arrivando a 223 aziende (+8,1% rispetto all’anno precedente), mentre le tonnellate gestite sono state 40.367 (+24%) con un tasso di recupero sull’immesso pari al 47%, in crescita di oltre il 3% rispetto all’anno precedente.

«Questi numeri confermano la crescita del Consorzio e soprattutto la qualità del lavoro svolto lungo tutta la filiera del recupero e del riciclo dei beni in polietilene – commenta Giancarlo Dezio, direttore generale di Ecopolietilene -. Il nostro obiettivo è continuare a operare in modo concreto, collaborando con aziende, distributori, operatori e impianti di riciclo, in modo da rendere la raccolta e soprattutto gestione del fine vita dei polimeri sempre più efficiente e valorizzare, così, quella che è una risorsa circolare strategica».

Il polietilene è infatti riciclabile al 100%. I rifiuti gestiti da Ecopolietilene hanno trovato nuova vita in diverse filiere industriali. Oggetti in plastica dura utilizzati in agricoltura, termoidraulica ed edilizia, così come beni flessibili quali sacchi per la spazzatura e teli per serre sono diventati nuovi prodotti. Quasi il 60% delle materie prime seconde trattate dagli impianti di riciclo convenzionati con Ecopolietilene sono state impiegate in processi di stampaggio a iniezione per la produzione, ad esempio, di cassette, giocattoli, arredi e tubazioni. Il 20% è stato destinato alla realizzazione di film flessibili per imballaggi e agricoltura, mentre l’11% è stato utilizzato nell’estrusione e nello stampaggio generico per prodotti industriali e componenti tecnici. Le quote rimanenti, hanno dato vita a tubi e profilati, lastre, canaline e contenitori rigidi attraverso processi di estrusione e stampaggio.

Come evidenziato anche dalla recente ricerca sui beni in materie plastiche promossa da Ecopolietilene (la più ampia realizzata finora in Italia su questo ambito), i beni in polietilene rappresentano una presenza inscindibile dalla nostra vita quotidiana e da molteplici attività industriali. Con circa 670 Kton immesse al consumo nel 2024, pari al 36% del totale dei beni plastici considerati nell’analisi, il polietilene (PE) è il polimero più diffuso ed è parte integrante di molte funzioni essenziali dell’economia reale. Allo stesso tempo, il PE mantiene un ruolo centrale anche nella filiera del riciclo delle plastiche post-consumo.

La centralità industriale e la molteplicità di utilizzo del materiale recuperato evidenziano il ruolo svolto dal Consorzio nella gestione del fine vita dei beni in polietilene. «La circolarità è un elemento chiave e fortemente distintivo di un bene in polietilene – prosegue Dezio -. Nel 2026 proseguiremo con un approccio fattivo per valorizzare il corretto riciclo dei rifiuti in plastica. Il contesto industriale non è semplice, le aziende hanno bisogno di essere sostenute e agevolate nei processi di conformità. Riteniamo necessario guardare a un unico sistema EPR capace di coinvolgere tutti i beni plastici non imballaggio e rafforzare le filiere industriali legate alle materie prime seconde che sono un elemento centrale per lo sviluppo del settore».

Personale ATA, FLC CGIL: “numeri inadeguati a garantire qualità, sicurezza e funzionamento delle scuole”

Personale ATA, FLC CGIL: “numeri inadeguati a garantire qualità, sicurezza e funzionamento delle scuole”Nel corso dell’informativa a sugli organici ATA per l’anno scolastico 2026/27, sono stati illustrati dall’USR i dati relativi alla dotazione assegnata alla regione. Numeri che confermano ancora una volta una situazione insufficiente rispetto ai bisogni reali delle scuole del territorio.

Il totale regionale dei posti ATA si attesta a 13.196 unità, di cui 8.944 collaboratori scolastici, 864 assistenti tecnici e 3.270 assistenti amministrativi. Dati che non tengono conto dell’aumento della complessità organizzativa delle scuole, dell’incremento degli adempimenti amministrativi, della gestione delle fragilità e della necessità di garantire sicurezza, inclusione e qualità del servizio scolastico.

Particolarmente critica resta la situazione dei collaboratori scolastici, che sono diminuiti complessivamente di 2174 a livello nazionale (come previsto dalla legge di bilancio) di cui 122 in Emilia Romagna (pari al 6%), figure centrali non solo per il funzionamento ordinario degli istituti, ma anche per la gestione degli alunni con disabilità, dei plessi sempre più articolati e delle esigenze legate alla sorveglianza e alla sicurezza. Analogamente insufficienti risultano i numeri degli assistenti amministrativi (che per la verità aumentano dello 0,4%!) e tecnici, a fronte di scuole sempre più gravate da accorpamenti, procedure burocratiche, digitalizzazione, progetti PNRR e carichi amministrativi crescenti.
Preoccupano inoltre le forti differenze territoriali e l’assenza di un reale piano di rafforzamento degli organici, che tendono a diminuire mentre continuano a crescere le richieste alle istituzioni scolastiche senza che a queste corrisponda un adeguato investimento sul personale.

