In occasione dell’81esimo anniversario della Liberazione d’Italia, il Comune di Formigine rinnova l’appuntamento con le celebrazioni ufficiali previste per sabato 25 aprile. La giornata prenderà il via alle 9 dalla piazza della Chiesa di Magreta, dove si svolgerà la deposizione della corona d’alloro presso il monumento ai caduti, accompagnata dalla benedizione alla presenza della Sindaca Elisa Parenti.
Successivamente, alle 9.30, il Parco del Castello ospiterà la celebrazione della Santa Messa, momento che precederà la partenza del corteo cittadino fissata per le 10.15. Durante il percorso, verranno deposte le corone d’alloro presso i ceppi della memoria, arricchite da letture selezionate dal Centro Documentazione Donna di Modena a cura delle Presidenti delle associazioni locali. La manifestazione culminerà in piazza della Repubblica con gli interventi conclusivi della Sindaca Elisa Parenti e dei referenti delle sezioni formiginesi di ANPI e ALPI. La cerimonia sarà scandita come ormai da tradizione dalle note della Wind Band del Liceo Musicale Sigonio di Modena. Al termine della parte istituzionale, l’appuntamento è presso la Polisportiva formiginese per il tradizionale “Pranzo della Resistenza” organizzato dall’ANPI, per il quale è richiesta la prenotazione al numero 348 7638888.
Parallelamente alle celebrazioni ufficiali, la giornata di sabato offrirà diverse attività dedicate alle famiglie e ai più piccoli. Dalle 10.30 alle 17.00, piazza Italia si trasformerà in un circuito all’aperto con “Baby Bike”, un evento dedicato al divertimento su due ruote per bambini dai 3 ai 12 anni. I partecipanti, muniti di bicicletta e casco, potranno cimentarsi in percorsi di gimkana e giochi di educazione stradale organizzati in collaborazione con la Polizia Stradale di Modena, con una merenda finale offerta a tutti i piccoli ciclisti. Per l’occasione, si potrà ammirare da vicino la Lamborghini in dotazione alla Polizia Stradale: una supercar ad alte prestazioni impiegata in compiti di massima urgenza, come il trasporto di organi e medicinali salvavita, oltre che per il pattugliamento autostradale.
L’approfondimento storico e culturale proseguirà nel pomeriggio presso il Castello di Formigine. Dalle 15 alle 19, l’atelier creativo “Il vento della Libertà” permetterà di costruire girandole colorate in un laboratorio gratuito con prenotazione consigliata. Questa attività verrà replicata anche domenica 26 aprile, giornata in cui il castello diventerà il palcoscenico per giochi d’ingegno e tradizioni in legno. L’appuntamento si inserisce nel progetto regionale “Domeniche detox”, volto a promuovere una pausa consapevole dalla tecnologia per riscoprire la socialità e il gioco all’aria aperta.
Sempre nel pomeriggio di sabato, infine, tra le 15.30 e le 16.30, sarà possibile partecipare alle visite guidate “Le torri di Formigine: memoria di guerra”. Il percorso, curato dalle guide museali e da Germana Romani dell’Associazione di Storia Locale E. Zanni, condurrà i visitatori alla scoperta della Torre del Castello e della Torre dell’Acquedotto. Prenotazioni: 059 416277 – castello@comune.formigine.mo.it.
Lunedì 27 aprile 2026 l’Anagrafe del Comune di Fiorano Modenese (via Vittorio Veneto, 23), sarà aperta dalle ore 14 alle ore 17 per un open day dedicato al rilascio della carta d’identità elettronica (CIE).
L’iniziativa è rivolta esclusivamente ai cittadini che sono ancora in possesso della carta d’identità cartacea, al fine di favorire il passaggio al nuovo documento elettronico, più sicuro e conforme agli standard europei (Regolamento UE 2019/1157).
Per l’open day non sarà necessario prenotare un appuntamento; l’accesso sarà consentito fino a un massimo di 30 persone.
Si ricorda che, a partire dal 3 agosto 2026, le carte d’identità cartacee non saranno più valide, indipendentemente dalla data di scadenza riportata sul documento. L’Amministrazione comunale invita pertanto i cittadini interessati ad approfittare di questa opportunità per mettersi in regola e ottenere la nuova carta d’identità elettronica in modo semplice e rapido.
Per ulteriori informazioni è possibile contattare l’Ufficio Anagrafe del Comune di Fiorano Modenese: anagrafe@fiorano.it, 0536 833223 (dalle 11.30 alle 12.30).
Sulla A1 Milano-Napoli, la chiusura della stazione di Sasso Marconi nord, in uscita per chi proviene da Bologna, inizialmente prevista dalle 22:00 di venerdì 24 alle 6:00 di sabato 25 aprile, sarà invece effettuata dalle 22:00 alle 24:00 di venerdì 24 aprile, per lavori di manutenzione degli impianti elettrici del piazzale di stazione.
In alternativa si consiglia di uscire alla stazione di Bologna Casalecchio, sul Raccordo di Casalecchio.
Sempre sulla A1 Milano-Napoli e sul Raccordo Sasso Marconi-SS64 Porrettana (R43), per consentire lavori di manutenzione delle barriere di sicurezza, dalle 00:00 alle 6:00 di sabato 25 aprile, saranno adottati i seguenti provvedimenti di chiusura:
Sulla A1 Milano-Napoli:
sarà chiuso il tratto compreso tra Sasso Marconi nord e Sasso Marconi, verso Firenze. L’area di servizio “Cantagallo ovest”, situata nel suddetto tratto, sarà chiusa dalle 23:00 di venerdì 24 alle 6:00 di sabato 25 aprile.
In alternativa, dopo l’uscita obbligatoria alla stazione di Sasso Marconi nord, percorrere la viabilità ordinaria: SS64 Var Nuova Porrettana, Raccordo di Sasso Marconi (R43) e rientrare in A1 alla stazione di Sasso Marconi.
Sul Raccordo Sasso Marconi-SS64 Porrettana (R43):
sarà chiuso il tratto compreso tra Sasso Marconi e Sasso Marconi svincolo, verso il centro abitato di Sasso Marconi.
In alternativa si consiglia di percorrere la SP325 Val di Setta.
Al Temple Theater la memoria si fa suono e parola: Lettere dal Fronte non è solo una rappresentazione, ma un viaggio intimo e suggestivo che intreccia teatro e musica per restituire umanità a una storia vera. Un epistolario dimenticato riemerge dal passato per dare voce a un’esistenza che attraversa il tempo, offrendo al pubblico un’occasione per riflettere sul valore delle storie individuali nei grandi eventi della Storia.
La drammaturgia di Marina Meinero riporta alla luce le lettere scritte tra il 1943 e il 1944 da un giovane di Santa Vittoria, in provincia di Reggio Emilia. Al centro della narrazione emerge una vita apparentemente comune e, come tale, profondamente unica, che si dispiega tra nostalgia, speranza e il coraggio quotidiano di chi affronta l’ignoto della guerra. “Mi basta che vi troviate tutti bene, e che non pensate a me, perché ormai la vita militare è per me come la vita borghese…” scrive il giovane milite in una delle sue lettere.
In questo racconto, le parole cariche di autenticità si fondono con le musiche originali composte da Daniele Bisi. Il pianoforte, accompagnato dal violino di Davide Bizzarri e dal violoncello di Claudia Bizzarri, amplifica le emozioni del testo, creando atmosfere evocative che trasformano la lettura delle lettere in un dialogo vivo tra passato e presente. Lettere dal Fronte si configura come un appuntamento di profonda riflessione civile. Lo spettacolo invita lo spettatore a non essere un testimone passivo, ma a riscoprire la forza delle testimonianze autentiche, inserendosi in un percorso di memoria che dialoga con il territorio e le sue radici.
