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sabato, 4 Luglio 2026
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A1 Milano-Napoli: chiusure notturne del tratto Parma-Terre di Canossa Campegine, verso Bologna

Sulla A1 Milano-Napoli, per consentire lavori di pavimentazione, nelle due notti di lunedì 29 e martedì 30 giugno, con orario 21:00-5:00, sarà chiuso il tratto compreso tra Parma e Terre di Canossa Campegine, verso Bologna.

L’area di servizio “San Martino ovest”, situata nel suddetto tratto, sarà chiusa con orario 20:00-5:00.

In alternativa, dopo l’uscita obbligatoria alla stazione di Parma, percorrere la SS9 via Emilia verso Sant’Ilario d’Enza-Calerno, la SP111 e rientrare in A1 alla stazione di Terre di Canossa Campegine.

Si precisa che la stazione di Parma sarà chiusa in entrata in entrambe le direzioni.

In alternativa si consiglia di entrare alle seguenti stazioni: verso Bologna: Terre di Canossa Campegine; verso Milano: Fidenza.

In ulteriore alternativa, entrare alla stazione di Parma ovest, sulla A15 Parma-La Spezia e immettersi in A1 verso Milano.

Previsioni meteo Emilia Romagna, sabato 27 giugno 2026

Previsioni meteo Emilia Romagna, sabato 27 giugno 2026Cielo sereno o poco nuvoloso.Temperature in ulteriore aumento specie in pianura; minime attorno ai 21/23 gradi della costa e i 22/ 24 gradi della pianura; massime tra i 31/35 della costa, 37/39 della pianura orientale e 38/39 di quella emiliana.

Venti deboli di direzione variabile o a regime di brezza. Mare quasi calmo o localmente poco mosso al largo.

(Arpae)

L’allergologo: patologie in grado di scovare

L’allergologo: patologie in grado di scovareLe allergie non sempre si presentano nel modo in cui ce le aspettiamo. Non sempre c’è uno starnuto clamoroso o un’eruzione cutanea evidente: a volte si manifestano con una stanchezza inspiegabile, una tosse cronica che non risponde agli antibiotici, un mal di testa ricorrente.

L’allergologo è lo specialista in grado di districare questo groviglio di sintomi e risalire alla causa. Per chi vive nella zona imolese, rivolgersi a un valido allergologo, un medico che ti aiuta a scoprire quale allergene è responsabile dei propri sintomi è il punto di partenza per una gestione realmente efficace.

Le patologie allergiche che l’allergologo è in grado di scovare

Allergie respiratorie

La rinite allergica e l’asma bronchiale allergica sono le condizioni più frequenti.

I principali allergeni respiratori sono:

  • pollini (graminacee, parietaria, betulla, cipresso)
  • acari della polvere
  • muffe
  • peli di animali domestici.

La diagnosi si basa su test cutanei (prick test) e, in caso di asma, sulla spirometria con test di reversibilità.

Allergie alimentari

Sono distinte dalle intolleranze alimentari, con cui spesso vengono confuse. L’allergia alimentare è una reazione immuno-mediata che può manifestarsi con:

  • orticaria
  • angioedema
  • vomito
  • o, nei casi più gravi, anafilassi.

Gli allergeni più comuni sono latte, uova, arachidi, frutta a guscio, grano, soia, pesce e crostacei. L’allergologo esegue test specifici (prick test con alimenti freschi, RAST, test di provocazione orale controllato) per la diagnosi definitiva.

Allergie a farmaci

Le reazioni avverse ai farmaci sono frequenti ma spesso sovradiagnosticate: molte persone si dichiarano allergiche alla penicillina senza averne mai avuto conferma allergologica.

L’allergologo può effettuare test cutanei e test di provocazione controllata per confermare o escludere l’allergia, liberando il paziente da un’etichetta che può limitare le opzioni terapeutiche future.

Allergia al veleno di imenotteri

Le punture di api, vespe e calabroni possono causare reazioni gravi – fino all’anafilassi – in soggetti sensibilizzati.

Per questi pazienti esiste l’immunoterapia specifica per veleno di imenotteri, che riduce significativamente il rischio di reazioni sistemiche alle punture successive.

È una delle indicazioni più consolidate in allergologia.

Quanto costa una visita allergologica a Imola?

Il costo dipende dalla modalità di accesso.

In regime SSN con impegnativa, si paga il ticket sanitario con possibilità di esenzione. In regime privato, una visita allergologica con prick test costa generalmente tra i 70 e i 120 euro, a seconda della struttura e del numero di allergeni testati.

I test ematici (RAST/ImmunoCAP) sono fatturati separatamente e il loro costo varia in base al pannello richiesto.

Serve l’impegnativa per l’allergologo a Imola?

In regime privato non è necessaria: è possibile prenotare direttamente la visita allergologica senza passare dal medico di base.

Per accedere con ticket SSN è invece richiesta l’impegnativa del medico curante.

Le strutture private o accreditate della zona imolese offrono in genere disponibilità rapida, senza i lunghi tempi di attesa spesso associati al sistema pubblico.

Dove prenotare l’allergologia a Imola?

Sul territorio imolese e nella più ampia area della Romagna sono presenti strutture sanitarie con ambulatori allergologici.

Per chi preferisce tempi di accesso certi e rapidi, i poliambulatori privati o accreditati SSN rappresentano un’alternativa concreta al sistema pubblico, con la possibilità di effettuare in un’unica seduta sia la visita che i test cutanei.

Piazza Grande, Aceto (Pd): “La paura non può diventare propaganda”

Piazza Grande, Aceto (Pd): “La paura non può diventare propaganda”Così la segretaria del Partito Democratico di Sassuolo Maria Aceto: “Quanto accaduto lunedì sera in Piazza Grande ha generato comprensibile preoccupazione tra i cittadini. Chiunque si sia trovato in quei momenti, tra l’allarme, la confusione e le notizie che si rincorrevano, conosce il senso di paura che si prova: un sentimento autentico, che merita rispetto e risposte serie, non strumentalizzazioni.

Proprio per questo è necessario attenersi ai fatti: gli accertamenti della Polizia Locale e le immagini della videosorveglianza hanno escluso la ricostruzione inizialmente diffusa da alcuni, che parlava di un accoltellamento e di una enorme rissa.

Si è trattato di un episodio che ha coinvolto una persona in evidente stato di alterazione e di una successiva colluttazione: un fatto certamente grave, che avrebbe potuto avere conseguenze peggiori, e che deve essere affrontato con la dovuta attenzione, ma senza alimentare narrazioni allarmistiche.

La sicurezza è un tema troppo importante per essere trasformato in uno strumento di propaganda politica. Alimentare la paura collettiva per ricavarne consenso significa tradire proprio quei cittadini che chiedono serenità, tutela e risposte concrete.

Occorre anche ricordare una verità spesso ignorata nel dibattito pubblico: i Comuni operano entro limiti definiti dalla normativa nazionale e con risorse economiche sempre più ristrette. L’assunzione di nuovi agenti, il potenziamento dei controlli sul territorio, gli investimenti nella prevenzione e nei sistemi di videosorveglianza dipendono in larga misura dalle scelte del Governo e dai trasferimenti agli enti locali. Non basta attribuire responsabilità alle amministrazioni comunali senza affrontare il nodo delle risorse e degli strumenti necessari.

Per questo sorprende che una parte della destra continui a limitarsi a slogan, individuando di volta in volta un capro espiatorio e alimentando divisioni. Se la sicurezza rappresenta davvero una priorità nazionale, è legittimo chiedere quali iniziative concrete stiano portando al Governo che sostengono: più risorse per i territori, più personale per le forze dell’ordine, maggiori strumenti per le amministrazioni locali. È su questo terreno che si misura la credibilità della politica, non attraverso post o dichiarazioni costruite sull’emotività del momento.

È giusto riconoscere, invece, l’atteggiamento responsabile delle istituzioni locali, che hanno scelto di verificare i fatti, confrontarsi con le forze dell’ordine e informare la cittadinanza sulla base di elementi oggettivi. È questo il modo corretto di amministrare una comunità: trasparenza, equilibrio e responsabilità.

La sicurezza non appartiene a una parte politica. È un diritto di tutti e richiede collaborazione tra istituzioni, investimenti adeguati e un confronto pubblico fondato sui fatti, non sulle paure.

Chi ha vissuto quei momenti in Piazza Grande merita rispetto, che si dimostra lavorando insieme per prevenire episodi simili, non trasformando il timore dei cittadini in uno strumento di scontro politico”.