Come FLC CGIL Emilia Romagna – dichiara Monica Ottaviani Segretaria Generale – ribadiamo che il personale ATA rappresenta una componente essenziale della comunità scolastica e che senza un deciso incremento degli organici sarà sempre più difficile garantire il regolare funzionamento delle scuole.
Accettare la logica dei tagli significa non difendere il sistema pubblico d’istruzione che la FLC CGIL invece continuerà a difendere”.

L’Olio dei Colli di Bologna si prepara a diventare il 46^ prodotto Dop e Igp dell’Emilia-Romagna

L’Olio dei Colli di Bologna si prepara a diventare il 46^ prodotto Dop e Igp dell’Emilia-RomagnaUn olio extravergine d’oliva con livelli di acidità libera tra i più bassi d’Italia, prodotto in un territorio riconosciuto patrimonio mondiale dell’Umanità dall’Unesco. È sempre più vicino il riconoscimento europeo dell’Indicazione geografica protetta per l’Olio dei Colli di Bologna, che si prepara a diventare il 46^ prodotto Dop e Igp dell’Emilia-Romagna, saldamente al primo posto in Europa per numero di prodotti agroalimentari certificati.

È stata infatti pubblicata oggi sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea la domanda di riconoscimento dell’Indicazione geografica protetta (Igp) europea per l’Olio dei Colli di Bologna. A partire da oggi si apre un intervallo di tempo di tre mesi durante il quale gli Stati membri o Paesi terzi possono presentare eventuali opposizioni motivate.

Trascorso questo periodo, in assenza di opposizioni, l’eccellenza bolognese otterrà l’iscrizione definitiva nel registro europeo dei prodotti Dop e Igp, diventando il terzo olio regionale ad ottenere la certificazione europea insieme all’Olio di Brisighella Dop e all’Olio delle Colline di Romagna Dop.

“Un risultato importante per i produttori dell’Olio dei Colli di Bologna e per tutta l’agricoltura emiliano-romagnola- affermano il presidente della Regione, Michele de Pascale, e l’assessore regionale all’Agricoltura e all’agroalimentare, Alessio Mammi-. La pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale dell’Unione europea della domanda di riconoscimento dell’Igp rappresenta un passaggio decisivo verso un traguardo costruito insieme alle imprese del territorio, che hanno investito sulla qualità, sulla tracciabilità e sulla valorizzazione di una produzione storica delle colline bolognesi. Le Indicazioni geografiche sono uno degli strumenti più forti che abbiamo per difendere valore, qualità e reddito lungo tutta la filiera agroalimentare. Un ringraziamento a tutti i produttori che lavorano ogni giorno per portare in tavola dei prodotti di altissima qualità”.

“Il riconoscimento dell’Indicazione geografica protetta è oggi un obiettivo sempre più vicino che rafforzerà ulteriormente il valore dell’Emilia-Romagna, aumentando il numero di prodotti Dop e Igp, e confermerà ancora una volta la forza del nostro sistema agroalimentare- proseguono presidente e assessore-. Per una regione come la nostra, che ha nella qualità certificata uno dei pilastri della propria economia agricola e dell’export, difendere e valorizzare le Indicazioni geografiche significa sostenere il lavoro delle imprese, rafforzare le filiere organizzate e aumentare la competitività sui mercati nazionali e internazionali. L’ingresso dell’Olio dei Colli di Bologna nel registro europeo dei prodotti certificati rappresenterà un valore aggiunto importante per tutto il territorio bolognese e per l’intera Dop Economy regionale”.

“Siamo molto soddisfatti per questo straordinario traguardo- afferma Ermanno Rocca, presidente della Rete Olio extra vergine di oliva Colli di Bologna- che testimonia l’impegno e la dedizione di un percorso durato anni e che ci auguriamo porti nuovi interessi per un ulteriore sviluppo dell’olivicoltura sui colli di Bologna”.

L’iter per il riconoscimento 

L’iter per il riconoscimento dell’Indicazione geografica protetta (Igp) europea per l’Olio dei Colli di Bologna è stato avviato ufficialmente nel 2021 su iniziativa della Rete Olio Extra Vergine di oliva Colli di Bologna, un comitato di produttori locali uniti per valorizzare la storica e peculiare produzione olivicola della zona. La Rete nasce nel 2017 e ad oggi conta 11 aziende aderenti tra cui: Azienda agricola Bonazza, Palazzo di Varignana, Azienda agricola Assirelli, Azienda agricola Podere Pratale, Frantoio Valsanterno, azienda agricola Cà Scarani, azienda agricola Torre, azienda agricola Sorella Terra, azienda agricola Nugareto, azienda agricola 1997, società agricola Copaps. L’attività di ricerca e di stesura del disciplinare è stata redatta con il coordinamento della professoressa Tullia Gallina Toschi e del dipartimento di Scienze e Tecnologie Agro-Alimentari dell’Alma Mater Studiorum, Università di Bologna, in collaborazione con il Comitato di assaggio Distal e con la dottoressa Annalisa Rotondi dell’Istituto per la Bioeconomia del Cnr di Bologna.

Il percorso istituzionale ha preso forma a livello nazionale nel corso del 2024: dopo aver ottenuto il parere favorevole della Regione e superato con successo l’istruttoria e il pubblico accertamento da parte dei funzionari del ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste (Masaf), la proposta di disciplinare è stata pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana il 9 luglio 2024. Successivamente, il 2 ottobre 2024, la domanda è stata trasmessa formalmente a Bruxelles e registrata presso gli uffici dell’Unione.