Drammaturgia di Marina Meinero con Marina Meinero e Francesco Zanlungo. Musiche originali eseguite dal vivo da: Daniele Bisi (pianoforte), Davide Bizzarri (violino), Claudia Bizzarri (violoncello).Produzione di Associazione Culturale Evoè
Domenica 26 aprile 2026, ore 19:00 presso il Teatro A. Rompianesi – Via Largo Bezzi 4, Sassuolo.
Produzione Associazione Culturale Evoè – In collaborazione con le iniziative dedicate alla memoria del territorio. Con il patrocinio del Comune di Sassuolo e il sostegno della Fondazione di Modena. Attività sostenuta attraverso il bando Mi metto all’Opera 2025. Sponsor tecnico Martinelli srl.
Biglietti: Intero: € 12,00* (Prezzo indicativo basato sulla stagione Temple Theater) Informazioni e prenotazioni: Whats app +39 353 4327979
Tagli alle risorse, nuove modalità di finanziamento e prospettive di revisione degli strumenti di sostegno: sono alcuni dei principali temi al centro del confronto europeo sul futuro dell’Organizzazione comune di mercato (Ocm) nel settore ortofrutticolo nel prossimo Quadro finanziario pluriennale 2028-2034.
Di questi argomenti si è parlato a Macfrut 2026, a Rimini, nel corso di un convegno organizzato dalla Regione Emilia-Romagna, che ha riunito Organizzazioni dei produttori (Op), Associazioni di organizzazioni di produttori (Aop) e rappresentanti delle associazioni delle imprese agricole, in un approfondimento dedicato agli scenari in discussione a livello europeo e alle possibili ricadute per il settore.
Nel corso dell’incontro, le 7 Aop dell’Emilia-Romagna hanno consegnato all’assessore regionale all’Agricoltura, Alessio Mammi, che oggi è a Bruxelles per il percorso di definizione del parere al Comitato delle Regioni sulla riforma dell’Ocm, di cui è relatore, un Manifesto unitario sul futuro dell’Organizzazione comune di mercato ortofrutta nel periodo 2028-2034. Un documento condiviso che richiama l’attenzione sulle prospettive della riforma e individua alcune priorità per garantire continuità ed efficacia agli strumenti di sostegno, chiedendo anche un impegno nel confronto a livello europeo.
L’Emilia-Romagna rappresenta uno dei principali sistemi ortofrutticoli del Paese, con 7 Aop che riuniscono complessivamente 44 Organizzazioni di produttori, di cui 24 con sede nel territorio regionale, coinvolgendo circa 6.500 aziende per una produzione lorda vendibile di 2,3 miliardi di euro.
“L’Ocm è uno strumento fondamentale per l’ortofrutta e va mantenuto, potenziato e migliorato poiché supporta un settore strategico per il nostro continente, che necessita di politiche di sostegno anche a causa dei danni dovuti al surriscaldamento globale e agli effetti dei cambiamenti climatici, all’aumento dei costi energetici e dei carburanti e alle tensioni sui mercati internazionali- afferma Mammi-. Tutto ciò sta incidendo in modo sempre più significativo sulle produzioni. Massimo impegno, dunque, da parte della Regione Emilia-Romagna per l’ortofrutta, anche per salvare le risorse finanziarie dell’Ocm nella futura Pac: siamo pienamente impegnati a difendere questo modello anche nel percorso di definizione della futura Politica agricola comune, portando il nostro contributo nei diversi livelli istituzionali, dalla Conferenza Stato-Regioni al Parlamento europeo e alla Commissione europea. Serve una posizione chiara: le risorse devono essere adeguate e le regole devono restare comuni per tutti- sottolinea l’assessore-. Oggi, nel confronto sul prossimo Quadro finanziario pluriennale 2028-2034, esprimiamo forti preoccupazioni, le stesse contenute nel Manifesto che i produttori mi hanno consegnato al Macfrut di Rimini: le ipotesi in discussione rischiano di indebolire un modello che ha dimostrato efficacia, mettendo in discussione la continuità dei programmi operativi e introducendo incertezza sulle risorse disponibili. In particolare, desta forte criticità l’ipotesi di introdurre forme di cofinanziamento nazionale per strumenti che fino ad oggi sono stati sostenuti integralmente dall’Unione europea, con il rischio di creare disomogeneità tra Stati membri e compromettere condizioni di equità e competitività nel mercato interno”.
Tra i temi in discussione a livello europeo, la definizione delle risorse destinate alla Politica agricola comune e la loro possibile collocazione all’interno del Fondo unico e dei Piani di partenariato nazionale e regionale. Tra gli elementi più rilevanti per il futuro dell’Ocm ortofrutta figurano l’incertezza sulle risorse destinate ai programmi operativi e le possibili modifiche alle modalità di finanziamento. Nel confronto si inserisce appunto anche il Manifesto unitario consegnato dalle 7 Aop dell’Emilia-Romagna, con cui il sistema organizzato dei produttori richiama l’attenzione sui rischi legati alle ipotesi di riforma in discussione e chiede il mantenimento di un modello fondato su regole comuni, finanziamento europeo e prevedibilità degli strumenti di sostegno.
“Il punto è molto chiaro- prosegue Mammi-: se si introduce un cofinanziamento nazionale per strumenti che oggi sono sostenuti integralmente dall’Unione europea, si rischia di rompere l’equilibrio del mercato unico e di creare disparità tra produttori dei diversi Stati membri. Parliamo di un modello, quello dell’Ocm ortofrutta, che ha funzionato perché ha garantito regole comuni, prevedibilità degli interventi e capacità di programmare gli investimenti. Metterlo in discussione significa indebolire una delle filiere più organizzate e strategiche dell’agroalimentare europeo. Per questo- ha concluso- stiamo lavorando anche in sede europea, nel Comitato delle Regioni, e lavoreremo in ambito nazionale presso la conferenza Stato-Regioni, per chiedere l’eliminazione del cofinanziamento obbligatorio, il mantenimento di un impianto unitario e la salvaguardia dei programmi operativi già approvati”.
«Questo incontro con i vertici del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti segna una svolta – commentano Enrico Tangerini, presidente Fita CNA Modena e Dario Passaniti, presidente della categoria Trasporti di Lapam Confartigianato – perchè abbiamo ottenuto riscontri positivi e impegni concreti su tutte le principali questioni all’ordine del giorno: dal caro carburante agli interventi normativi urgenti, fino alle risorse per la mobilità sostenibile e alle criticità del trasporto insulare».
Il Viceministro Edoardo Rixi ha ribadito con forza la necessità di intervenire in via prioritaria su trasporti e logistica, confermando il pieno interessamento di Palazzo Chigi. La natura strutturale degli interventi richiesti, che attengono direttamente al quadro di finanza pubblica, richiede risorse significative, la cui reperibilità è stata confermata come percorribile. «Siamo soddisfatti – continuano i due presidenti di categoria – perché sul piano normativo, il MIT si è impegnato su due fronti immediati: la richiesta al Ministero dell’Economia e delle Finanze di anticipare l’utilizzo del credito accise rispetto agli attuali 60 giorni, e la predisposizione di una nota esplicativa ufficiale sul corretto funzionamento della clausola del “fuel surcharge”, strumento essenziale per la tutela economica delle imprese di trasporto».