 

Presentato il Rapporto n°4 di LAW “Lo Stato di bisogno. Sfruttamento lavorativo, caporalato e ricatto sociale a dieci anni dalla legge 199/16”

Presentato il Rapporto n°4 di LAW “Lo Stato di bisogno. Sfruttamento lavorativo, caporalato e ricatto sociale a dieci anni dalla legge 199/16”Oggi, 25 giugno, in Aula delle Armi di Palazzo Malvezzi a Bologna, è stato presentato il Rapporto n°4 di LAW dal titolo: “Lo Stato di bisogno. Sfruttamento lavorativo, caporalato e ricatto sociale a dieci anni dalla legge 199/16“.

L’iniziativa punta a mettere in luce, denunciare e offrire strumenti e pratiche di prevenzione per cancellare lo sfruttamento lavorativo nel decimo anniversario della legge 199/16,m la cosidetta “legge sul caporalato” che ha introdotto misure severe per contrastare il lavoro nero e lo sfruttamento del lavoro, in particolare in agricoltura ma che ancora oggi non è pienamente operativa. Questa edizione dell’Osservatorio è stata dedicata dalla Cgil Emilia Romagna a Ullah Ismat Qiemi, Waseem Khan, Safiullah e Ami i 4 braccianti bruciati vivi ad Amendolara.

Questi sono alcuni dati sull’irregolarità del lavoro in regione:

2022 tasso irregolarità ER 7,5% (161.800 occupati irregolari su 2.171.600)
Agricoltura 10,2%
Servizi 8,6%
Edilizia 7,7%
Industria 3,4%

Tasso di irregolarità attività ispettiva INAIL ER 2025: 71% (5.433 su 7.657)
Industria 75,6%
Terziario 74,9%
Agricoltura 68,4%
Edilizia 62,5%

Lavoro nero 1.405 lavoratori
Fenomeni interpositori 959 lavoratori
Salute e Sicurezza 6.598 irregolarità
Sfruttamento lavorativo 603bis 29 persone

Il seminario è stato aperto dal responsabile del Dipartimento Legalità e Sicurezza della Cgil ER Raffaele Vicidomini che ha sottolineato che “Oggi è un ulteriore tappa di un percorso che abbiamo già avviato da tempo, parlare di sfruttamento sul lavoro e di come combatterlo per noi della Cgil significa ricordare Umberto Franciosi, ma significa anche portare avanti le sue idee attraverso le azioni concrete a sostegno dei lavoratori sfruttati che un sistema marcio utilizza e sfrutta n maniera sistematica e strutturale”.

Stefania Pellegrini professoressa di Sociologia del Diritto all’Unibo che fa parte della direzione e del comitato scientifico di Law ha infatti evidenziato come “A 10 anni dall’approvazione della legge sul caporalato è importante fare un punto rispetto alla tenuta di questa legge, rispetto a quello che ha funzionato, rispetto a quali siano gli interventi fondamentali sui quali ci si deve concentrare. Perché si tratta di un fenomeno attuale, sempre più drammatico, sempre più violento che ha diverse sfaccettature, che non ha confini e quindi deve diventare la centralità per quanto riguarda tutti gli osservatori interessati”.

Elena Zaccherini direttrice della Fondazione emiliano-romagnola per le vittime di reato, realtà unica in Italia e che sostiene vittime di reati particolarmente gravi, di cui la Cgil è socia, ha ricordato che nel contribuire al contrasto di reati particolarmente gravi che hanno conseguenze pesanti sulla vita delle persone la Fondazione è una realtà che si può attivare e nel sostegno delle stesse.

Daniele Dieci della segreteria Cgil Emilia Romagna con delega alla Contrattazione, Legalità e Appalti ha invece dichiarato “Oggi consegniamo alla Regione, alle istituzioni, all’organizzazioni sindacali, e anche al mondo imprenditoriale, il fatto che la Cgil continua ad essere e a vigilare e essere presente sul tema dell’escludere dal nostro modello produttivo ogni forma di sfruttamento. Sappiamo che lo sfruttamento si annida non solo nei settori più conosciuti, dove già purtroppo impera, ma si sta diffondendo anche dentro processi manifatturieri, dentro processi di logistica attraverso gli appalti e subappalti.
Oggi per noi – ha concluso il segretario – è una giornata sì di formazione, ma anche una giornata anche di rilancio della nostra azione sindacale per dare voce a chi non ce l’ha, per dare corpo a quelli lasciati nell’invisibilità”.

Il segretario generale della Cgil regionale Massimo Bussandri si stupisce che “fatti come quelli di Amendolara non siano ancora avvenuti sul nostro territorio, ci sono due dati emersi dall’Osservatorio – ha aggiunto il segretario – che mi hanno colpito: il primo è che il 9,5% del valore aggiunto nel nostro territorio è portato dall’economia sommersa, illegale o irregolare cioè dall’economia non osservata, l’ altro è che c’è un tasso dell’irregolarità del lavoro pari al 7,5% sono più di 160 mila lavoratrici e lavoratori irregolari in Emilia Romagna. Quella subcultura connaturata nell’imprenditoria che giustifica la compressione della tutela dei diritti dei lavoratori, fino alla loro completa elusione, come elemento praticabile della massimizzazione dei profitti c’è anche in Emilia – Romagna”.

Secondo Marco Omizzolo, Sociologo e ricercatore dell’Eurispes, docente di Sociopolitologia delle migrazioni all’università Sapienza di Roma: “Parlare di caporalato e di sfruttamento significa parlare di padronato, cioè significa parlare di un sistema di impresa e politico che vuole lo sfruttamento di lavoratori e lavoratrici, significa parlare di democrazia perché le persone sfruttate, lavoratori e lavoratrici, soprattutto stranieri, sono violati nei loro diritti fondamentali. O La Costituzione, la democrazia valgono per tutti e non valgono per nessuno.”

L’avvocato penalista Andrea Ronchi ha invece osservato che “Le questioni penali legate al mondo del caporalato intervengono dopo che i fatti sono emersi quando lo sfruttamento lavorativo si è già realizzato, in quei casi, purtroppo ancora minoritari, che vengono scoperti dalle forze dell’ordine al seguito di denuncia degli stessi lavoratori. Sono perciò molto importanti i Protocolli che collegano i sindacati e le istituzioni e il raffronto con le forsze dell’ordine non soltanto per fare emergere la il fenomeno del caporalato, ma anche per dare una prospettiva di tutela e di assistenza a questi lavoratori vulnerabili”.

Silvia Guaraldi segretaria nazionale Flai Cgil, uno dei settori più martoriati dalla piaga del caporalato, ha denunciato con forza “La volontà politica che manca per dare piena attuazione a una legge avanzata che in molti altri Paesi ci invidiano ma che rischia di restare sulla carta e di non essere pienamente applicata: manca la parte preventiva. Le Sezioni Territoriali della rete del lavoro agricolo di qualità devono essere aperte dappertutto e devono essere operative perché lì si creano le sinergie e le possibilità di intervento preventivo. L’altro pezzo della 199 che manca che sono gli indici di coerenza per far emergere lavoro grigio, nero e sfruttamento, quindi ore necessarie per le produzioni dei singoli prodotti agricoli”.

Sulla stessa lunghezza d’onda la Segretaria Cgil Nazionale Lara Ghiglione che ha chiuso i lavori, secondo la quale: “Il nostro ruolo è quello non solo di fare emergere condizioni, situazioni di sfruttamento, ma anche quello di prevenire ed evitarli per questo stiamo investendo molto nella formazione e nella circolazione delle buone pratiche che riguardano vertenze presenti nel territorio. Pensiamo che sia un tema che riguarda i diritti, la dignità manca la democrazia del nostro paese.

Riordino territoriale. Luogo al cambiamento, settima tappa a Bologna

Riordino territoriale. Luogo al cambiamento, settima tappa a BolognaCinquantacinque Comuni, oltre un milione di abitanti, sette Unioni a cui aderisce l’87% delle municipalità bolognesi. Un sistema di enti locali che conta 8.218 dipendenti, il 27% del totale in regione, e una capacità di spesa pari a 1.681 milioni di euro, il 27% del totale regionale.

È questa la fotografia della capacità amministrativa negli Enti locali del territorio della Città Metropolitana di Bologna, realtà da cui prosegue il percorso partecipato promosso dalla Regione, che qui si intreccia con il Piano strategico metropolitano 2050, messo in campo per ripensare il funzionamento delle istituzioni locali, rafforzare la programmazione integrata e la collaborazione tra enti, migliorare organizzazione e servizi, ridurre le differenze territoriali e costruire le nuove scelte attraverso il confronto.