La pubblicazione di oggi nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea rappresenta il penultimo passaggio di questo percorso, con l’apertura della cosiddetta fase di opposizione, conclusa la quale l’Olio dei Colli di Bologna potrà ottenere il riconoscimento ufficiale dell’Indicazione geografica protetta.

Storia e caratteristiche dell’Olio dei colli di Bologna 

Le prime testimonianze della coltura dell’olivo nel bolognese risalgono all’età dei Romani: documenti notarili e fonti storiche attestano la presenza di oliveti nelle colline attorno a Bologna già dall’VIII secolo. Per secoli la produzione di olive e olio ha rappresentato una componente significativa dell’economia agricola locale, prima del progressivo declino causato dalle gelate e dalle difficoltà climatiche tra Seicento e Ottocento.

Dagli anni Novanta del Novecento l’olivicoltura bolognese ha però conosciuto una nuova fase di crescita grazie agli studi scientifici del Cnr, ai nuovi impianti e ai progetti di valorizzazione del territorio. I dati Istat mostrano infatti un aumento costante delle superfici coltivate e della produzione di olio extravergine. Oggi l’Olio dei Colli di Bologna è una realtà sempre più riconosciuta e apprezzata, capace di unire tradizione agricola, qualità produttiva e identità territoriale.

Dal punto di vista organolettico, l’Olio dei Colli di Bologna si caratterizza per un fruttato che varia da medio a intenso, accompagnato da note equilibrate di amaro e piccante e sentori di carciofo, erba, mandorla e pomodoro. Sul piano chimico-fisico si distingue invece per livelli di acidità libera tra i più bassi tra gli oli italiani e per l’elevato contenuto di biofenoli e polifenoli.

A rendere peculiare questa produzione contribuisce anche il microclima delle colline bolognesi, influenzato dalla presenza delle rocce evaporitiche affioranti gessose nell’area riconosciuta dall’Unesco patrimonio mondiale dell’Umanità dal 2023. Le escursioni termiche e le particolari condizioni ambientali favoriscono infatti le caratteristiche qualitative dell’olio. La zona di produzione, raccolta e molitura comprende i territori della Città metropolitana di Bologna situati a sud della Via Emilia.

Il disciplinare distingue due modalità di produzione: olio monovarietale e blend. Nel primo caso almeno l’85% del prodotto deve provenire da una sola cultivar tra Correggiolo, Frantoio, Nostrana di Brisighella, Ghiacciola e alcune varietà autoctone bolognesi come Farneto, Montebudello, Montecapra, Montecalvo 2 e Oliveto. Nel caso del blend, invece, l’olio deve derivare dall’unione di due o più cultivar ammesse, che devono rappresentare almeno l’80% del totale.

Ranking 2025 Icca, Bologna sale al 28^ posto tra le destinazioni congressuali europee e si conferma nella top 3 nazionale

Ranking 2025 Icca, Bologna sale al 28^ posto tra le destinazioni congressuali europee e si conferma nella top 3 nazionale“Il posizionamento raggiunto da Bologna nel Ranking 2025 Icca rappresenta un riconoscimento importante per tutta l’Emilia-Romagna e conferma la crescita internazionale di un territorio che negli ultimi anni ha investito sulla qualità dell’offerta, sulle competenze e sulla capacità di costruire reti tra istituzioni, sistema universitario, filiere economiche e operatori. Il turismo congressuale rappresenta oggi una delle leve più rilevanti per rafforzare il posizionamento internazionale della nostra regione e costruire un turismo di qualità, capace di produrre valore durante tutto l’anno. Il congressuale non genera soltanto presenze turistiche ma attiva relazioni, investimenti, opportunità economiche e connessioni internazionali, creando ricadute concrete per i territori e rafforzando le connessioni tra turismo, innovazione, competenze e sistema produttivo regionale”.

Così l’assessora regionale al Turismo, Roberta Frisoni, sui risultati del Ranking 2025 Icca – International congress and convention association, il rapporto annuale che classifica le principali destinazioni congressuali mondiali sulla base del numero di congressi associativi internazionali ospitati nel corso dell’anno. Il capoluogo emiliano sale al 28^ posto tra le destinazioni europee più attrattive per il turismo congressuale internazionale e si posiziona al 53^ posto a livello mondiale, a pari merito con Washington e Abu Dhabi. A livello nazionale Bologna si conferma stabilmente nella top 3, dopo Roma e Milano, per il quarto anno consecutivo.

“Come Regione- prosegue l’assessora- lavoriamo per rafforzare un modello turistico sempre più competitivo, sostenibile e capace di generare valore durante tutto l’anno. Il turismo congressuale, in particolare, rappresenta un segmento strategico perché produce flussi qualificati, attiva investimenti, rafforza il dialogo tra territori, imprese, università e grandi competenze professionali, e contribuisce alla crescita economica e internazionale delle città. Il risultato raggiunto da Bologna- conclude l’assessora- dimostra l’efficacia di un lavoro costruito nel tempo insieme agli operatori, alle istituzioni e al sistema territoriale, e conferma la capacità dell’Emilia-Romagna di competere ai più alti livelli nel panorama congressuale europeo e internazionale”.