È stata inoltre confermata ufficialmente la disponibilità di risorse destinate al “sea modal shift”: fondi che, a partire dal prossimo anno, saranno alimentati anche dai proventi del sistema ETS, segnando un passo importante verso l’integrazione modale e la sostenibilità della filiera logistica.
“I migliori auguri di buon lavoro a Gianpaolo Serpagli per questo nuovo incarico alla guida di Uir. La sua esperienza nel settore della logistica e dell’intermodalità rappresenta un elemento di solidità per accompagnare una fase decisiva per il futuro del sistema infrastrutturale e produttivo del Paese. Gli interporti svolgono un ruolo sempre più centrale nel garantire connessioni efficienti tra territori, imprese e mercati, contribuendo allo sviluppo economico e alla competitività del sistema Italia, anche in una prospettiva di sostenibilità ambientale e innovazione”.
Così il presidente della Regione Emilia-Romagna, Michele de Pascale, e l’assessora regionale a Mobilità, Trasporti e Infrastrutture, Irene Priolo, sull’elezione del nuovo presidente di Uir – Unione interporti riuniti, Gianpaolo Serpagli, presidente di Cepim – Interporto di Parma. La nomina è stata formalizzata a Roma nel corso dell’assemblea dei soci dell’associazione, che riunisce 26 interporti italiani.
“In un contesto segnato da profondi cambiamenti nei flussi logistici e nelle catene del valore, la sfida è rafforzare un sistema sempre più integrato, competitivo e sostenibile, capace di valorizzare il ruolo della rete interportuale lungo i corridoi logistici nazionali ed europei- affermano de Pascale e Priolo-. Gli interporti sono infrastrutture strategiche per accompagnare la transizione ecologica, promuovere il trasporto ferroviario delle merci e ridurre l’impatto ambientale della mobilità. È su questo terreno che si misura la capacità di costruire una logistica moderna, efficiente e connessa ai territori. A Matteo Gasparato va un ringraziamento per il lavoro svolto in questi anni e per il contributo dato al consolidamento del ruolo degli interporti a livello nazionale. Come Regione continueremo a sostenere lo sviluppo di un sistema logistico integrato, capace di coniugare competitività, innovazione e sostenibilità”.
“Ho ricevuto questa mattina una telefonata positiva da parte del ministro della Cultura, Alessandro Giuli, che mi ha rassicurato sui fondi destinati ai siti e agli Istituti storici della Resistenza, dopo i tagli che erano stati effettuati dal Governo. Il ministro ci ha tenuto a precisare che l’annuncio che aveva fatto di ripristino delle risorse per il Parco nazionale della pace di Sant’Anna di Stazzema lo intendeva già riferito a tutti e cinque i luoghi della Memoria, quindi anche i tre siti sul territorio dell’Emilia-Romagna: l’Istituto Alcide Cervi, la Fondazione Fossoli e il Comitato regionale per le onoranze ai Caduti di Marzabotto. Non ha lasciato dubbi, è sua ferma intenzione reintegrare le risorse per tutti”.
Così il presidente della Regione, Michele de Pascale, dopo aver parlato questa mattina col ministro della Cultura, dopo che la Regione aveva chiesto lo stop ai tagli ai finanziamenti per gli Istituti storici della Resistenza, introdotti dal Governo nell’ultimo “Decreto Accise” e di cui è ora stato annunciato il completo reintegro.
“Una bellissima notizia, quella che volevamo ricevere- prosegue il presidente- non solo per l’aspetto economico, ma perché si tratta anche di un chiaro segnale politico dalla forte valenza simbolica, in generale e in vista del 25 aprile. Dopo il taglio del Governo, la presa di posizione da parte del ministro della Cultura è un gesto che riteniamo importante, molto positivo. L’appello della Regione Emilia-Romagna e dei nostri Istituti storici della Resistenza è stato accolto. Esprimo quindi sincero apprezzamento anche a nome dei Comuni coinvolti e dei tre Istituti che erano stati oggetto dei tagli”.
“Ho invitato formalmente il ministro Giuli nei prossimi mesi a venire a far visita ai tre siti emiliano-romagnoli- chiude de Pascale-. Sono certo che a questo impegno seguiranno i fatti”.
Garantire il diritto al lavoro significa anche rendere possibile raggiungere le sedi e i luoghi dove questo si trova ogni giorno. Per questo la Regione Emilia-Romagna mette in campo oltre 1,4 milioni di euro per sostenere gli spostamenti casa-lavoro delle persone con disabilità, intervenendo su uno degli ostacoli più concreti all’accesso e alla continuità occupazionale.
L’intervento dà attuazione al Programma triennale 2024-2026 del Fondo regionale per l’occupazione delle persone con disabilità e punta a sostenere concretamente gli spostamenti quotidiani verso il luogo di lavoro, contribuendo a ridurre le difficoltà di accesso e permanenza occupazionale. Si rivolge alle persone con disabilità occupate che sostengono spese per gli spostamenti casa-lavoro e, nei casi previsti, anche ai familiari, ai caregiver, alle associazioni o ai colleghi che ne supportano gli spostamenti, riconoscendo il ruolo fondamentale delle reti di sostegno nella vita quotidiana.
In questo quadro, le risorse sono finalizzate a finanziare diverse modalità di intervento, dal rimborso delle spese sostenute per i trasporti all’erogazione diretta di servizi dedicati, fino all’attivazione di convenzioni con soggetti gestori, pubblici o privati, così da garantire soluzioni flessibili, personalizzate e coerenti con le esigenze dei territori e delle persone coinvolte.
“Con questo provvedimento interveniamo su un tema reale che troppo spesso limita l’accesso al lavoro: la possibilità di raggiungerlo ogni giorno- afferma l’assessore regionale alla Casa, lavoro e politiche giovanili, Giovanni Paglia-. Non è solo una misura sulla mobilità, è una scelta di equità e di giustizia sociale. Rendere effettivo il diritto al lavoro significa rimuovere gli ostacoli concreti che le persone incontrano nella vita quotidiana e costruire, insieme ai territori, condizioni più favorevoli all’autonomia e alla partecipazione. È così che rafforziamo inclusione, dignità e opportunità”.
Il provvedimento
Le risorse saranno ripartite tra gli Enti capofila distrettuali su base territoriale, utilizzando criteri che tengono conto per il 60% del numero di utenti iscritti al collocamento mirato e per il 40% degli avviamenti al lavoro nel biennio precedente. Alla Città metropolitana di Bologna è assegnato il budget relativo ai distretti del territorio metropolitano, con funzioni di coordinamento e rendicontazione. I Distretti sociosanitari, nel rispetto dei criteri regionali, potranno attivare avvisi pubblici per individuare i beneficiari e scegliere le modalità più efficaci di intervento, come il rimborso delle spese sostenute, l’erogazione diretta del servizio o le convenzioni con i soggetti gestori. È previsto, in via generale, un contributo massimo annuale per beneficiario pari a 3.000 euro, salvo situazioni particolari. Le risorse saranno erogate in un’unica soluzione a conclusione delle attività, previa presentazione del rendiconto da parte degli enti beneficiari, di norma entro il 30 settembre 2027.
La suddivisione dei fondi
Alla provincia di Piacenza (per i Comuni di Piacenza, Castel San Giovanni e Fiorenzuola d’Arda) andranno complessivamente circa 92mila euro; alla provincia di Parma (per i Comuni di Parma, Fidenza, Unione dei Comuni Valli Taro e Ceno e Unione Montana Parma Est) circa 153mila euro. Alla provincia di Reggio Emilia (per i Comuni di Reggio Emilia, Montecchio Emilia, Unione Bassa Reggiana, Unione dei Comuni della Pianura reggiana, Unione Tresinaro Secchia e Unione Montana dei Comuni dell’Appennino reggiano) sono destinati circa 155mila euro, mentre alla provincia di Modena (per i Comuni di Carpi, Mirandola, Modena, Unione dei Comuni del Distretto ceramico, Unione dei Comuni del Frignano, Unione Terre di Castelli e Unione Comuni del Sorbara) andranno circa 220mila euro.