Oggi pomeriggio sotto le Due Torri la settima tappa di ‘Luogo al cambiamento’, una serie di nove incontri territoriali, uno per provincia, previsti dalla Regione per costruire insieme a Città metropolitana di Bologna, Comuni, Province e Unioni la riforma del riordino territoriale regionale: un processo partecipato che punta a rafforzare il modo in cui gli enti, a tutti i livelli, programmano e lavorano insieme, migliorando al tempo stesso la capacità amministrativa, la gestione delle risorse e l’organizzazione dei servizi offerti a cittadine e cittadini sui diversi territori.

Ad aprire i lavori l’assessore regionale alla Programmazione strategica e attuazione del Programma, Davide Baruffi, e il sindaco di Bologna e della Città Metropolitana, Matteo Lepore.

Il territorio di Bologna è caratterizzato da una presenza di Comuni medi e medio grandi: quasi la metà è tra i 5 mila e i 15 mila abitanti, uno su quattro ne ha più di 15mila. Sei Comuni su 21 hanno meno di 25 unità di personale.
Le Unioni gestiscono mediamente sette funzioni sulle tredici finanziate dal Piano regionale territoriale (Prt): 9 funzioni gestite dalle Unioni di Comuni ‘Reno Galliera’ e ‘Nuovo Circondario Imolese’, 8 funzioni da ‘Terre di Pianura’, 6 dall’Unione Valle del Reno Lavino e Samoggia e 5 dalle Unioni “Appennino Bolognese e Savena-Idice”.
Sono presenti Unioni ‘polo’ che supportano i Comuni limitrofi con diverse funzioni. La Città Metropolitana ha un importante ruolo di coordinamento e funzioni specialistiche sul territorio. Sono stati avviati alcuni Uffici comuni con il capoluogo e si evidenzia un modello di collaborazione consolidato tra Città Metropolitana, Unioni e Comuni.

“La realtà bolognese rappresenta per molti aspetti un unicum nel sistema regionale: lo è non solo per la presenza del capoluogo di regione, hub di molte fusioni di area vasta, ma per lo status della città metropolitana, riconosciuta dalla Costituzione e a cui la legge nazionale affida compiti specifici rispetto al resto delle province – sottolinea l’assessore Davide Baruffi-. Valorizzare questi punti di forza per tutto il sistema metropolitano e per il resto del sistema regionale è un obiettivo qualificante del riordino che vogliamo realizzare. Così come- prosegue l’assessore- mutuare da questa esperienza le buone pratiche sperimentate a partire dalla programmazione strategica in corso per le altre province”.

“Ringrazio la Regione Emilia-Romagna per l’importante percorso partecipato messo in campo in vista della futura legge regionale sul riordino territoriale, con l’obiettivo di rendere gli enti locali più forti, coesi e vicini alle comunità– ha commentato il sindaco metropolitano Matteo Lepore–.  Per la prima volta il percorso regionale si intreccia inoltre con quello del Piano Strategico metropolitano, promosso assieme dai nostri enti; in questo quadro vogliamo puntare sul consolidamento strutturale del ruolo della Città metropolitana nella programmazione regionale: un ruolo di coprogrammazione e coordinamento sui temi dello sviluppo economico, sociale e sanitario, del territorio, delle infrastrutture e della mobilità, garantendo la presenza dell’Ente nei luoghi di programmazione e decisione, coerentemente con la specificità istituzionale di Bologna metropolitana nel contesto regionale In vista anche della prossima programmazione europea insieme dobbiamo confrontarci con il Governo per il prossimo piano nazionale, dove i territori devono avere una forte voce in capitolo”.

Il percorso
Il percorso di riordino territoriale promosso dalla Regione Emilia-Romagna, in collaborazione con Anci, Upi, Uncem e Città metropolitana di Bologna, è stato avviato dal ‘Documento di indirizzo per il riordino territoriale’, approvato dalla Giunta regionale lo scorso 20 aprile, che ha aperto la fase di confronto e partecipazione con i territori.
Insieme a Province, Comuni e Unioni di Comuni, Comunità montane e Città metropolitana di Bologna, la Regione, attraverso un percorso partecipato fondato sul confronto e sulla collaborazione tra i diversi livelli istituzionali, punta a costruire una riforma del sistema territoriale dell’Emilia-Romagna. L’obiettivo è rafforzare il modo in cui gli Enti a tutti i livelli (Comuni, Unioni di Comuni, Province, Città metropolitana e Regione) programmano e lavorano insieme (governance multilivello) migliorando al tempo stesso la loro capacità di organizzarsi, gestire risorse e offrire servizi (capacità amministrativa).

Maggiori informazioni sul sito Partecipazione al link: https://partecipazione.regione.emilia-romagna.it/piani-programmi-progetti/piano-di-riordino-territoriale

Formigine: tecnici al lavoro in via Prampolini per il ripristino della linea di illuminazione pubblica

Formigine: tecnici al lavoro in via Prampolini per il ripristino della linea di illuminazione pubblica
immagine di repertorio

Il Comune informa la cittadinanza che, a causa di un danno accidentale alla rete elettrica provocato da un cantiere privato in via Prampolini, i tecnici sono al lavoro per il ripristino della linea di illuminazione pubblica.

Nella serata odierna potrebbero registrarsi interruzioni del servizio nelle vie Prampolini, Ghiarola, Pio Donati e Treves.
Le operazioni continueranno con l’obiettivo di completare il ripristino definitivo entro il fine settimana.

Panariagroup completa il percorso di rafforzamento della struttura finanziaria e patrimoniale del gruppo

Panariagroup completa il percorso di rafforzamento della struttura finanziaria e patrimoniale del gruppo
Panaria Group (ph Ottani)

Panariagroup Industrie Ceramiche S.p.A., Gruppo internazionale di riferimento nella produzione e distribuzione di superfici ceramiche di alta qualità, annuncia il completamento del percorso di rafforzamento della propria struttura finanziaria e patrimoniale.

L’operazione si fonda sull’apporto di capitale da parte della Proprietà e sugli accordi raggiunti con gli istituti di credito, elementi che confermano la fiducia nelle prospettive industriali del Gruppo e nella strategia delineata dal piano industriale.

Il perfezionamento degli accordi segna la conclusione positiva del percorso di composizione negoziata avviato dalla Società e consente a Panariagroup di affrontare con rinnovata solidità la prossima fase di sviluppo, valorizzando struttura industriale e commerciale, forza dei brand e presenza consolidata nei mercati internazionali.

La Proprietà conferma il proprio ruolo alla guida del Gruppo e Marco Mussini mantiene la Presidenza della Società, assicurando continuità strategica e industriale.

Il Gruppo ringrazia Giuliano Pini per il contributo professionale offerto nel corso della sua lunga esperienza all’interno dell’azienda e annuncia la nomina di Marco Bellora quale nuovo Amministratore Delegato. Panariagroup avvia così una fase di evoluzione manageriale attraverso il rafforzamento della governance.

La nomina di Bellora riflette la volontà della Proprietà di potenziare ulteriormente la capacità esecutiva del Gruppo, affidando la guida operativa a una figura manageriale di comprovata esperienza.

Il piano industriale punta alla valorizzazione e al rafforzamento degli asset strategici del Gruppo: dagli stabilimenti produttivi alle Business Unit internazionali, fino ai brand che rappresentano da decenni un punto di riferimento dell’eccellenza ceramica italiana nel mondo.

Hanno collaborato all’operazione in qualità di advisor della società: Chiomenti, EY Parthenon, Vitale & Co.

Corecom E-R: il bilancio 2025 dell’attività del Comitato regionale per le comunicazioni

Nel 2025, grazie all’attività di conciliazione tra utenti e compagnie telefoniche svolta dal Corecom, sono stati restituiti ai cittadini emiliano-romagnoli poco meno di 439mila euro a fronte di 4.979 richieste di conciliazione, un dato in crescita del 14% rispetto al 2024. Questo il dato principale del bilancio dell’attività del Corecom, il comitato regionale delle telecomunicazioni, presentato nel corso della commissione Cultura e parità presieduta da Elena Carletti.

Il futuro? In autunno il Corecom darà vita a due eventi: il 4 settembre, nei locali della Biblioteca dell’Assemblea legislativa, l’incontro dei presidenti di tutti i Corecom d’Italia con il presidente della Cei Cardinale Matteo Maria Zuppi, e il 30 ottobre, nella Sala Fanti dell’Assemblea legislativa, un convegno sulla libertà nell’era dell’Intelligenza Artificiale.

“Il Corecom svolge un’attività fondamentale per la tutela dei diritti dei cittadini”, ha spiegato nel fare gli onori di casa la presidente Carletti e l’importanza dell’attività del Corecom è stato apprezzato da tutti i gruppi consigliari che, attraverso le dichiarazioni di Luca Pestelli (FdI), Simona Lembi (Pd) e Valentina Ancarani (Pd) hanno elogiato e ringraziato il Comitato per il lavoro svolto.