Electrolux, oggi il punto tra le Regioni e il ministro Urso in vista dell’incontro al Mimit del 25 maggio

“È assolutamente indispensabile costruire un fronte comune fra lavoratrici e lavoratori, sindacati e istituzioni a tutela dell’Italia e del nostro sistema industriale, che non può essere considerato uno scaffale usa e getta da multinazionali estere”.

È questo quanto ribadito sulla vicenda Electrolux dal presidente della Regione Emilia-Romagna, Michele de Pascale, e dall’assessore regionale al Lavoro, Giovanni Paglia, durante un incontro tra le Regioni interessate e il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, in preparazione del tavolo nazionale convocato a Roma, al Mimit, per il prossimo lunedì 25 maggio.

“Il piano presentato dall’azienda- hanno aggiunto presidente e assessore- deve essere ritirato e sostituito da un impianto che preveda investimenti e sviluppo delle attività, come già previsto dal Contratto di sviluppo richiesto proprio da Electrolux e ritirato il 29 aprile senza preavviso e giustificazioni. Il quadro normativo europeo è certamente problematico e penalizzante per le industrie continentali, ma non può diventare una scusante per giustificare licenziamenti e chiusura di siti produttivi”.

“Oggi più che mai è necessario- concludono de Pascale e Paglia- che il Governo batta un colpo e segni una decisa inversione a tutela dell’interesse nazionale, anche con strumenti finanziari straordinari, laddove necessario”.

Agricoltura e forestazione, verso il nuovo Piano castanicolo regionale dell’Emilia-Romagna

Agricoltura e forestazione, verso il nuovo Piano castanicolo regionale dell’Emilia-RomagnaDalla semplificazione delle norme per il recupero dei castagneti abbandonati ai nuovi impianti di castagno da frutto, fino alle azioni per rafforzare la filiera e valorizzare produzioni di qualità come il Marrone di Castel del Rio Igp. La Regione Emilia-Romagna anticipa i contenuti del nuovo Piano castanicolo regionale, la cui bozza sarà presentata entro l’estate al Tavolo dedicato per poi essere inviata all’Assemblea regionale per il confronto.

Un Piano costruito per affrontare in modo integrato le criticità del settore – cambiamenti climatici, dissesto idrogeologico, frammentazione produttiva e abbandono delle aree montane – accompagnato da circa 4,6 milioni di euro già messi in campo dalla Regione attraverso bandi e misure di sostegno alla castanicoltura.

L’Emilia-Romagna conserva infatti un ruolo di rilievo nazionale nella produzione e commercializzazione di castagne e marroni, con una presenza diffusa soprattutto nelle aree montane e collinari dell’Appennino e una forte vocazione legata alle produzioni di qualità. Definiti “custodi della montagna”, i castagneti svolgono anche un ruolo fondamentale nella prevenzione del dissesto idrogeologico, nella salvaguardia della biodiversità e nella lotta al cambiamento climatico. È in questo quadro che si inserisce il lavoro portato avanti dalla Regione insieme al Tavolo castanicolo regionale, istituito nella scorsa legislatura per accompagnare la definizione del nuovo Piano e costruire una strategia capace di tenere insieme agricoltura, forestazione, sostenibilità e valorizzazione economica della filiera.

Il percorso e le linee di intervento previste dal Piano sono stati illustrati oggi dagli assessori regionali all’Agricoltura, Alessio Mammi, e alla Forestazione, Gessica Allegni, in Commissione Politiche economiche dell’Assemblea legislativa.

“Con il nuovo Piano castanicolo regionale stiamo costruendo una strategia condivisa di lungo periodo capace di tenere insieme agricoltura, forestazione, tutela del territorio e sviluppo delle aree montane- affermano gli assessori-. La castanicoltura rappresenta infatti una parte importante dell’identità produttiva e paesaggistica dell’Appennino emiliano-romagnolo: un settore che negli anni ha saputo custodire biodiversità, qualità delle produzioni e presidio del territorio, ma che oggi ha bisogno di strumenti nuovi per rafforzarsi e continuare a crescere. Per questo stiamo lavorando a un Piano che punta sulla semplificazione delle norme, sul recupero e la gestione sostenibile dei castagneti, sul rafforzamento della filiera e sulla valorizzazione di produzioni di eccellenza come il Marrone di Castel del Rio Igp. L’obiettivo è accompagnare imprese e territori in un percorso di innovazione e qualificazione, sostenendo una filiera che genera valore economico, ambientale e sociale per tutta la montagna emiliano-romagnola. Allo stesso tempo- proseguono- vogliamo rafforzare il ruolo della gestione forestale come strumento di cura del territorio, tutela del paesaggio e prevenzione della fragilità ambientale. Un aspetto fondamentale- concludono Mammi e Allegni-, perché i castagneti svolgono un ruolo determinante nella stabilità dei versanti, nella tutela della biodiversità e nella capacità di adattamento delle aree montane agli effetti dei cambiamenti climatici. Investire sulla castanicoltura significa quindi sostenere non solo una produzione agricola di qualità, ma anche un presidio fondamentale per l’equilibrio ambientale e la vitalità dell’Appennino emiliano-romagnolo”.