Alla Città metropolitana di Bologna è assegnato un finanziamento complessivo di oltre 278mila euro. Per il territorio ferrarese (Comuni di Cento, Ferrara e Codigoro) sono previsti circa 106mila euro, mentre al territorio ravennate (Comuni di Ravenna, Unione dei Comuni della Bassa Romagna e Unione della Romagna Faentina) andranno oltre 120mila euro. Infine, circa 150mila euro sono destinati alla provincia di Forlì-Cesena (Comuni di Forlì, Unione dei Comuni della Valle del Savio e Unione Rubicone e Mare) e circa 125mila euro al territorio riminese (Comuni di Rimini e Riccione).
Si terrà il prossimo 26 aprile all’Unipol Arena di Casalecchio di Reno, nella prima perlifera di Bologna, l’Assemblea Generale di Emil Banca con gli oltre 56 mila soci della Bcc emiliana che saranno chiamati ad approvare il Bilancio d’esercizio 2025 (chiuso con un utile vicino ai 50 milioni di euro) e a rinnovare il Consiglio di amministrazione uscente.
Candidato al ruolo di presidente del Cda che guiderà una delle Banca di Credito Cooperativo più grandi del Gruppo Bcc Iccrea nel prossimo triennio è l’attuale presidente uscente, Gian Luca Galletti, che ricopre questa carica dal 2023.
“I numeri del Bilancio 2025, e ancor di più quelli dell’ultimo triennio – ha dichiarato Galletti – dimostrano che la nostra è una Banca solida e solidale, impegnata a sostenere le famiglie e l’economia reale della regione, promuovendo, con consulenza e investimenti, la transizione sostenibile delle nostre imprese”.
Nel 2025, gli impieghi totali hanno superato i 4 miliardi di euro (+1,2%), la raccolta totale oltre gli 8 miliardi (+3%) e i mezzi amministrati i 12 miliardi (+2,3%). Il CET 1 Capital Ratio è salito al 22,3% (+3,5%) e il credito deteriorato è sceso al 2,86% (-0,12%).
Il Bilancio 2025 si è chiuso con un Utile di esercizio di 49,2 milioni di euro che permetterà alla Banca di Credito Cooperativo di riconoscere ai Soci, tra dividendi e rivalutazione, una remunerazione complessiva del 4 per cento delle loro quote sociali, per un totale di circa 5 milioni di euro. Oltre 39 milioni di euro, circa l’80 per cento dell’Utile, andrà a riserva aumentando la capacità della banca di fare credito.
“In un anno complicato, contraddistinto da guerre e incertezza siamo riusciti a tenere assieme efficienza e solidarietà puntando su innovazione, relazione e responsabilità sociale – ha commentato il direttore generale, Matteo Passini – Abbiamo aperto nuove filiali senza chiudere quelle nelle aree periferiche, abbiamo erogato quasi 2 mila mutui prima casa e rinunciato a un po’ del nostro margine di interesse decidendo di premiare la raccolta a scadenza dei nostri clienti senza alzare eccessivamente lo spread sui prestiti.”
“Alle risorse che restituiamo al territorio sotto forma di dividendi e rivalutazioni, vanno aggiunti altri 3 milioni euro che la Banca ha elargito come beneficenze e sponsorizzazioni sociali che nel 2025 sono servite a sostenere oltre 1.300 iniziative a livello locale”, ha aggiunto Galletti. “Nel triennio – ha concluso – abbiamo realizzato più di 180 milioni di euro di utile, riconoscendo ai soci circa 20 milioni di euro e distribuendo sul territorio altri 9 milioni di euro che sono serviti ad organizzare o sostenere più di 4 mila iniziative”.
Emil Banca ha un territorio di competenza che comprende sette provincie (Bologna, Modena, Reggio Emilia, Parma, Piacenza, Ferrara e Mantova) per oltre 215 Comuni serviti da 98 filiali (compresa quella aperta a febbraio a Spilamberto, nel modenese).
Per facilitare la partecipazione dei Soci anche dai Comuni più distanti da Bologna, Emil Banca ha attivato un servizio di navette gratuito (lungo 10 tratte diverse) prenotatile attraverso il numero verde soci: 800.217.295
Risparmio e sostenibilità ambientale, cooperazione tra enti locali e imprese, benefici economici e sociali con la riduzione dei costi in bolletta e la partecipazione attiva delle cittadine e dei cittadini nella transizione ecologica. Sono gli obiettivi delle Comunità energetiche in Emilia-Romagna, modelli di auto-organizzazione locale che trasforma i consumatori in protagonisti dell’indipendenza energetica.
Sul loro sviluppo e sui percorsi di crescita in questi anni si concentra un’indagine su un campione di 45 comunità già costituite voluta dalla Regione e condotta dall’Help desk Cer, gestito da Art-ER società in-house della Regione su innovazione, attrattività e internazionalizzazione.
Le Comunità energetiche rinnovabili (Cer) in Emilia-Romagna sono in crescita, ma il percorso verso la piena operatività è ancora in corso. È il dato principale che emerge dai questionari sulle Comunità costituite, circa il 43% delle Cer mappate da Art-ER sul territorio regionale a fine 2025. L’analisi riguarda i modelli organizzativi, tecnici, le modalità di gestione e i principali fabbisogni.
Tutte le 45 Cer che hanno partecipato all’indagine si sono formalmente costituite come soggetto giuridico ma sono in fasi diverse dello sviluppo. Più della metà (56%) non è ancora nella fase definitiva di condivisione dell’energia e ha in corso la procedura di riconoscimento presso il Gestore dei servizi energetici. Circa un quarto delle Cer è operativo e avviato definitivamente, il 20% è in attesa di riconoscimento dal Gestore.
“Un’indagine che ci aiuta a capire come intervenire a sostegno delle comunità energetiche- sottolinea il vicepresidente della Regione con delega alla Green economy, Vincenzo Colla- a conferma del nostro impegno verso la transizione energetica, lo sviluppo di comunità locali più resilienti e l’avanzamento verso gli obiettivi europei e dell’Agenda 2030”.
La Regione, attraverso bandi ad hoc, negli ultimi due anni ha concesso contributi alle Cer per oltre 3,5 milioni di euro per sostenere la costituzione e la realizzazione di nuovi impianti o il potenziamento di impianti esistenti idonei alla produzione di energia rinnovabile e sistemi di accumulo, oltre alle opere connesse e alle relative spese tecniche.
Oggi è aperto un terzo Bando, con una dotazione finanziaria di ulteriori 2,5 milioni di euro, ancora una volta finalizzato a sostenere la realizzazione di impianti rinnovabili a servizio delle Cer, a dimostrazione della volontà di continuare a sostenere lo sviluppo di questi nuovi attori del territorio, fondamentali per la transizione energetica verso le rinnovabili.
“Pur non sottovalutando le difficoltà tecniche e normative, che rallentano il raggiungimento rapido dell’operatività- chiude Colla- quello delle Comunità è un investimento di lungo periodo con risultati in futuro in termini di risparmio energetico, di sostenibilità ambientale e di impatto sociale”.