L’attività nel 2025

Il compito di illustrare l’attività 2025 è toccato al presidente del Corecom Giancarlo Mazzuca, coadiuvato dagli altri due componenti del comitato il vicepresidente Giorgio Tonelli e Carlotta Marù. Mazzuca ha ricordato che nel 2025 le istanze di conciliazione pervenute al Corecom Emilia-Romagna sono state 4.979, in aumento di circa il 14% rispetto al 2024 (più 582 istanze), mentre i procedimenti di conciliazione conclusi ammontano a 4.827 (+498 rispetto al 2024). Anche per l’anno 2025, l’esito positivo delle conciliazioni è stato pari a 2.895 (62,68% del totale), mentre non hanno raggiunto un accordo solo 405 istanze (l’8,7% del totale), le altre sono ancora in via di definizione.

“La tendenza all’aumento delle istanze di conciliazione in parte si collega anche alla campagna pubblicitaria avviata nell’autunno 2025 e tesa a promuovere ruolo istituzionale del Corecom per una più diffusa e produttiva conoscenza delle attività di tutela svolte”, ha sottolineato Mazzuca nel ricordare che “l’obbiettivo che il Comitato si è posto è stato quello di raggiungere la massima copertura territoriale. La campagna si è attuata con l’acquisto di spazi pubblicitari di arredo urbano e sui bus e si è svolta nei capoluoghi di provincia dell’Emilia-Romagna e nelle città sopra i 60mila abitanti (Imola, Carpi e Faenza)”.

Con i referendum su lavoro e cittadinanza e le elezioni amministrative, per il Corecom il 2025 è stato un anno “elettorale” tanto che sono state visionate 29.300 ore di trasmissioni andate in onda sulle tv e radio locali per verificare il rispetto delle regole delle par condizioni. Un lavoro di verifica da cui è emerso come le radio-tv emiliano romagnole siano ligie al rispetto delle regole: nessuna emittente è stata sanzionata per il mancato rispetto delle norme elettorali.

Corecom non significa solo conciliazioni e par condicio, ma anche educazione all’uso consapevole dei mezzi di comunicazione e dei social media. Durante l’anno scolastico 2024/2025, infatti, sono stati portati avanti progetti di educazione all’uso dei media (“A scuola con i media” per un totale di 112 incontri) e all’intelligenza artificiale (“Intelligenze Creative e Intelligenze Artificiali” per un totale di 12 laboratori), contro le fake news (“Fact Checkers”) e il cyberbullismo (“Cyber Factor” per un totale di 27 laboratori).

Viabilità e sicurezza a Magreta: nuovi interventi e controlli contro il transito non consentito dei mezzi pesanti

Viabilità e sicurezza a Magreta: nuovi interventi e controlli contro il transito non consentito dei mezzi pesanti

Il miglioramento della fluidità stradale e la gestione del traffico pesante nella frazione di Magreta si confermano una priorità nell’agenda dell’Amministrazione comunale di Formigine. Attraverso una strategia integrata che unisce interventi infrastrutturali già conclusi e nuove misure in fase di attuazione, il Comune punta a contrastare il transito non consentito dei camion, elevando i livelli di sicurezza del territorio.

Sul fronte della segnaletica e della canalizzazione dei flussi, l’Amministrazione ha promosso a inizio anno un confronto e una collaborazione con la Provincia di Modena. Su esplicita richiesta del Comune, l’ente provinciale ha provveduto a tracciare la segnaletica orizzontale su via Marzaglia, nei pressi della rotatoria di accesso alla frazione, introducendo l’obbligo di svolta a destra per i mezzi pesanti. Contestualmente, per contrastare il problema dei passaggi non autorizzati verso il centro, si è intervenuti sulla stessa rotatoria all’intersezione tra via Marzaglia e via Don Franchini: il precedente cartello di divieto di accesso per i mezzi pesanti di più ridotte dimensioni è stato sostituito nei giorni scorsi con un pannello da 90 centimetri, una dimensione quindi maggiorata pensata per garantire il massimo impatto visivo e la piena percezione da parte dei conducenti. Inoltre, é in corso un intervento di ripresa della segnaletica orizzontale nella frazione, comprendente anche il ripasso dei pedonali a raso sulla SP15 via Marzaglia fino alla località Colombarone.

Il potenziamento della segnaletica è supportato da un’azione di vigilanza sistematica da parte della Polizia Locale, che ha recentemente introdotto una moderna strumentazione tecnologica per l’ottimizzazione dei controlli sui mezzi pesanti. Questo dispositivo avanzato permette di analizzare con precisione i dati di marcia dei veicoli, monitorando il rispetto dei tempi di guida e di riposo e rilevando tempestivamente eventuali infrazioni. Proprio in data odierna il personale del Comando di Formigine ha completato la formazione specifica per l’utilizzo del nuovo strumento, che anticiperà un ulteriore incremento di controlli in particolare nell’area della chiesa parrocchiale per intercettare, fermare e sanzionare i transiti abusivi. Questo ulteriore sforzo si inserisce in un quadro di presidio costante che, dal 1° gennaio 2026 ad oggi, ha già visto gli agenti impegnati in 157 servizi mirati all’interno della frazione.

Parallelamente, avanzano i progetti legati alla sicurezza pedonale e alla moderazione della velocità. All’incrocio tra via Viazza e via Po è attualmente in corso l’installazione di un nuovo velobox, che sarà utilizzato e gestito dalla Polizia Locale. Nelle immediate vicinanze è in programma nelle prossime settimane il rifacimento dell’attraversamento pedonale esistente: l’attuale passaggio, oggi parzialmente occultato da una siepe, verrà arretrato e riposizionato in asse con la pista ciclabile, garantendo così una visibilità ottimale. L’opera segue la realizzazione di un analogo attraversamento pedonale sicuro, ultimato a inizio anno all’altezza del civico 251 di via Don Franchini. Per quanto riguarda quest’ultima arteria, si ricorda che il Comune ha inoltre formalizzato l’inserimento della via, insieme ad altri assi stradali del territorio, nell’elenco inviato da tempo alla Prefettura per ottenere l’autorizzazione alla collocazione di postazioni per il rilevamento automatico della velocità, la cui attivazione resta quindi subordinata al formale via libera prefettizio.

Commenta l’Assessore alla Sicurezza integrata e all’Urbanistica Andrea Corradini: “Il transito dei mezzi pesanti nel cuore di Magreta rappresenta una criticità storica, ampiamente condivisa e approfondita insieme ai cittadini anche durante i Consigli di Frazione. Siamo consapevoli che si tratta di un problema strutturale complesso, che richiede una gestione rigorosa nell’attesa di una soluzione definitiva. Oltre alle misure puntuali prese ad oggi e di imminente realizzazione, che hanno servono per contrastare il fenomeno, l’obiettivo di lungo periodo, sul quale siamo però concretamente impegnati, è la creazione dei presupposti urbanistici e infrastrutturali per la realizzazione di una nuova variante stradale. Questa nuova arteria alternativa, che va pensata in ottica di ottenere un più diretto e migliore collegamento con lo stabilimento produttivo dell’Aia, è funzionale ai fini di bypassare il centro abitato e di alleggerire la frazione dalla quasi totalità del traffico pesante”.

 

Al via i lavori di manutenzione straordinaria al Centro Tennis di Spezzano

Al via i lavori di manutenzione straordinaria al Centro Tennis di SpezzanoIl Comune di Fiorano Modenese ha approvato e affidato i lavori di manutenzione straordinaria del Centro Tennis, all’interno del Centro sportivo Menotti di Spezzano.

L’intervento prevede il rifacimento della copertura dei campi da tennis, il rinnovo della pavimentazione sportiva e la realizzazione delle nuove tracciature delle linee di gioco, con l’obiettivo di migliorare la qualità dell’impianto, la sicurezza degli utenti e il comfort delle attività sportive.

L’investimento complessivo per l’intervento ammonta a 143.126,46 euro, IVA esclusa.

Parallelamente, il Comune di Fiorano Modenese sta predisponendo il bando per l’affidamento della gestione dell’impianto, la cui pubblicazione è prevista a breve. L’obiettivo è garantire una gestione qualificata e una piena valorizzazione della struttura, affinché possa continuare a rappresentare un importante punto di riferimento per la pratica sportiva e l’aggregazione della comunità.

A fine giugno scade l’attuale convenzione con l’associazione che gestisce attualmente i campi e quindi l’impianto sportivo comunale del tennis non sarà più utilizzabile fino al nuovo affidamento.