Le risorse regionali

Attraverso il CoPsr – il Complemento di programmazione per lo sviluppo rurale del Programma strategico della Pac 2023-2027 – la Regione Emilia-Romagna ha già attivato quasi 4,6 milioni di euro per sostenere la castanicoltura. Una parte consistente delle risorse riguarda due bandi dedicati al settore, per quasi 3 milioni di euro complessivi, che hanno consentito di esaurire le graduatorie rispondendo a oltre 300 domande presentate dalle aziende.

A questi interventi si aggiungono ulteriori misure a sostegno delle produzioni biologiche, gli ecoschemi della Pac 2023-2027 – incentivi destinati alle pratiche agricole sostenibili – e le indennità compensative, per risorse pari a poco meno di un milione di euro. Nell’ambito dell’attuale programmazione sono stati inoltre pianificati, attraverso il CoPsr regionale, bandi dedicati alla castanicoltura in tre Gal (Gruppi di azione locale), per un importo complessivo superiore agli 800mila euro.

Il Tavolo castanicolo e il nuovo Piano regionale

Per accompagnare il rilancio del settore, la Regione Emilia-Romagna ha istituito il Tavolo castanicolo regionale, coinvolgendo istituzioni, esperti e associazioni del territorio nella definizione del nuovo Piano regionale. La bozza sarà presentata entro l’estate al Tavolo dedicato. Al centro del documento, tre modelli di sviluppo per la castanicoltura del futuro: la salvaguardia della castanicoltura tradizionale, considerata prioritaria, la trasformazione delle selve castanili in castagneti da frutto e la realizzazione di nuovi impianti intensivi con piante innestate da vivaio.

Tra gli obiettivi anche una semplificazione delle norme per gli interventi sui castagneti, una nuova programmazione di contributi economici e iniziative rivolte alle scuole agrarie e alle giovani generazioni per promuovere la conoscenza della castanicoltura e delle produzioni del territorio.

Riordino territoriale, seconda tappa a Reggio Emilia del percorso della Regione per ridisegnare il sistema degli enti locali

Riordino territoriale, seconda tappa a Reggio Emilia del percorso della Regione per ridisegnare il sistema degli enti localiQuarantadue Comuni, oltre 532mila residenti, sette le Unioni a cui aderisce il 100% delle municipalità reggiane, se si esclude il capoluogo. Un sistema di enti locali che conta oltre 3400 dipendenti, l’11% del totale in regione, e una capacità di spesa pari a 602 milioni di euro, il 9,5% del totale regionale. È da questa fotografia del territorio modenese, caratterizzato da una elevata diffusione della gestione associata di funzioni e servizi, che ha preso il via oggi il percorso partecipato promosso dalla Regione per ripensare il funzionamento delle istituzioni locali, rafforzare la collaborazione tra enti, migliorare organizzazione e servizi, ridurre le differenze territoriali e costruire le nuove scelte attraverso il confronto.

Oggi pomeriggio a Reggio Emilia la seconda tappa di una serie di nove incontri territoriali, uno per provincia, previsti dalla Regione per costruire insieme a Comuni, Province, Unioni e Città metropolitana la riforma del riordino territoriale regionale: un processo partecipato che punta a rafforzare il modo in cui gli enti, a tutti i livelli, programmano e lavorano insieme, migliorando al tempo stesso la capacità amministrativa, la gestione delle risorse e l’organizzazione dei servizi offerti a cittadine e cittadini sui diversi territori.

Nel reggiano il sistema delle Unioni svolge già oggi un ruolo centrale nella gestione associata di attività e servizi. Il territorio è caratterizzato da Comuni medi e piccoli organizzati in Unioni di Comuni che hanno raggiunto un livello di consolidamento medio-alto. È presente un’Unione che svolge la funzione di polo territoriale in area montana e gestisce in forma associata numerose funzioni e attività anche per altri Enti al di fuori dei Comuni che la compongono. La Provincia svolge numerose funzioni tecniche e specialistiche per la maggior parte del territorio. Il capoluogo collabora con il territorio per attività sul contenzioso tributario e con solo alcune Unioni per il coordinamento nei servizi sociali e attività limitate alla Centrale unica di committenza.

A inaugurare i lavori, l’assessore regionale alla Programmazione strategica e attuazione del Programma, Davide Baruffi, il sindaco di Reggio Emilia, Marco Massari, il presidente della Provincia, Giorgio Zanni, e il presidente dell’Ucem Emilia-Romagna, Emanuele Ferrari.

“Il territorio reggiano rappresenta una realtà in cui la collaborazione tra enti locali e la gestione associata di funzioni e servizi costituiscono già oggi un elemento centrale dell’organizzazione territoriale- sottolinea l’assessore Baruffi-. È da esperienze come queste che vogliamo partire per costruire un’Emilia-Romagna istituzionalmente più forte ed efficiente ma allo stesso tempo sempre più vicina alle cittadine e ai cittadini, capace di rispondere ai cambiamenti sociali ed economici e di accompagnare lo sviluppo dei territori. Insieme alle autonomie locali vogliamo costruire un percorso condiviso che ci permetta di rafforzare la capacità la programmazione complessiva e quella amministrativa degli enti (a partire da quelli più fragili e periferici), migliorare la qualità dei servizi e ridurre i divari territoriali. Il coinvolgimento diretto di Comuni, Province, Unioni e Città metropolitana è indispensabile per tradurre questi obiettivi in scelte concrete e sostenibili per tutto il territorio regionale”.