L’indagine in dettaglio
Le finalità delle Cer vanno oltre la produzione di energia. In cima alle priorità ci sono la riduzione delle emissioni e i benefici ambientali (71%), il contrasto alla povertà energetica (67%) e la diffusione della cultura energetica e ambientale (67%). Accanto a questi obiettivi, circa la metà delle comunità punta anche a vantaggi diretti per i membri, come il risparmio in bolletta e il rafforzamento delle relazioni sociali.
Dal punto di vista territoriale, sono distribuite soprattutto lungo l’asse della Via Emilia, con una presenza significativa nelle province di Forlì-Cesena e Modena, che insieme rappresentano il 42% del campione.
Guardando al futuro, le priorità appaiono chiare: il 76% delle Cer punta ad ampliare la base sociale, mentre il 69% mira ad aumentare la quantità di energia prodotta e condivisa. Obiettivi che confermano come il sistema sia ancora concentrato sul consolidamento e sulla crescita dimensionale, più che sulla diversificazione delle attività.
Sul piano organizzativo, prevale la forma dell’associazione non profit, scelta per la sua semplicità sia in fase di costituzione sia nella gestione. Non manca chi ha optato per strutture più complesse, come cooperative, fondazioni. Quanto ai modelli di governance, domina l’approccio “public driven”, promosso da enti pubblici, mentre le esperienze nate dal basso si collocano al secondo posto. Residuale, invece, il modello basato su investitori privati.
Anche l’utilizzo dei ricavi riflette una forte attenzione sociale: il sostegno alle famiglie in difficoltà energetica è l’ambito più citato. Sul fronte finanziario, prevale ancora l’autonomia: il 59% delle comunità non ha fatto ricorso a prestiti bancari, mentre il crowdfunding resta poco diffuso.
Nelle comunità già attive prevalgono impianti di piccola scala, fino a 200 kW nel 47% dei casi, mentre la dimensione resta contenuta: la metà conta fino a 10 membri. Anche sul fronte economico, oltre il 60% non ha ancora stabilito come reinvestire i ricavi, in particolare per lo sviluppo di nuovi impianti.
I tempi di sviluppo restano lunghi: servono in media due anni per arrivare alla costituzione di una Cer. Le difficoltà maggiori si concentrano soprattutto nelle fasi più operative, come la realizzazione degli impianti e l’accesso agli incentivi, mentre risultano meno critici gli aspetti tecnico-giuridici.
Le comunità evidenziano anche un forte bisogno di supporto tecnico e di strumenti finanziari adeguati. In questo contesto, la semplificazione burocratica e la stabilità degli incentivi vengono indicate come leve decisive per favorire lo sviluppo del settore.
Per approfondire, è disponibile qui il rapporto completo dell’indagine sulle Comunità energetiche rinnovabili in Emilia-Romagna.
Le Cer in Emilia-Romagna
Le Comunità energetiche costituite in Emilia-Romagna e censite al 31 dicembre 2025 sono 98. A queste sono da aggiungere 6 Comunità che operano in regione ma con sede legale in altre regioni, per un totale di 104 entità. Le comunità che hanno raggiunto l’operatività riconosciuta dal Gestore servizi energetici e hanno accesso agli incentivi sono 28, di cui 22 con sede legale in Emilia-Romagna (oltre il 78%). Le comunità energetiche costituite entro il 2025 sono aumentate del 73% (44 unità) rispetto al dato di fine 2024.
Si svolgerà giovedì prossimo, 30 aprile, a partire dalle ore 18,15 la nuova seduta del Consiglio Comunale di Sassuolo convocata in modalità mista dal Presidente del Consiglio Comunale Filippo Simeone presso al Sala Consiliare di via Pretorio 18.
Saranno 12 i punti all’ordine del giorno, di cui 2 interrogazioni.
Si inizierà con una comunicazione del Sindaco, per poi proseguire con l’interrogazione a firma del Consigliere Giuseppe Vandelli (Gruppo Misto) avente ad oggetto “Dissesti via circonvallazione sud”. Chiuderà il ciclo delle interrogazioni quella, sempre a firma di Giuseppe Vandelli (Gruppo Misto) avente ad oggetto “Moschea abusiva di via Atene”.
Terminate le interrogazioni il Consiglio Comunale proseguirà con una comunicazione del Presidente del Consiglio Comunale a cui seguirà l’approvazione del Bilancio Definitivo Sgp srl chiuso al 31/12/2025 e l’approvazione del Rendiconto della gestione esercizio finanziario 2025.
Al settimo punto è prevista l’approvazione della Variazione al Bilancio di Previsione 2026-2028 a cui seguirà l’approvazione dello schema di convenzione per la manutenzione e la vigilanza del percorso natura Secchia nei comuni di Sassuolo e Soliera per il triennio 2026-2028.
Si procederà poi all’approvazione della convenzione di collaborazione per il supporto della Provincia di Modena all’attività espropriativa di competenza del comune di Sassuolo per poi procedere all’esame di un ordine del giorno a firma delle consigliere Rossi e Hdily . (Pd) avente ad oggetto “Intitolazione di una panchina gialla alla memoria di Giulio Regeni, nel decimo anniversario della sua uccisione, quale impegno permanente del comune di
Sassuolo per la verità, la giustizia e la tutela dei diritti umani”.
Chiuderanno la seduta l’esame di un ordine del giorno avente ad oggetto “comune plastica free” e l’esame di un ordine del giorno a firma del consigliere Roli (Pd) avente ad oggetto “valorizzazione e promozione di iniziative di socializzazione comunitaria rivolte agli anziani autonomi attraverso momenti conviviali strutturati e ricorrenti”.
Nell’ambito del più ampio programma di eventi promosso e patrocinato dall’Amministrazione comunale di Sassuolo in occasione dell’Ottantunesimo anniversario della Liberazione dal Nazismo e Fascismo (1945-2026), con il patrocinio di ANPI-Comitato comunale di Sassuolo, venerdì 24 aprile alle ore 18 si terrà presso la sede dello Studio Sulla via della Pace, via Fenuzzi n. 31, a Sassuolo, promotore dell’evento, l’apertura della mostra di tavole disegnate e la presentazione del romanzo a fumetti di Giorgio Franzaroli “Orrido Familiare -Achtung Minen!”, edito da POP Edizioni.
All’evento culturale sarà presente l’autore, con il quale dialogheranno l’architetto Gian Lorenzo Ingrami, promotore e Maria Antonia Bertoni. Il volume è il terzo di una trilogia.
Nell’Italia del dopoguerra, allo sbando dopo un ventennio di oppressione, la ricerca di verità e giustizia si scontra con il nuovo assetto imposto dai vincitori. Pacificazione contro la giustizia sommaria per i collaborazionisti, l’amnistia, l’attentato a Togliatti. Le privazioni, gli aiuti dagli americani, la borsa nera, in una vita tra le macerie, la miseria, le bombe inesplose. La generazione che esce dalle atrocità del fascismo si ripropone di non ripetere più quegli orrori, ma non è un percorso facile.
Con i suoi intensi disegni, Giorgio Franzaroli, disegnatore satirico per importanti riviste (Frigidaire, Comix, Linus, L’Unità, Cuore, Il Fatto quotidiano), la cui famiglia è originaria di Montese ma ha radici anche in Istria, torna a raccontarci una Storia più grande, che non può essere riscritta nè addolcita. ll tratto suggestivo dell’autore restituisce con incalzante sincerità le vicissitudini della popolazione, le difficoltà, le paure e i sacrifici di fronte a un futuro dai tratti ancora incerti.