“Dopo le vicissitudini legate agli eventi climatici dell’ultimo anno, siamo riusciti a finanziare questo intervento importantissimo, che andrà a ripristinare la piena funzionalità dei nostri campi da tennis comunali, in tempo utile per la partenza della prossima stagione sportiva: in questo modo, insieme all’imminente intervento che riguarderà il campo da basket e il nuovo campo da calcetto, il Centro sportivo Menotti potrà tornare ad essere uno dei poli più importanti per l’attività sportiva nel nostro territorio.”, sottolinea l’assessore allo Sport del Comune di Fiorano Modenese, Luca Busani.

Oltre 1 milione di euro per la valorizzazione di biblioteche, archivi, musei e case delle persone illustri

Oltre 1 milione di euro per la valorizzazione di biblioteche, archivi, musei e case delle persone illustriRendere biblioteche e archivi più accessibili e innovativi, migliorare gli spazi per la comunità e garantire una conservazione più efficace del patrimonio culturale diffuso: sono questi gli obiettivi al centro dell’Avviso 2026 della Regione Emilia-Romagna, che mette a disposizione 1,1 milioni di euro per interventi su istituti e beni culturali pubblici da realizzarsi entro il 31 dicembre 2026.

La misura punta a sostenere progetti rivolti a biblioteche, archivi, musei, case e studi delle persone illustri, nel quadro della programmazione regionale 2024–2026, per incentivare la qualità dei servizi, l’accessibilità, la sostenibilità, la cooperazione territoriale e la corretta conservazione del patrimonio, con una particolare attenzione alle realtà presenti sui Comuni piccoli del territorio regionale. Le linee di intervento sono due: 400mila euro destinati al miglioramento delle sedi e dei servizi di biblioteche e archivi; 700mila euro per la conservazione programmata e il restauro del patrimonio culturale di biblioteche, archivi, musei e case delle persone illustri. Le domande vanno presentate esclusivamente online, attraverso la piattaforma Sfinge 2020, dalle ore 10 del 3 luglio alle ore 18 del 5 agosto 2026.

“Biblioteche, musei, archivi, insieme alle Case e agli studi delle persone illustri sono spazi essenziali di conservazione e d’incontro, conoscenza e crescita per le comunità- sottolinea l’assessora regionale alla Cultura, Gessica Allegni-. Con questo bando investiamo per renderli più accessibili, più vivi e più contemporanei, ma anche per proteggere in modo sistematico il patrimonio che custodiscono. Così, vogliamo rafforzare la presenza della cultura pubblica su tutto il territorio, proprio a partire dai Comuni più piccoli, dove questi presìdi sono spesso l’unico punto di accesso culturale e sociale. Vogliamo dare loro strumenti e risorse per essere protagonisti, garantendo ovunque le stesse opportunità di accesso alla conoscenza, alla partecipazione e alla crescita culturale di cittadini e cittadine”.

Gli obiettivi strategici

La prima linea di intervento, per un ammontare di 400mila euro complessivi, è volta a finanziare progetti per migliorare gli spazi, gli arredi, le attrezzature e le infrastrutture tecnologiche di biblioteche e archivi, con attenzione particolare alla fruizione del pubblico, all’accessibilità, all’abbattimento delle barriere, alla qualità degli ambienti e alla possibilità di attivare servizi innovativi per le comunità, come spazi di partecipazione, formazione, progettazione e coworking. La seconda linea di intervento, che mette a disposizione 700mila euro, è rivolta non solo alle biblioteche e agli archivi, ma anche ai musei e alle Case e studi delle persone illustri dell’Emilia-Romagna di proprietà pubblica (riconosciute ai sensi della legge regionale 2/2022), in continuità con la sperimentazione del 2025. In questo caso, si punta alla conservazione preventiva e programmata del patrimonio culturale, quindi, non solo restauro in senso stretto, ma anche monitoraggio, messa in sicurezza, adeguamento degli ambienti, manutenzione funzionale alla tutela, impiantistica collegata alla corretta conservazione, e strumenti tecnici come ‘condition report e facility report’. Viene inoltre valorizzata la cooperazione territoriale sui temi conservativi.

I soggetti ammessi

L’avviso è rivolto a Comuni, Unioni di Comuni e altre forme associative tra almeno tre Comuni. Possono partecipare anche Province e Città metropolitana di Bologna, con riferimento agli istituti o beni di cui siano titolari. L’Avviso mette a disposizione 1.100.000 euro sull’annualità 2026 ed è prevista la possibilità di integrare le risorse con ulteriori stanziamenti e di finanziare i progetti in ordine di graduatoria fino a esaurimento fondi. Le graduatorie resteranno valide fino al 31 dicembre 2026 per consentire eventuali scorrimenti se si rendessero disponibili nuove risorse. Per poter accedere al finanziamento sono stabilite soglie minime di costo, che variano dagli 8mila ai 20mila euro, mentre il contributo regionale può raggiungere l’80% delle spese ammissibili. In questo quadro, è prevista una percentuale di contributo più elevata a favore dei piccoli Comuni, a conferma dell’attenzione rivolta ai territori con minori risorse e della volontà di favorirne la partecipazione attiva.

Tutti i dettagli e le informazioni utili sono nella pagina dedicata al bando:

Avviso per la presentazione di progetti in materia di musei, biblioteche e archivi storici a titolarità pubblica ai sensi della L.R. 18/2000. Piani museale e bibliotecario 2026 – Patrimonio culturale

Torna Franco, il Festival sulla rigenerazione urbana attraverso le pratiche culturali: al via il 26 giugno da Marzabotto

La cultura si conferma leva essenziale per la trasformazione dei territori. Dopo il festival dello scorso anno, quest’anno torna Franco – Forum di rigenerazione urbana a base culturale, l’iniziativa promossa da Art-ER e nata per sviluppare un ecosistema regionale in Emilia-Romagna capace di trasformare luoghi e comunità attraverso l’arte e la cultura.

L’edizione 2026 attraverserà il territorio regionale con l’obiettivo di approfondire i temi chiave della rigenerazione, condividere visioni e fare rete, ospitando gli incontri in spazi riattivati e all’interno di iniziative culturali che rappresentano avamposti di rigenerazione sul territorio.

La prima tappa a Marzabotto (Bo), venerdì 26 giugno (dalle 10.30 alle 13) all’interno della cornice di Intro Festival. A seguire, il calendario toccherà Ravenna (25 settembre presso Z.A.R.A. / Manualetto Festival), San Cesario sul Panaro, nel Modenese (9 ottobre a Villa Boschetti) e infine Parma (29 ottobre al Manzini Off).
Il primo incontro di Marzabotto, intitolato “Rigenerazione culturale in Appennino: modelli e alleanze per gli spazi ibridi”, affronterà una sfida cruciale per le aree interne e montane, ovvero come garantire la sostenibilità nel tempo degli spazi culturali ibridi.

“Abbiamo pensato a un tavolo di confronto tra teoria e pratica rivolto agli enti locali, agli operatori e ai gestori di spazi, per esplorare nuovi modelli di reti territoriali di governance e gestione per la rivitalizzazione dei territori- afferma l’assessora regionale alla Cultura, Gessica Allegni-. La strada è quella della valorizzazione dell’identità locale basata sull’arte, sulla tecnologia, sull’economia circolare, contrastando lo spopolamento r ricostruendo la comunità. L’obiettivo di questa iniziativa è individuare soluzioni operative replicabili in tutte le aree dell’Emilia-Romagna”.

Reti, partner e novità dell’edizione 2026

L’appuntamento inaugurale si inserisce come evento del percorso strategico del Lasti (Laboratorio per le strategie territoriali integrate) ed è co-progettato da Art-ER insieme a BIS Appennino, Città metropolitana di Bologna e Unione dei Comuni dell’Appennino Bolognese.

L’iniziativa è co-finanziata dai fondi europei della Regione Emilia-Romagna ed è realizzata in stretta collaborazione con Lo Stato dei Luoghi, NEB Local Chapter Emilia-Romagna e lo stesso Lasti.

Ad arricchire la comunità di Franco quest’anno ci saranno nuovi e importanti partner, come Delizia Media e BAM! Strategie Culturali, che cureranno speciali puntate dal vivo del podcast “Traiettorie” durante gli eventi.

Come per l’edizione precedente, la partecipazione all’evento inaugurale di Marzabotto è gratuita, previa iscrizione a questo link. Per scoprire i dettagli dei successivi appuntamenti, conoscere i profili dei relatori e rimanere aggiornati su tutte le novità, è possibile consultare il sito ufficialewww.francofestival.it o seguire i canali social (Instagram e LinkedIn) di ArtT-ER.