Il percorso

Il percorso di riordino territoriale promosso dalla Regione Emilia-Romagna, in collaborazione con Anci, Upi, Uncem e Città metropolitana di Bologna, è stato avviato dal ‘Documento di indirizzo per il riordino territoriale’, approvato dalla Giunta regionale lo scorso 20 aprile, che ha aperto la fase di confronto e partecipazione con i territori.

Insieme a Province, Comuni e Unioni di Comuni, Comunità montane e Città metropolitana di Bologna, la Regione, attraverso un percorso partecipato fondato sul confronto e sulla collaborazione tra i diversi livelli istituzionali, punta a costruire una riforma del sistema territoriale dell’Emilia-Romagna. L’obiettivo è rafforzare il modo in cui gli Enti a tutti i livelli (Comuni, Unioni di Comuni, Province, Città metropolitana e Regione) programmano e lavorano insieme (governance multilivello) migliorando al tempo stesso la loro capacità di organizzarsi, gestire risorse e offrire servizi (capacità amministrativa).

Fiorano Modenese inaugura “La Baita”: un nuovo spazio per comunità, famiglie e inclusione

Fiorano Modenese inaugura “La Baita”: un nuovo spazio per comunità, famiglie e inclusioneSabato 23 maggio, presso il Parco Roccavilla di Fiorano Modenese, sarà inaugurata “La Baita”, che rinasce con un progetto dedicato alla comunità, alla socialità e al benessere delle persone e delle famiglie.

L’appuntamento è fissato alle ore 16.30 in via Tevere 51, con il taglio del nastro e i saluti istituzionali che daranno ufficialmente avvio alle attività dello spazio.

Dopo gli interventi di manutenzione straordinaria per cui l’Amministrazione fioranese ha stanziato oltre 50.000 euro, “La Baita” rinasce come luogo aperto, inclusivo e intergenerazionale, pensato per promuovere relazioni, partecipazione attiva e occasioni di incontro attraverso iniziative educative, culturali e ricreative rivolte a cittadini di tutte le età.

Nel corso del pomeriggio saranno proposte numerose attività dedicate a bambini, famiglie e caregiver, tra cui laboratori creativi e di propedeutica musicale; attività motorie per bambini; un “Caregiver Day” con laboratorio e info point; la presentazione dell’iniziativa “Officina della memoria” e, per finire, una merenda per tutti i partecipanti.

Il progetto “La Baita” è promosso dal Comune di Fiorano Modenese ed è frutto di un tavolo di co-progettazione per la rigenerazione del Parco, con associazioni del terzo settore, a cui è stata affidata la riapertura e la gestione dello spazio e della attività: Arci Modena, Gianni Rodari, Associazione Sostegno Demenze (Ass.S.De.), Ci vuole un villaggio aps, in collaborazione con l’Unione dei Comuni del Distretto Ceramico, AUSL di Modena, Affiancare, associazioni sportive (Calcio Fiorano e Junior Fiorano) e soggetti del terzo settore.

Presso la struttura è già partito da alcuni giorni il Centro d’incontro (Meeting center) di Officine della memoria, nell’ambito del progetto Dementia Friendly Community, per accogliere persone con disturbi di memoria lievi o moderati e i loro famigliari.

La Baita offrirà anche un servizio bar a supporto dei frequentatori dello Parco e attività ludico-educative per bambini e famiglie. Il calendario delle aperture sarà disponibile dal mese di giugno.

L’iniziativa rappresenta un importante investimento sociale e culturale per il territorio, con l’obiettivo di rafforzare reti di prossimità, inclusione e supporto reciproco, valorizzando il ruolo della comunità nella costruzione di spazi accoglienti e partecipati.

Abbiamo scelto di farne un luogo che metta insieme generazioni, sostenga chi affronta fragilità legate alla memoria e valorizzi l’impegno delle associazioni. Perché una comunità è davvero tale quando crea relazioni e fa sentire ogni persona parte di un insieme, senza lasciare spazio alla solitudine.”, sottolinea l’assessora ai Servizi Sociali, Servizi Sanitari e Politiche per l’inclusione, Elisa Ferrari.

Il tribunale di Bologna conferma la legittimità del rilancio di Litokol guidato da Gian Luca Sghedoni

Il tribunale di Bologna conferma la legittimità del rilancio di Litokol guidato da Gian Luca SghedoniCon ordinanza del 14 marzo 2026, recentemente pubblicata sulla banca dati dartsIP, il Tribunale di Bologna si è pronunciato sulla controversia che ha visto contrapposte Litokol e Kerakoll, due storiche realtà del distretto ceramico di Sassuolo, fondate entrambe nel 1968.

Al centro della vicenda vi è Gian Luca Sghedoni, manager e imprenditore che ha guidato per oltre trent’anni la crescita di Kerakoll, contribuendo allo sviluppo internazionale dell’azienda di famiglia fino al 2019. Dopo alcuni anni dedicati a operazioni di investimento attraverso il proprio family office, nel 2024 Sghedoni ha acquisito Litokol avviando un articolato progetto di rilancio industriale, commerciale e di rebranding.