E’ il terzo romanzo a fumetti di Giorgio Franzaroli, dopo Orrido famigliare (2020) e Orrido famigliare -Primavera di bellezza (2021). Il messaggio del progetto narrativo di Orrido famigliare resta , così, dolorosamente attuale: custodire la memoria come atto di responsabilità verso il futuro.
Mercoledì 29 aprile, dalle ore 9 alle 13, presso Casa Corsini (via Statale 83. Spezzano) si terrà “Job 4 Women – Le donne incontrano le imprese”, un’importante occasione di incontro tra domanda e offerta di lavoro dedicata alle donne. L’iniziativa è promossa da Regione Emilia-Romagna e Agenzia Regionale per il Lavoro, con il patrocinio del Comune di Fiorano Modenese.
L’incontro è rivolto alle donne in cerca di occupazione e rappresenta un’opportunità concreta per entrare in contatto diretto con le imprese del distretto ceramico, sostenere colloqui conoscitivi e raccogliere informazioni utili sulle opportunità lavorative disponibili.
Durante la mattinata, le partecipanti potranno inoltre conoscere i servizi offerti dai Centri per l’Impiego di Sassuolo, Scandiano e Pavullo nel Frignano, ricevendo supporto e orientamento personalizzato.
Per partecipare è obbligatoria l’iscrizione, da effettuare compilando il form online disponibile al link: https://regioneer.it/Job4women oppure tramite QR code presente sul materiale promozionale o sul sito web del Comune di Fiorano Modenese.
Le partecipanti sono invitate a presentarsi con il proprio curriculum vitae, anche in formato digitale.
L’iniziativa si inserisce nelle politiche attive del lavoro volte a sostenere l’occupazione femminile e a rafforzare il dialogo tra territorio e sistema produttivo.
Maranello celebra il 25 aprile, 81° anniversario della Liberazione, con una serie di iniziative. Le celebrazioni ufficiali prevedono, sabato 25 aprile, alle ore 9 il ritrovo dei partecipanti in Piazza libertà per il corteo, preceduto dal corpo bandistico, al monumento alla Resistenza in Piazza Amendola, con deposizione della corona, discorsi celebrativi delle autorità, Santa Messa. A seguire, partenza del corteo per gli altri monumenti commemorativi: Parco dei Nonni, Piazzetta Mandela, Cippo di San Venanzio, Cippo di Torre Maina, Targa ai caduti di Torre Maina, Gorzano presso sede degli Alpini.
Le iniziative collaterali prevedono venerdì 24 e sabato 25 aprile alle ore 20 all’Auditorium Enzo Ferrari la proiezione del documentario “Genoeffa Cocconi: i miei figli, i sette fratelli Cervi”, regia di Marco Mazzieri, nell’ambito della Rassegna Doc in Tour 2026, introdotto alle ore 19.30 dal regista Marco Mazzieri e dal produttore Alessandro Leo (biglietto d’ingresso 4,00 euro); sabato 25 alle ore 10 il Palio Mini Cross Ciclistico per ragazzi e ragazze dai 7 ai 12 anni, presso il Parco Due, a cura della Società Ciclistica Maranello; domenica 26 aprile alle ore 15 lo “Sciame di biciclette”, biciclettata con partenza da Piazza Amendola e arrivo presso i treppi della ruzzola e sede degli Alpini a Gorzano, dove dalle 16 si svolgerà la La Festa del Tiepido con attività ludico-creative gratuite.
Le celebrazioni sono organizzate dal Comune di Maranello e dall’ANPI in collaborazione con le Associazioni Alpini, Associazione Nazionale Carabinieri, Combattenti e Reduci, invalidi di Guerra, Mutilati e Invalidi del Lavoro. In caso di maltempo la Messa verrà celebrata all’interno della Chiesa di San Biagio, il corteo e la deposizione delle corone e dei fiori non subiranno variazioni, il Palio Mini Cross sarà annullato, lo sciame di biciclette e la Festa del Tiepido saranno rinviate a venerdì 1 maggio.
“In Emilia Romagna gli Istituti tecnici rappresentano una componente centrale del secondo ciclo: per l’anno scolastico 2026/2027 hanno raccolto 14.150 iscrizioni al primo anno, pari al 35,5% del totale regionale delle iscrizioni alla scuola secondaria di secondo grado. Una scelta trainante in un tessuto sociale ed economico che rende questa regione un riferimento importante per il Paese; un settore che nelle intenzioni del ministro Valditara deve rapidamente ridimensionarsi e che si colloca dentro un disegno più generale di riduzione del perimetro pubblico dell’istruzione.
La FLC CGIL Emilia Romagna giudica particolarmente grave questo riordino che colpisce uno dei pilastri dell’istruzione in Emilia Romagna. La nostra contrarietà è ferma perché questa riforma non migliora la qualità dell’istruzione tecnica, ma rischia al contrario di impoverirla: riduce gli spazi disciplinari, comprime insegnamenti fondamentali e professionalizzanti, indebolisce il profilo culturale e tecnico dei percorsi e scarica sulle scuole una riorganizzazione confusa, con ricadute pesanti sul lavoro del personale docente e ATA.
Restano inoltre aperte questioni decisive sul piano ordinamentale e organizzativo. Mancano ancora certezze sufficienti per valutare fino in fondo gli effetti del nuovo assetto e per garantire una transizione ordinata. In questo quadro la riforma ha un unico obiettivo: tagli di organico, soprannumerari, esuberi e un peggioramento complessivo dell’offerta formativa, con ripercussioni anche sugli organici degli organici negli altri ordini di scuola.
Per la FLC CGIL Emilia Romagna è quindi necessario fermarsi subito. Una regione nella quale gli istituti tecnici raccolgono oltre un terzo delle iscrizioni e degli studenti del secondo ciclo ha bisogno di investimenti, qualità, stabilità degli organici e valorizzazione delle competenze, e di una visione condivisa.
La politica e le istituzioni intervengano in questo dibattito portando la voce di un territorio che dopo la scure del dimensionamento della rete scolastica, va incontro ad un’ulteriore grave penalizzazione e si facciano promotrici di un ampio confronto con il mondo della scuola, a partire dalla necessità urgente di un rinvio di una riforma che prima di partire sta scontentando tutti. La nostra mobilitazione continuerà nei prossimi giorni anche con assemblee nei luoghi di lavoro”.
(Monica Ottaviani, Segretaria Generale FLC CGIL Emilia Romagna)
Sono quasi 23mila, esattamente 22.921, le ragazze e i ragazzi delle scuole superiori e dei percorsi di Istruzione e Formazione professionale (IeFP) degli enti del sistema regionale che per l’anno scolastico in corso beneficeranno di una borsa di studio. Ancora una volta la Regione Emilia-Romagna garantisce il contributo al 100% degli studenti e delle studentesse idonee, incrementando l’importo di un ulteriore 5% rispetto all’anno precedente, che si aggiunge all’aumento del 4% deciso dalla Giunta già nell’anno scolastico 2023/2024.
Le risorse complessivamente a disposizione superano i 5,2 milioni di euro: 2.747.500 euro stanziati dalla Regione, a cui si aggiungono 2.474.810 del ministero dell’Istruzione e del Merito. Tutti gli studenti risultati idonei sia nella fascia Isee 1 (fino a 10.632,94 euro) sia nella fascia Isee 2 (da 10.632,95 a 15.748,78 euro) potranno contare sul sostegno economico. A determinare gli importi delle borse di studio è una delibera di Giunta, che fa seguito alla conclusione dell’istruttoria sulle domande pervenute condotta dalle Province e dalla Città Metropolitana di Bologna.