Caldo nelle scuole sassolesi: subito interventi nei centri estivi, entro fine maggio 2027 la sistemazione dei plessi scolastici

Caldo nelle scuole sassolesi: subito interventi nei centri estivi, entro fine maggio 2027 la sistemazione dei plessi scolasticiFronteggiare l’innalzamento delle temperature e garantire aule vivibili: è questo l’obiettivo del piano straordinario di adattamento climatico ed efficientamento energetico per le scuole di proprietà pubblica approvato, questa mattina, dalla Giunta del Comune di Sassuolo e che prevede interventi sin da ora per i centri estivi di Luglio ed Agosto.

Una delibera che risponde direttamente alle forti criticità termiche registrate in queste settimane e che mette nero su bianco un crono programma per adeguare le strutture comunali, introducendo precisi criteri di priorità.

“Per la prima volta avviamo a Sassuolo un piano globale per affrontare la criticità degli edifici scolastici per l’utilizzo estivo – afferma l’Assessore ai Lavori Pubblici del Comune di Sassuolo Maria Raffaella Pennacchia – fino a ieri, ad esclusione dei due nidi rinnovati con il PNRR non avevamo spazi, né valutazioni di qualsiasi tipo sull’edilizia scolastica per  la vivibilità estiva. Con questa delibera individuiamo le priorità e stabiliamo un cronoprogramma di attività che ci porterà ad adeguare già alcuni edifici, i più critici entro la prossima estate e poi un piano pluriennale che coinvolge anche l’assessorato alla sostenibilità energetica che ci guiderà nel programmare i prossimi interventi. Dopo il grande impegno di questi due anni per la messa in sicurezza antincendio, in via di completamento, portiamo avanti questa nuova sfida”.

Sebbene il piano sia di lungo termine, l’imperativo dell’Amministrazione è agire subito, a partire dalla stagione estiva in corso.

“La priorità assoluta viene data alla tutela delle fasce d’utenza più fragili – chiarisce l’Assessore alla Pubblica Istruzione Maria Savigni – tanto che tutte le attività educative dei Centri Estivi programmate nei mesi di Luglio e Agosto, in particolare quelle rivolte ai bimbi dei Nidi e delle Scuole dell’Infanzia, si svolgeranno tassativamente in spazi dotati di adeguata climatizzazione e comfort ambientale”.

Non solo didattica: il piano prevede un intervento urgente anche sul fronte del personale scolastico e amministrativo. SGP è stata infatti incaricata di verificare con urgenza le condizioni microclimatiche delle segreterie e degli uffici dei vari plessi, strutturalmente operativi anche nei mesi più caldi, per predisporre soluzioni temporanee o permanenti.

“Oggi interveniamo sulle emergenze emerse nelle ultime settimane – aggiunge l’Assessore all’Ambiente e alle Politiche Energetiche Andrea Baccarani – ma la tematica della riqualificazione degli edifici pubblici è molto complessa e può riguardare soluzioni di efficienza termica passiva, come l’isolamento degli involucri, la sostituzione degli infissi, le schermature solari, e attiva come i dispositivi di ventilazione meccanica controllata, pompe di calore, sistemi domotici,  e che sono strettamente correlate alla tematica più ampia dell’efficienza energetica e della produzione di energia da fonti rinnovabili: è questo l’impegno che oggi ci prendiamo di fronte alla città”.

Il cronoprogramma

Il “Piano comunale per l’adattamento climatico, per la vivibilità estiva e l’efficientamento energetico degli edifici scolastici di proprietà comunale” stabilisce un cronoprogramma che, partendo dalle prossime settimane, arriva alla vigilia della prossima estate con la conclusione dei lavori per i plessi scolastici individuati come più critici

  • Entro il 30 giugno 2026: completamento della ricognizione delle sedi destinate ai centri estivi comunali e attivazione immediata dei sistemi di climatizzazione.
  • Entro il 30 ottobre 2026: SGP dovrà consegnare uno studio completo dello stato di fatto degli edifici e presentare i primi progetti di fattibilità tecnica ed economica per le scuole ritenute più critiche.
  • Entro il 30 maggio 2027: dovranno essere conclusi i primi lavori di adeguamento in questi istituti e, contestualmente, presentate le soluzioni tecniche per tutti i restanti plessi comunali.
  • Entro la fine del 2027: approvazione definitiva del “Piano Pluriennale”, che organizzerà gli investimenti futuri per l’efficientamento globale (estivo e invernale) delle scuole, integrando anche l’uso del fotovoltaico.

L’Amministrazione comunale, inoltre,  attiverà subito un tavolo di confronto formale con la Provincia di Modena  per chiedere un piano analogo di condizionamento ed efficientamento anche per le scuole secondarie di secondo grado del territorio.

 

Sassuolo: nuovo portale telematico per l’inoltro delle istanze al SUE (Sportello Unico Edilizia)

Sassuolo: nuovo portale telematico per l’inoltro delle istanze al SUE (Sportello Unico Edilizia)Da mercoledì 1 luglio 2026, il nuovo portale telematico CPORTAL diventerà l’unico punto di accesso ufficiale per professionisti e cittadini per la presentazione delle pratiche edilizie allo Sportello Unico per l’Edilizia (SUE), ad eccezione di quelle di competenza del SUAP (istanze disciplinate dal D.Lgs.160/2010 ).

Da tale data, non sarà più possibile trasmettere tramite PEC né nuove pratiche edilizie, né integrazioni per i procedimenti ancora in corso.

Tuttavia è previsto un periodo transitorio di 60 giorni a decorrere dal 1° luglio 2026, durante il quale l’Amministrazione provvederà a riscontrare le pratiche erroneamente trasmesse via PEC tramite l’invio di un avviso standard di irricevibilità, fermo restando che, decorso tale termine, l’Ente si riserva la facoltà di non inoltrare alcuna ulteriore comunicazione in merito.

Per accedere al servizio, sarà necessario autenticarsi tramite SPID, CIE o CNS al seguente link: https://sassuolo.cportal.it/

Per assistenza tecnica o quesiti sulla presentazione delle istanze, i contatti del supporto sono consultabili direttamente nella sezione “Assistenza” della pagina principale del portale.

Peste suina africana, l’assessore Mammi scrive al Governo

Peste suina africana, l’assessore Mammi scrive al GovernoRipristinare con urgenza i finanziamenti nazionali per i danni indiretti subiti dalle imprese della filiera suinicola a causa delle restrizioni per la Peste suina africana (Psa).

È la richiesta avanzata dall’assessore regionale all’Agricoltura, Alessio Mammi, in una lettera indirizzata al ministro dell’Agricoltura e della Sovranità alimentare, Francesco Lollobrigida, alla Commissione Politiche Agricole nazionale e al Commissario straordinario alla peste suina africana.

Al centro della richiesta lo stop dei contributi statali: dal mese di agosto 2025 non risultano più infatti stanziate risorse per coprire i danni indiretti derivanti dall’applicazione delle misure sanitarie di contenimento ed eradicazione subiti dal 1^ novembre 2024. Una situazione critica per un settore che da oltre 20 mesi si trova a fare i conti con una erosione dei margini economici. Il sostegno statale, spiega Mammi nella lettera, finora ha visto due stanziamenti, per un totale di 50 milioni di euro: il primo di 25 milioni di euro (per i danni fino al 30 novembre 2023) il secondo (per i danni fino al 31 ottobre 2024) con uno stanziamento di pari risorse.

Non sono stati previsti ulteriori i fondi per i danni subiti dal 1^ novembre 2024 ad oggi, mentre nel corso del 2025 la mappa dei contagi tra cinghiali selvatici e suini domestici si è ulteriormente ampliata, allargando inevitabilmente le zone di restrizione con un coinvolgimento maggiore di allevamenti e stabilimenti di trasformazione nel Paese.

“Abbiamo scritto al Governo perché la Psa è un’emergenza del Paese che richiede risposte nazionali e continuative- afferma l’assessore regionale all’Agricoltura, Alessio Mammi-. Nonostante gli sforzi profusi negli ultimi quattro anni dal Commissario straordinario e dalle Regioni, l’evidenza ci dice che la diffusione del virus purtroppo non diminuirà nel breve periodo. Ci sono aziende che da quasi due anni lavorano in condizioni di marginalità ridotta o sotto i costi di produzione. Stiamo parlando di un patrimonio importante che riguarda l’intera filiera zootecnica nazionale, con ripercussioni economiche ed occupazionali importanti”.

In questo contesto, spiega Mammi nella lettera, l’Emilia-Romagna continua a fare la propria parte sul fronte della prevenzione. Attraverso i bandi regionali dedicati alla biosicurezza degli allevamenti, la Regione ha già sostenuto circa 180 aziende, permettendo il finanziamento e la realizzazione di barriere e interventi strutturali concreti per minimizzare il rischio di ingresso del virus negli allevamenti.