Il nuovo posizionamento di Litokol — caratterizzato da una rinnovata identità visiva, un nuovo packaging e una diversa strategia di comunicazione — aveva portato Kerakoll a contestare presunte condotte di concorrenza sleale, sostenendo la confondibilità tra i marchi e altri segni distintivi delle due aziende (incluso il packaging dei prodotti), il rischio di agganciamento commerciale e l’esistenza di uno storno di personale.

Il Tribunale di Bologna ha tuttavia ritenuto infondate tali contestazioni. In particolare, il giudice ha escluso:

  • la confondibilità tra i marchi;
  • il rischio di confusione derivante dal packaging adottato da Litokol;
  • l’esistenza di uno storno di dipendenti;
  • la sussistenza di comportamenti contrari ai principi di correttezza professionale.

Nell’ordinanza, il Tribunale sottolinea inoltre che le strategie di marketing adottate da Gian Luca Sghedoni in Litokol rientrano nella normale libertà imprenditoriale e che “nella loro dimensione concettuale, non possono essere oggetto di monopolio”.

Il giudice ha altresì evidenziato come il posizionamento competitivo di Litokol non possa essere considerato un indebito agganciamento alla notorietà del concorrente Kerakoll, ma rappresenti la legittima proposta di un’alternativa sul mercato.

Le domande cautelari proposte da Litokol sono state invece respinte esclusivamente per carenza del requisito dell’urgenza, ritenendo il Tribunale che le diffide inviate da Kerakoll non avessero concretamente limitato l’operatività della società.

Questa decisione conferma un principio fondamentale: la libertà di impresa e di innovazione non può essere monopolizzata”, ha commentato Gian Luca Sghedoni, CEO di Litokol. “Continueremo a investire in ricerca, sviluppo e innovazione con la stessa visione imprenditoriale che ha sempre guidato il mio percorso”.

Litokol Lab S.p.A. è stata assistita da un team multidisciplinare composto, per Trevisan & Cuonzo, dal Founding Partner Luca Trevisan, dalla Partner Francesca Ferrero e dall’Associate Carolina Citterio; per Poggi & Associati dal Salary Partner Massimo Castiglioni e dall’Associate Marella Lavarone, insieme a Michele Petrella dello Studio Legale Dalla Verità di Bologna.

Parte da Modena il percorso della Regione per ridisegnare il sistema degli enti locali dell’Emilia-Romagna

Parte da Modena il percorso della Regione per ridisegnare il sistema degli enti locali dell’Emilia-RomagnaQuarantasette Comuni, oltre 711mila residenti, sei le Unioni a cui aderisce il 96% delle municipalità modenesi. Un sistema di enti locali che conta oltre 4.600 dipendenti, il 15% di quelli della regione, e una capacità di spesa pari a 945 milioni di euro, il 15% del totale regionale. È da questa fotografia del territorio modenese, caratterizzato da una forte ma eterogenea diffusione della gestione associata di funzioni e servizi, che ha preso il via oggi il percorso partecipato promosso dalla Regione per ripensare il funzionamento delle istituzioni locali, rafforzare la collaborazione tra enti, migliorare organizzazione e servizi, ridurre le differenze territoriali e costruire le nuove scelte attraverso il confronto.

Oggi a Modena la prima tappa di una serie di nove incontri territoriali, uno per provincia, previsti dalla Regione per costruire insieme a Comuni, Province, Unioni e Città metropolitana la riforma del riordino territoriale regionale: un processo partecipato che punta a rafforzare il modo in cui gli enti, a tutti i livelli, programmano e lavorano insieme, migliorando al tempo stesso la capacità amministrativa, la gestione delle risorse e l’organizzazione dei servizi offerti a cittadine e cittadini sui diversi territori.

Nel modenese il sistema delle Unioni di Comuni svolge già oggi un ruolo centrale nella gestione associata di attività e servizi a supporto dei Comuni del territorio. Anche le amministrazioni non aderenti a Unioni operano attraverso convenzioni con la Provincia o con enti di aree limitrofe, in alcuni casi anche fuori dai confini provinciali. La Provincia garantisce inoltre funzioni specialistiche per gran parte del territorio, mentre il Comune capoluogo collabora con i Comuni vicini nella gestione di alcune attività condivise. È partendo da questa esperienza di collaborazione istituzionale già consolidata che la Regione ha scelto Modena come prima tappa del percorso di confronto sul riordino territoriale.

A inaugurare i lavori, l’assessore regionale alla Programmazione strategica e al riordino territoriale, Davide Baruffi, il sindaco di Modena, Massimo Mezzetti, e il presidente della Provincia, Fabio Braglia.