“Un impegno, quello di garantire la borsa di studio a tutti gli studenti e studentesse idonei, che confermiamo ogni anno, continuando anche ad incrementare l’importo del contributo- afferma l’assessora regionale alla Scuola, Isabella Conti-. Tutti devono avere garantito il diritto allo studio, a prescindere dalle condizioni economiche: la Regione è al fianco delle famiglie, a partire da quelle in difficoltà, lungo l’intero percorso di istruzione e formazione, e siamo particolarmente contenti che oltre la metà dei giovani abbiano potuto beneficiare, perché con disabilità o meritevoli, della borsa di studio regionale con importo maggiorato. Confermiamo- conclude Conti- l’impostazione di universalità del beneficio, garantendo equità e parità di trattamento sull’intero territorio”.
Per le borse di studio regionali il contributo varia da 200 euro di importo base a 250 euro per quello maggiorato del 25%, in caso di studenti con disabilità certificata ai sensi della legge 104/1992 o meritevoli, con media pari o superiore al 7: entrambi sono aumentati rispetto agli importi dell’anno scolastico 2024/2025 (quando ammontavano rispettivamente a 190 e 237,50 euro). Queste borse di studio sono destinate agli studenti del biennio delle scuole secondarie di secondo grado e dei percorsi Iefp. Sono 12.133 i giovani che ne beneficeranno, di cui 5.715 con importo base e 6.418 maggiorato. I fondi vengono assegnati alle province e alla Città metropolitana di Bologna, che provvederanno all’erogazione delle borse di studio.
Le borse di studio ministeriali hanno un importo unitario di 229,40 euro e sono destinate agli studenti dell’ultimo triennio delle scuole secondarie di secondo grado. Sono 10.788 gli studenti che ne avevano il diritto e che riceveranno il contributo. In questo caso all’erogazione delle borse provvederà il ministero dell’Istruzione e del Merito.
La distribuzione delle borse di studio regionali, per provincia
Con la delibera approvata nell’ultima seduta, la Giunta stabilisce l’assegnazione dei 2.747.500 euro di risorse regionali alle Province e alla Città Metropolitana di Bologna, affinché possano procedere con la concessione dei contributi.
In particolare, le 12.133 borse di studio riconosciute da Piacenza a Rimini sono così suddivise sul territorio: 2.428 quelle assegnate in provincia di Bologna per un ammontare di 548.150 euro; 2.540 a Modena per 569.150 euro; 1.381 a Reggio Emilia per 311.900 euro; 1.212 a Parma per 277.550 euro; 1.172 a Forlì-Cesena per 264.550 euro; 1.006 a Ravenna per 228.450 euro; 908 a Rimini per 207.950 euro, 749 a Ferrara per 170.150 euro e 737 a Piacenza per 169.650 euro.
Il sistema industriale delle plastiche attraversa una fase di forte pressione in Italia e in Europa. Rallentamento economico, tensioni nel mercato del riciclo, crescente complessità normativa e nuove incognite geopolitiche stanno ridefinendo gli equilibri competitivi lungo tutta la filiera. Chi paga davvero la transizione? È questa la domanda alla quale si è cercato di rispondere al convegno promosso il 22 aprile da Ecopolietilene (consorzio EPR per il riciclo dei rifiuti dei beni in polietilene), durante il quale sono stati presentati i principali risultati dell’analisi sui beni in materie plastiche realizzata da Plastic Consult, la più dettagliata mai dedicata al tema, inserita in un quadro più ampio di evoluzione del settore negli ultimi venticinque anni.
Ai fattori citati si aggiunge un quadro normativo che rischia di aumentare ulteriormente la pressione sul comparto. Come sottolinea Fabio Pedrazzi, presidente del consorzio Ecopolietilene: «L’introduzione del nuovo schema EPR per i beni plastici non da imballaggio rappresenta un tassello fondamentale, ma richiede una riflessione attenta affinché il costo di questa transizione non ricada esclusivamente sulle spalle delle aziende. La sostenibilità non può essere solo ambientale, deve essere necessariamente anche economica».
A illustrare le coordinate del ridimensionamento industriale avvenuto negli ultimi anni è Paolo Arcelli, direttore generale di Plastic Consult: «Negli ultimi anni l’Europa ha perso una parte rilevante della propria capacità produttiva nella chimica, negli intermedi e nei polimeri, con oltre 15 milioni di tonnellate di capacità produttiva sottratte alla base industriale europea. Anche il comparto del riciclo sta attraversando una fase di forte tensione economica e di crescente fragilità industriale. Questa dinamica aumenta la dipendenza dalle importazioni extraeuropee proprio mentre il riciclo ha sofferto il calo dei prezzi delle materie vergini, l’aumento dei costi operativi e una domanda industriale incerta».
Tutti fattori che mettono in difficoltà un settore chiave della nostra economia. Basti pensare che in Italia la prima trasformazione delle materie plastiche conta 4.800 aziende e 17,6 miliardi di euro di fatturato, mentre l’intero comparto della produzione di articoli in plastica arriva a 9.800 aziende, 30,4 miliardi di fatturato e 14,7 miliardi di export (dati Plastic Consult per FGP/Unionplast). A livello europeo, invece, il settore del riciclo vale 13,5 milioni di tonnellate di capacità installata, oltre 8,6 miliardi di euro di fatturato, circa 850 impianti e 30.000 addetti (fonte: Plastic Recyclers Europe).
Quanto al mercato italiano delle termoplastiche, il 2025 mostra una stabilità solo apparente: i polimeri vergini mantengono volumi sostanzialmente stabili, mentre i riciclati utilizzati sono previsti in contrazione (–7,5% rispetto al 2024), interrompendo il trend di crescita degli anni precedenti. Segno di un quadro cui il riciclato fatica a competere in assenza di condizioni di mercato omogenee. L’analisi evidenzia inoltre la crescente complessità della filiera del riciclo, legata soprattutto alla gestione dei flussi post-consumo, che al 2024 rappresentavano circa il 75% delle materie prime seconde e richiedono processi più articolati e costosi rispetto agli scarti industriali.
In questo contesto, il polietilene assume un rilievo particolare. Con circa 670 Kton immesse al consumo nel 2024, pari al 36% del totale dei beni plastici considerati nell’analisi, si conferma il polimero più diffuso ed è parte integrante di molte funzioni essenziali dell’economia reale. La sua presenza si distribuisce infatti in filiere molto concrete e riconoscibili, a partire da edilizia e costruzioni, casalinghi, igiene e arredo urbano, agricoltura e mobile e arredo. Allo stesso tempo, il PE mantiene un ruolo centrale anche nella filiera del riciclo delle plastiche post-consumo.
C’è poi l’evoluzione del quadro normativo. La bozza di regolamento messa in consultazione pubblica dal MASE il 19 marzo 2026 introduce un nuovo regime di responsabilità estesa del produttore per i prodotti plastici non da imballaggio, con obblighi di registrazione, tracciabilità e monitoraggio dei flussi.
«Questa può essere una grande occasione – sottolinea il presidente di Ecopolietilene – Non è la panacea, ma può dare linfa vitale a un settore strategico. L’Italia, lo sappiamo, è povera di materie prime vergini, ma le nostre “miniere” sono innanzitutto urbane: le materie prime seconde sono la chiave per ridurre la dipendenza dall’estero e generare sviluppo sostenibile». Tuttavia non mancano le perplessità rispetto al perimetro del nuovo schema e alla sua concreta praticabilità nel funzionamento reale della raccolta e della gestione dei flussi. Il punto, secondo Ecopolietilene, è che la crescente attenzione regolatoria verso i beni plastici non da imballaggio dovrà tradursi in un sistema leggibile, coordinato e realmente gestibile lungo la filiera, senza scaricare complessità aggiuntive su cittadini e imprese.