“Il nostro piano di investimenti sulla biosicurezza prosegue senza sosta- conclude Mammi-, ma lo sforzo dei nostri allevatori deve essere accompagnato da quello dello Stato. Chiediamo al Governo l’adozione immediata di misure straordinarie e lo stanziamento di nuove risorse per coprire i danni indiretti post-novembre 2024. Sostenere l’economia delle imprese oggi significa salvare il patrimonio agroalimentare del Paese”.

Mafie al Nord, la Regione sostiene i sindaci dei Comuni capoluogo dell’Emilia-Romagna

Mafie al Nord, la Regione sostiene i sindaci dei Comuni capoluogo dell’Emilia-Romagna“La Regione Emilia-Romagna guarda con attenzione alla riflessione proposta dai Sindaci dei capoluoghi sul tema del contrasto alle mafie, un ambito in cui il nostro territorio ha maturato negli anni un’esperienza significativa. Le evidenze giudiziarie, a partire da importanti procedimenti come Aemilia, insieme alle relazioni della Commissione parlamentare antimafia, hanno chiaramente evidenziato come le organizzazioni mafiose abbiano assunto una dimensione nazionale, con forme di presenza e infiltrazione strutturate anche nelle regioni del Centro-Nord”.

Così il presidente della Regione, Michele de Pascale, e l’assessora regionale alla Legalità, Elena Mazzoni, sull’appello dei primi cittadini di tutti i Comuni capoluogo dell’Emilia-Romagna, indirizzato nei giorni scorsi al Consiglio Superiore della Magistratura perché vengano adottati criteri coerenti con quanto emerso dalla giurisprudenza, dagli organismi parlamentari e dalle autorità di contrasto, riconoscendo adeguatamente il valore dell’attività svolta dai magistrati impegnati nel contrasto alle mafie anche nei territori del Nord Italia.

“Nel pieno rispetto del ruolo e dell’autonomia del Consiglio Superiore della Magistratura- proseguono presidente e assessora-, riteniamo importante che l’evoluzione del fenomeno mafioso e le competenze sviluppate anche nei territori non tradizionalmente considerati ‘ad alta densità’ possano costituire elementi di attenzione nelle valutazioni complessive. È fondamentale riconoscere anche nei territori del Nord la complessità del contrasto alle mafie, che ha impatti diretti sulle comunità e sul tessuto sociale.

Il contrasto alla criminalità organizzata richiede strumenti adeguati, professionalità qualificate e una lettura aggiornata dei fenomeni, in un’ottica pienamente coerente con quanto emerso negli ultimi anni sul piano giudiziario e istituzionale- concludono de Pascale e Mazzoni-. La Regione conferma la propria disponibilità a collaborare con tutte le istituzioni competenti, nella convinzione che la tutela della legalità rappresenti una responsabilità condivisa e un presidio fondamentale per la tenuta democratica e lo sviluppo dei territori”.

Gugliucci (Noi Moderati): “Sassuolo muore nel silenzio. Il centro storico è un deserto economico, ma l’amministrazione resta a guardare”

Gugliucci (Noi Moderati): “Sassuolo muore nel silenzio. Il centro storico è un deserto economico, ma l’amministrazione resta a guardare”“Camminare oggi per il centro storico di Sassuolo non è più l’esperienza viva e vibrante di un tempo ma rimane purtroppo, un viaggio nella desolazione”, così ammonisce Cristiano Gugliucci esponente del Partito “Noi Moderati” assieme al coordinatore alla comunicazione Massimo Mavica.

“Abbiamo incontrato negli ultimi giorni i commercianti di Sassuolo e la richiesta di aiuto non può più rimanere nascosta. Strade vuote, serrande abbassate, locali sfitti che mostrano il vuoto dietro i vetri e pochissime attività rimaste a combattere una logorante guerra di sopravvivenza. Questa è la fotografia reale, cruda e incontestabile della nostra città. Le storiche arterie del commercio sassolese si stanno spegnendo una dopo l’altra sotto gli occhi dell’amministrazione comunale. La mappa del declino è presto fatta con vie deserte e mercati svuotati. Il disastro economico è visibile a chiunque voglia guardare la realtà senza i paraocchi della propaganda. Intere aree del nostro cuore cittadino sono ormai ridotte a scenari spogli: Via Cavallotti e Via Menotti un tempo simbolo del passeggio e dello shopping, oggi mostrano il segno evidente dell’abbandono; Via Cavedoni sempre più isolata e priva di quel flusso di cittadini che ne garantiva la vitalità; Piazza Garibaldi e Piazza Grande che sono il cuore pulsante di Sassuolo si ritrovano deserto per lunghi periodi della giornata, private della loro naturale vocazione aggregativa. I mercati del martedì e del venerdì che sono gli storici appuntamenti mercatali, e che per decenni hanno attirato persone da tutto il comprensorio ceramico, non esercitano più alcuna forza attrattiva, lasciando gli ambulanti in una crisi profonda, Via Aravecchia isolata dalle pochissime manifestazioni e fiere che ancora resistono a Sassuolo, Piazza delle Rose che negli ultimi mesi è stato un continuo cantiere. A testimonianza di questa situazione drammatica, abbiamo voluto documentare personalmente lo stato dei nostri negozi. Abbiamo raccolto le immagini che parlano da sole: vetrine oscurate dai cartoni, cartelli “Affittasi” ovunque e una totale assenza di prospettive. Mio malgrado mi tocca valutare inadeguato l’operato dell’Assessore al commercio.

Di fronte a questo scenario, la domanda sorge spontanea: cosa sta facendo il Comune di Sassuolo? La risposta è disarmante: poco o nulla. Esiste una gravissima carenza di collaborazione tra l’istituzione comunale e il tessuto economico locale. Le associazioni di categoria e i commercianti sono lasciati a loro stessi, senza una cabina di regia e senza un ascolto reale. Il fulcro di questa paralisi risiede nell’Assessorato al Commercio. La delega alle attività produttive e al commercio è in mano a una figura laureata in scienze storiche e giornalismo: un percorso accademico rispettabile, ma del tutto privo di quelle competenze tecniche, economiche e gestionali necessarie per amministrare un settore così complesso e in profonda crisi. Questa distanza tra le competenze dell’Assessore e le reali necessità del territorio si traduce in un’assenza cronica di provvedimenti efficaci e nella totale mancanza di iniziative strutturate per ripopolare il centro storico. La proposta di Noi Moderati è quella di invertire la rotta prima che sia troppo tardi. Sassuolo non può permettersi di aspettare la chiusura dell’ultimo negozio”.

“Come esponenti e coordinatori per Sassuolo di Noi Moderati, chiediamo un cambio di passo immediato e radicale. Bisogna istituire un tavolo di crisi permanente. Un confronto immediato e non di facciata tra Comune, commercianti e proprietà dei locali per calmierare gli affitti e azzerare i tributi locali sulle nuove aperture. Urge un piano straordinario di marketing territoriale: Eventi culturali, incentivi alla sosta e iniziative che non siano spot isolati, ma parte di un progetto annuale per riportare le famiglie in centro. Più competenza amministrativa perché Il commercio non si gestisce con i comunicati stampa, ma con la conoscenza dei bilanci e delle dinamiche di mercato. Se l’attuale Assessore non è in grado di produrre soluzioni, rimetta la delega. Il tempo delle giustificazioni è scaduto. Riconsegniamo a Sassuolo la dignità, il lavoro e la vita che merita”.

 

Il presidente de Pacale nel 46esimo anniversario dell’abbattimento del DC9 Itavia

Il presidente de Pacale nel 46esimo anniversario dell’abbattimento del DC9 Itavia
Museo per la Memoria di Ustica (ph Comune di Bologna – Facebook)

“Sono passati 46 anni da quella tragica sera in cui furono per sempre interrotte le vite di 81 persone innocenti, in viaggio da Bologna a Palermo, tra le quali 13 bambini. In occasione di questo anniversario, ci stringiamo ancora una volta al dolore dei loro familiari e ci uniamo nella loro determinazione per la ricerca di verità e giustizia. In particolare, condividiamo l’appello della presidente dell’Associazione parenti delle vittime della Strage di Ustica, senatrice Daria Bonfietti, che di recente ha scritto alla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, per chiedere l’impegno dell’Avvocatura dello Stato davanti al Gip, al fine di respingere la richiesta di archiviazione e di proseguire le indagini. È doveroso arrivare finalmente ad accertare gli autori materiali dell’abbattimento del DC9 Itavia”.