“Il territorio modenese rappresenta una realtà in cui la collaborazione tra enti locali e la gestione associata di funzioni e servizi costituiscono già oggi un elemento centrale dell’organizzazione territoriale- sottolinea l’assessore Baruffi-. E’ la seconda realtà più grande e complessa della regione, che evidenzia esperienze molto differenziate: è proprio dall’analisi dei punti di forza e di debolezza che vogliamo partire per costruire un’Emilia-Romagna istituzionalmente più integrata ed efficiente, ma allo stesso tempo più vicina alle cittadine e ai cittadini, capace di rispondere ai cambiamenti sociali ed economici e di accompagnare lo sviluppo dei territori. Insieme alle autonomie locali scelto di promuovere un percorso condiviso per rafforzare la capacità di programmazione complessiva, quella amministrativa degli enti (a partire da quelli più fragili e periferici), di migliorare la qualità dei servizi e ridurre i divari territoriali. Il coinvolgimento diretto di Comuni, Province, Unioni e Città metropolitana è indispensabile per tradurre questi obiettivi in scelte concrete e sostenibili per tutto il territorio regionale”.

Il percorso

Il percorso di riordino territoriale promosso dalla Regione Emilia-Romagna, in collaborazione con Anci, Upi, Uncem e Città metropolitana di Bologna, è stato avviato dal ‘Documento di indirizzo per il riordino territoriale’, approvato dalla Giunta regionale lo scorso 20 aprile, che ha aperto la fase di confronto e partecipazione con i territori.

Insieme a Province, Comuni e Unioni di Comuni, Comunità montane e Città metropolitana di Bologna, la Regione, attraverso un percorso partecipato fondato sul confronto e sulla collaborazione tra i diversi livelli istituzionali, punta a costruire una riforma del sistema territoriale dell’Emilia-Romagna. L’obiettivo è rafforzare il modo in cui gli Enti a tutti i livelli (Comuni, Unioni di Comuni, Province, Città metropolitana e Regione) programmano e lavorano insieme (governance multilivello) migliorando al tempo stesso la loro capacità di organizzarsi, gestire risorse e offrire servizi (capacità amministrativa).

Incendi boschivi, aggiornata la mappa regionale delle zone di allertamento

Incendi boschivi, aggiornata la mappa regionale delle zone di allertamentoUn allertamento più puntuale, articolato e flessibile per aree omogenee dell’Emilia-Romagna, o assimilabili per quanto riguarda il rischio che si sviluppino e si diffondano incendi nei boschi. È la nuova prospettiva introdotta con il recente aggiornamento del Piano antincendio boschivo 2022-2026, che ha modificato le zone di allertamento per gli incendi, in vista di un maggiore raccordo con il sistema regionale di allertamento meteo.

Da un’articolazione sulla base dei confini provinciali, il territorio regionale è stato suddiviso ora in differenti zone: ognuna rappresenta un’area il più possibile omogenea, sia dal punto di vista della frequenza storica degli incendi boschivi che per caratteristiche ambientali, come il tipo di vegetazione, il clima, la conformazione del terreno (morfologia e orografia). La suddivisione ricalca prevalentemente le aree di montagna, collina, pianura e costa; si è tenuto conto però anche dei confini amministrativi, facendo in modo che ogni zona includa più comuni appartenenti tutti alla stessa provincia. Questo per rendere più semplice e rapida l’organizzazione degli interventi e la gestione delle emergenze a livello provinciale: l’obiettivo della nuova suddivisione non è infatti solo tecnico ma è funzionale a gestire in modo più efficace interventi e spegnimenti.

Qui la mappa con la nuova suddivisione e le tabelle dei Comuni per zona di allertamento.

Incendi boschivi, i bollettini di informazione alla popolazione

Per informare la popolazione vengono emessi periodicamente bollettini sugli incendi boschivi con l’uso di codici colore (verde, giallo, arancione e rosso). Il colore serve a indicare il livello e la localizzazione del rischio sul territorio regionale, a partire dagli indici di propagazione e suscettività, dalle condizioni meteorologiche e della vegetazione.
Ogni bollettino viene emanato in seguito a riunioni a cui partecipano rappresentanti dell’Agenzia regionale per la Sicurezza territoriale e la Protezione civile, della Direzione generale Territorio e Ambiente, della Direzione regionale Vigili del fuoco, del Comando regionale Carabinieri forestale e di Arpae. I bollettini vengono diffusi anche attraverso i social network dell’Agenzia regionale.

Abbruciamenti controllati: come comunicarli

Si ricorda che è obbligatorio comunicare gli abbruciamenti dei residui vegetali, laddove sono possibili. Va fatto  preferibilmente con l’apposita Web Appo inviando una e-mail all’indirizzo so.emiliaromagna@vigilfuoco.it, indicando sempre le proprie generalità, un numero telefonico di reperibilità, Comune e località in cui si effettuerà la combustione.
È disponibile anche il numero verde regionale dei Vigili del fuoco: 800 841 051.

L’attività di abbruciamento, che verrà automaticamente inviata a Vigili del fuoco, Comune e Carabinieri forestali per gli eventuali controlli, deve avvenire in piccoli cumuli, in assenza di vento e deve terminare entro 48 ore dalla comunicazione. Per ulteriori informazioni circa le modalità di abbruciamento, si può consultare questo link.

Numeri utili

In caso di avvistamento di un incendio boschivo o di comportamenti a rischio è possibile contattare gratuitamente il 112 numero unico di emergenza (Nue) e il 1515 – numero dell’Arma dei Carabinieri – specialità forestale, così da segnalare illeciti e comportamenti a rischio di incendio boschivo.

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