Secondo Pedrazzi, il rischio è complicare la vita a cittadini e aziende, mettendo ancora più in difficoltà quel sistema di riciclo che invece si dovrebbe favorire. «I cittadini saranno in grado di separare un bene in polietilene da uno in un polimero diverso? Ricordiamoci che una raccolta di qualità non solamente porta a un riciclo di qualità, ma anche a minori costi. E poi guardiamo alle aziende: rischiano di essere gravate da ulteriori complessità di gestione, in termini di iscrizione al sistema collettivo, rendicontazione e pagamento del contributo ambientale».
Ecopolietilene conferma il suo approccio concreto. «Siamo un consorzio che ha scelto di “sporcarsi le mani” – aggiunge il direttore generale di Ecopolietilene Giancarlo Dezio – Non siamo e non vogliamo essere semplici supervisori burocratici che esercitano una regia distaccata; siamo attori che operano sul campo e, come tali, siamo partner attivi di tutte le realtà coinvolte». Infatti, Ecopolietilene dal 2020 a oggi ha gestito oltre 150.000 tonnellate di rifiuti da beni in polietilene, raggiungendo nel 2025 un tasso di recupero prossimo al 50% rispetto a quanto immesso dai 250 consorziati.
Conclude Pedrazzi: «Come consorzio siamo pronti a essere propositivi e operativi, come abbiamo sempre fatto. Ma è nostro dovere chiedere perimetri d’azione chiari e meccanismi di collaborazione efficaci. Solo così le regole smettono di essere ostacoli e diventano opportunità. Il mio auspicio è che, anche alla luce della complessa situazione internazionale, si scelga finalmente la via della concretezza».
E’ online sul sito della Provincia di Modena il “Benessere Equo e Sostenibile delle Province e Città metropolitane”, quest’anno alla sua undicesima edizione, inserito nel Programma Statistico Nazionale, che sviluppa un’analisi territoriale per favorire azioni politiche informate secondo obiettivi di sviluppo sostenibile con l’obiettivo di favorire la sensibilizzazione di un cambiamento nelle valutazioni delle politiche pubbliche.
Il “Sistema informativo statistico del Bes delle province” è un lavoro progettuale che conferma una buona pratica sul versante organizzativo e statistico, in piena applicazione del protocollo di intesa sottoscritto tra Istat, Upi, Anci e Regioni e Province Autonome, in quanto collaborano trentatrè Province e otto Città metropolitane al fine di standardizzare la raccolta ed elaborazione di indicatori territoriali di sviluppo sostenibile dei territori provinciali.
Per quanto riguarda i parametri analizzati, in provincia di Modena si evidenzia un profilo di benessere complessivamente positivo in relazione ai valori regionali e nazionali. In particolare, i dati relativi al territorio modenese sono organizzati in tre sezioni tematiche – popolazione, territorio ed economia.
Nell’anno 2024, il tasso di incremento demografico totale ogni 1.000 abitanti è pari a 3,8 e l’incremento naturale ogni 1.000 abitanti è stato del -3,9. L’incidenza della popolazione residente per fascia d’età è caratterizzata dal 12,4 per cento di giovani tra 0 e 14 anni, dal 63,7 per cento di persone in età tra 15 e 64 anni e dal 23,9 per cento di anziani con 65 anni e oltre. Al 1 gennaio 2025 l’età media è pari a 46,4 mentre il tasso di fecondità nel 2024 ha un valore di 1,27.
La struttura del sistema produttivo del territorio è sinteticamente descritta attraverso il tasso di occupazione per settore: il tasso di occupati in agricoltura, silvicoltura e pesca è del 2,4 per cento, in industria del 42,1 per cento e nei servizi del 55,5 per cento. L’incidenza delle iscrizioni di nuove imprese rispetto allo stock delle imprese attive, nella provincia è pari a 6,8 per cento e le imprese a prevalente conduzione femminile sono il 21,6 per cento mentre quelle giovanili e straniere sul complesso delle imprese registrate sono rispettivamente 7,9 e 14,6. Il valore medio delle retribuzioni corrisposte ai lavoratori dipendenti in migliaia di euro è di 31.242. Tutte le informazioni sono consultabili sul sito della Provincia all’indirizzo:
Cielo sereno o poco nuvoloso. Temperature minime comprese tra 7 e 10 gradi; massime comprese tra i 19 gradi della fascia costiera e i 24 gradi della pianura. Venti deboli variabili. Mare quasi calmo.
Si è svolto oggi, nell’Aula Magna della Regione Emilia-Romagna, il convegno “Il partenariato pubblico-privato: nuovi scenari normativi e prospettive di sviluppo”, promosso da UPI Emilia-Romagna in collaborazione con Poleis e IFEL, che ha registrato oltre 150 iscritti, confermando l’attenzione crescente su uno dei temi più rilevanti per il futuro degli investimenti pubblici.
L’iniziativa ha riunito rappresentanti istituzionali, tecnici ed esperti del settore per un confronto approfondito sul nuovo quadro normativo del PPP, anche alla luce delle recenti pronunce della Corte dei conti e degli sviluppi europei in materia di project financing.
Ad aprire i lavori è stato l’assessore regionale Davide Baruffi, seguito dagli interventi istituzionali e da una serie di contributi tecnici che hanno affrontato, tra gli altri, i temi della sostenibilità economico-finanziaria, dell’equilibrio dei contratti, dell’allocazione dei rischi e delle prospettive applicative nei servizi pubblici e nella rigenerazione urbana.
“In un tempo di stagnazione economica e bassi investimenti, il partenariato pubblico-privato rappresenta uno strumento prezioso per sostenere la crescita – ha dichiarato l’assessore regionale Davide Baruffi –. La recente giurisprudenza impone un riallineamento nell’approccio allo strumento ed è quanto mai utile questa occasione di confronto con tutti gli attori.”
Particolare attenzione è stata dedicata alle recenti indicazioni della Corte dei conti, che stanno contribuendo a ridefinire alcuni aspetti chiave del PPP, a partire dal tema della prelazione nelle procedure di project financing, oggi al centro del dibattito nazionale.
Il convegno ha rappresentato anche un momento di confronto tra esperienze concrete, con la presentazione di casi applicativi legati a illuminazione pubblica, servizi cimiteriali e impianti sportivi, a testimonianza delle potenzialità dello strumento nei diversi ambiti di intervento degli enti locali .
“L’ampia partecipazione registrata conferma – ha dichiarato Massimo Paradisi, delegato UPI Emilia-Romagna – quanto sia centrale il tema del partenariato pubblico-privato per gli enti locali, che ne colgono oggi appieno le potenzialità per lo sviluppo dei propri territori. Il ruolo delle Province è quello di accompagnare le comunità locali in questo percorso, contribuendo a costruire competenze e strumenti che rendano il PPP realmente efficace e sostenibile per i territori.”
“Le recenti pronunce della Corte dei conti si inseriscono in un percorso di chiarimento e consolidamento del quadro normativo – ha sottolineato Marcovalerio Pozzato, presidente della Sezione di controllo della Corte dei conti dell’Emilia-Romagna -. L’obiettivo è garantire un corretto equilibrio tra interesse pubblico, sostenibilità economico-finanziaria e rispetto dei principi di concorrenza.”
UPI Emilia-Romagna conferma così il proprio impegno nel promuovere occasioni di aggiornamento e confronto su temi di forte attualità istituzionale, con l’obiettivo di supportare gli enti locali nell’affrontare le trasformazioni normative e operative in corso.