Così il presidente della Regione, Michele de Pascale, in occasione del 46esimo anniversario della strage di Ustica: era la sera del 27 giugno 1980, quando il velivolo DC9 Itavia decollato da Bologna non giunse mai a destinazione, a Palermo, inabissandosi nelle acque di Ustica con tutte le 81 persone a bordo. Solo nel 1999, al termine di una lunghissima e travagliata istruttoria, la sentenza del Giudice Rosario Priore affermò che “l’incidente al DC9 era occorso a seguito di azione militare di intercettamento”. La Procura della Repubblica di Roma di recente ha chiesto l’archiviazione a chiusura di un’inchiesta aperta nel 2008 dopo le dichiarazioni del presidente emerito Francesco Cossiga che indicava nei francesi i responsabili dell’abbattimento del DC9-Itavia sul cielo di Ustica.

“Lo sgomento della senatrice Bonfietti di fronte a questa decisione è anche il nostro e ci auguriamo che le indagini non si fermino. Confidiamo nell’impegno del Governo e nella collaborazione internazionale finora mancata attorno a questa drammatica pagina della storia d’Italia. Lo dobbiamo ai familiari delle vittime e lo dobbiamo anche a tutti noi, cittadini e cittadine di questo Paese che merita di sapere chi 46 anni fa scagliò quel missile contro un areo civile- conclude de Pascale-. Continuiamo a tenere alta l’attenzione e diciamo con forza basta a ogni ostacolo alla ricerca della verità. Non archiviamo la memoria e che nessuno archivi gli sforzi di verità e giustizia”.

Dal Terzo settore guerra al profitto su big data

Dal Terzo settore guerra al profitto su big dataL’intelligenza artificiale e i dati forniti alle grandi piattaforme digitali devono avere una finalità sociale. E non sfruttati per fare profitto da parte di “soggetti trimiliardari”. Ne è convinto il Forum regionale del Terzo settore dell’Emilia-Romagna, che ha avviato un progetto ad hoc in collaborazione con Fondazione del Monte, Alma Mater di Bologna e Cineca. Si chiama ‘Acoda’ ed è ispirato a un libro intitolato ‘Intelligenza Artificiale e Sociale’. “Prevede la sensibilizzazione delle persone sui dati forniti alle piattaforme, alle app, ai siti- spiega il portavoce del Forum, Alberto Alberani, questa mattina a margine dell’assemblea regionale a Bologna- noi stiamo regalando qualcosa a qualcuno che avrà un interesse ad avere quel dato ed è un interesse suo esclusivo. Noi diciamo che quell’interesse invece dovrebbe essere sociale, dovrebbe essere collettivo. Quindi iniziamo a sensibilizzare sul fatto che possiamo anche cambiare comportamento, atteggiamento, ed essere più attenti nel momento in cui forniamo il dato“.

ALBERANI: “UN USO DIVERSO E PIÙ SOCIALE DELLA CESSIONE DEL DATO E DELLA IA”
In questo senso, continua Alberani, “vogliamo iniziare un percorso anche di alfabetizzazione alla comprensione di cos’è questa innovazione dell’intelligenza artificiale e della cessione del dato“. Sarà un progetto rivolto a tutti i cittadini dell’Emilia-Romagna, a partire dalle realtà del terzo settore. “Ma è ovvio che anche i sindacati, le altre forze economiche e sociali e i Comuni saranno invitati a promuovere in particolar modo questa consapevolezza- aggiunge Alberani- perché oggi quello che manca è la consapevolezza che stiamo arricchendo personaggi che stanno diventando trimiliardari grazie a quello che noi gli regaliamo. Allora bisogna che pensiamo che può essere fatto un uso diverso e più sociale della cessione del dato e anche dell’intelligenza artificiale”.

FORUM EMILIA-ROMAGNA: ABOLIRE L’IRAP PER IL TERZO SETTORE
Abolire l’Irap per le realtà del terzo settore. A rilanciare la proposta è Alberto Alberani, portavoce del Forum dell’Emilia-Romagna, riunito questa mattina in assemblea a Bologna. “I grandi autocrati e i grandi gruppi multinazionali, come quelli della gig economy, hanno benefici fiscali incredibili- sottolinea Alberani- noi tutti invece paghiamo tantissimo di Irap. Quello sarebbe un segnale politico concreto a livello nazionale“. In sostanza, reclama Alberani, “chiediamo che dalle parole si passi ai fatti e quindi che anche il Piano dell’economia sociale nazionale, che è stato presentato, possa prevedere un sostegno concreto e reale agli enti del terzo settore. Daremo un segnale concreto di interesse vero verso l’economia sociale quando veramente ci saranno anche sostegni economici per chi opera in questo ambito con queste caratteristiche”.

ALBERANI: LA REGIONE “STA FACENDO UNA LEGGE IMPORTANTE SULL’ECONOMIA SOCIALE”
La Regione Emilia-Romagna, intanto, “sta facendo una legge importante sull’economia sociale– richiama Alberani- che riconosce che un altro modello economico è possibile, oltre a quello dominante. Ed è quello dell’economia sociale, che deve essere attento all’ambiente, al sociale, alle persone e deve avere all’interno vari soggetti. Noi come terzo settore ci siamo, ma ovviamente va ampliato anche ad altre imprese. Imprese che però devono avere delle finalità sociali. La Regione sta facendo un percorso importante verso la legge e noi vogliamo assolutamente fornire un contributo fondamentale”.

Inviata una lettera aperta alle istituzioni sulla Bretella Campogalliano-Sassuolo

Inviata una lettera aperta alle istituzioni sulla Bretella Campogalliano-SassuoloIl Comitato No Bretella Sì Mobilità Sostenibile ha inviato oggi una lettera aperta al Presidente della Regione Emilia-Romagna Michele de Pascale, all’Assessora regionale ai Trasporti Irene Priolo, ai Presidenti delle Province di Modena e Reggio Emilia e ai Sindaci di Modena, Sassuolo, Formigine, Campogalliano, Reggio Emilia e Rubiera.

La lettera nasce dalla preoccupazione per quello che sta accadendo sul territorio. Nelle aree interessate dal tracciato della Bretella Campogalliano-Sassuolo sono infatti in corso abbattimenti della vegetazione e preparazioni delle aree di cantiere, nonostante restino aperte numerose questioni fondamentali riguardanti il finanziamento, l’utilità, gli impatti ambientali e il futuro assetto infrastrutturale del territorio.

“Riteniamo particolarmente grave che si proceda con interventi che producono effetti irreversibili sul territorio mentre il nuovo Piano Economico Finanziario dell’opera, che porta il costo complessivo da 422 a 680 milioni di euro, non risulta ancora approvato dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. In assenza di questo passaggio essenziale, appare incomprensibile la scelta di avviare attività preparatorie che comportano la perdita di alberature, habitat naturali e suolo.

Nella lettera evidenziamo inoltre le forti incertezze che gravano sulle previsioni di traffico e sulla sostenibilità economica dell’opera, elaborate senza tenere adeguatamente conto delle trasformazioni intervenute negli ultimi anni nel sistema logistico e produttivo del comprensorio ceramico, dell’esistenza della superstrada Modena-Fiorano e delle prospettive di crescita del trasporto ferroviario delle merci legate anche all’entrata in funzione del tunnel ferroviario di base del Brennero.

Abbiamo inoltre richiamato l’attenzione delle istituzioni sulle questioni ancora irrisolte riguardanti lo spostamento dei pozzi acquedottistici di Marzaglia, la salvaguardia e il potenziamento dello scalo ferroviario merci di Cittanova-Marzaglia e gli effetti che i pedaggi sulla cosiddetta “Bretellina” e il collegamento con Rubiera potrebbero avere sulla viabilità ordinaria e sul traffico lungo la via Emilia.

Per queste ragioni chiediamo alle istituzioni di intervenire affinché siano immediatamente sospesi gli abbattimenti della vegetazione, la preparazione delle aree di cantiere e tutte le attività propedeutiche alla realizzazione della Bretella fino a quando non saranno chiariti gli aspetti economici, ambientali e progettuali ancora aperti.

Riteniamo però che l’attuale situazione rappresenti anche un’occasione per aprire una riflessione più ampia sul futuro della mobilità nell’area modenese-reggiana. Per questo abbiamo chiesto la convocazione della Conferenza territoriale della mobilità proposta dal Sindaco di Modena, coinvolgendo Comuni, Province, Regione e tutti i soggetti interessati, per discutere in modo trasparente e con una visione complessiva il futuro delle infrastrutture, del trasporto merci e della mobilità locale.

Fermare oggi attività che rischiano di produrre danni irreversibili non significa bloccare il confronto sul futuro del territorio. Significa invece creare le condizioni per assumere decisioni fondate su dati aggiornati, sulla tutela dell’ambiente e delle risorse pubbliche e sulle reali esigenze di sviluppo delle comunità locali”.

Comitato No Bretella Sì Mobilità Sostenibile

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